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Victoria Tower Gardens, Londra, 25 aprile 2013 (Peter Macdiarmid/Getty Images)

Perché gli ebook non ci hanno mai convinto troppo

A usarli e apprezzarli è una minoranza dei lettori: è che i libri semplicemente funzionano meglio, scrive l'Atlantic

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Victoria Tower Gardens, Londra, 25 aprile 2013 (Peter Macdiarmid/Getty Images)
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Nel 2020, secondo un rapporto annuale dell’Associazione Italiana Editori (AIE), il mercato degli ebook in Italia è cresciuto del 27 per cento rispetto all’anno precedente. A favorire la crescita – come anche quella relativa agli acquisti di libri online – è stata la chiusura temporanea delle librerie dovuta alla pandemia, e si ritiene che questa situazione possa aver in parte modificato le abitudini di alcuni lettori, avvicinandoli a un formato precedentemente meno considerato.

Ciononostante quello degli ebook è considerato un mercato minoritario sia in Italia, dove i lettori “digitali” (di ebook e audiolibri) rappresentano circa il 7,4 per cento del totale, che in altri paesi europei. Il mercato dei libri in digitale rappresenta il 5,9 per cento del totale in Germania, il 6 per cento in Spagna, il 3,5 per cento in Austria e meno dell’1 per cento in Portogallo, Lettonia e altri paesi.

In un articolo sull’Atlantic, l’informatico statunitense Ian Bogost – è un noto sviluppatore di videogiochi e autore di libri e articoli, docente alla Washington University di St. Louis, che si definisce un «hater» degli ebook – ha provato a definire una serie di limiti intrinseci del formato ebook rispetto al cartaceo, aggiungendo alcuni spunti di riflessione a un dibattito da tempo cristallizzato in dualismi e opposizioni molto stereotipate (la maggiore comodità degli ebook contro il valore “insostituibile” della carta, per esempio).

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Uno dei punti centrali e più originali nella riflessione portata avanti dall’Atlantic è, in sostanza, il tentativo di tenere i libri e gli ebook in due campionati diversi, legando la superiorità dell’uno o dell’altro formato non tanto a una questione di gusti personali quanto a una migliore o a una peggiore qualità rispetto a specifici aspetti del prodotto, considerati di volta in volta e a seconda dei casi. Per certi aspetti, nonostante i progressi della tecnologia, «i libri funzionano» e «resistono per ottime ragioni», scrive l’Atlantic, cercando prima di tutto di definire i termini della questione, a cominciare dal concetto stesso di lettura e di cosa la renda piacevole o meno piacevole.

A partire da una serie di considerazioni di Glenn Fleishman, editore e giornalista esperto di tecnologia e di storia della stampa, Bogost riflette sull’insieme delle proprietà essenziali del libro («bookiness», lo chiama), cioè quello che ci fa pensare che un libro sia un libro. Più o meno, citando una famosa considerazione di un giudice della Corte Suprema statunitense degli anni Sessanta, come capiamo – o pensiamo di capire – se un contenuto è pornografico quando lo vediamo. «Sottrai alcune di quelle proprietà, e quello che ti resta è un documento Word stampato, un opuscolo o un mucchio di pagine», ha chiarito il concetto lo stesso Fleishman, commentando l’articolo dell’Atlantic.

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Parco Tempelhof, Berlino, 28 marzo 2020 (Adam Berry/Getty Images)

L’ordine di quell’insieme di pagine, scrive l’Atlantic, è certamente un aspetto rilevante per la definizione di bookiness, così come lo è la rilegatura di quelle pagine, tale da permettere l’accesso casuale a qualsiasi pagina sfogliando il libro aperto a ventaglio. Ma a prescindere dalle proprietà più specifiche è giusto secondo l’Atlantic tenere sempre a mente che il libro, qualsiasi cosa sia, è il frutto dell’evoluzione dei codici manoscritti, un’invenzione vecchia più di due millenni e di molto anteriore rispetto alla diffusione della stampa: «Duemila anni dopo i codici e 500 dopo la stampa di Gutenberg, il libro perdura».

In tutto questo tempo il libro ha raccolto «elementi di raffinatezza piuttosto che di evoluzione», e rimuovere una qualsiasi delle sue numerose caratteristiche, anche se in piccola misura, eroderebbe in parte la sua tipicità. Un buon esempio sono i libri autopubblicati, sorvolando totalmente sulla discutibile questione dell’autorevolezza e della credibilità in mancanza di editing e di approvazione e revisione di un editore. L’Atlantic lo usa più che altro in riferimento a un’altra conseguenza della disintermediazione, e cioè quel senso di dissonanza rispetto agli standard di produzione dei libri, che si concretizza in «un’inquietante sensazione di unbookiness». I libri autopubblicati in molti casi ci sembrano meno libri di quelli dell’editoria tradizionale.

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La ricettività di un particolare lettore nei confronti degli ebook potrebbe dipendere dal grado con cui questi oggetti si conformano all’idea di libro tipicamente detto. E da questo punto di vista, fa notare l’Atlantic, gli ebook lo fanno sorprendentemente poco. Un ebook non ha pagine, tanto per cominciare: l’unità di base del testo non corrisponde a una pagina perché il testo può essere ridisposto, ridimensionato e variato di carattere tipografico, secondo i gusti dell’utente. E anche quando in certi casi una pagina corrisponde esattamente a quella del libro, sugli schermi non a inchiostro digitale, si tratta dell’immagine di una pagina reale. Per non dire di quella sensazione perturbante, prosegue Bogost, data dal voltare pagina toccando la superficie dello schermo: un fenomeno riconducibile al concetto di “uncanny valley”, teorizzata dallo studioso di robotica giapponese Masahiro Mori, e secondo cui oltre un certo limite il realismo dei robot non produce più familiarità bensì repulsione.

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Uno stand alla Fiera del Libro di Francoforte, 11 ottobre 2012 (Hannelore Foerster/Getty Images)

Quello che manca a un ebook è anche una delle caratteristiche essenziali dei codici: la possibilità di un’«immersione spaziale» e di un accesso casuale, sostituito da funzioni completamente diverse come la ricerca e le annotazioni, probabilmente poco adatte alle persone con una predilezione per lo scorrimento avanti e indietro. Per quei lettori, secondo l’Atlantic, le informazioni sono legate alla memoria fisica della larghezza e della profondità del libro: potrebbero insomma ricordare che una certa informazione si trova in un punto del libro verso la metà più o meno come ricordano che un amico vive in un punto a metà dell’isolato.

Ci sono invece alcune caratteristiche, tra quelle che definiscono la tipicità di un libro, che sono state pienamente accolte e migliorate dagli ebook, specialmente nel caso del Kindle. La più importante è la portabilità, favorita dalla leggerezza dei dispositivi di lettura e dalla limitata richiesta di elettricità (una proprietà, quest’ultima, che fino all’avvento degli ebook nessuno aveva mai dovuto specificare dei libri). Questa portabilità ha permesso negli anni di rendere gli ebook particolarmente compatibili con un’idea di bookiness incentrata prioritariamente sul possesso e sul trasporto di un numero potenzialmente elevato di libri nello stesso momento.

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Gli ebook si sono inoltre dimostrati molto adatti, secondo l’Atlantic, a un’esperienza di lettura che predilige la continuità rispetto all’accesso casuale, la lettura di un libro dall’inizio alla fine alla lettura “spaziale”, fatta di consultazioni distinte delle singole parti che compongono il libro. Bogost ritiene che queste caratteristiche valorizzate dagli ebook siano da tenere in considerazione nell’analisi dei generi di maggior successo nel mercato specifico degli ebook. A giudicare dalle classifiche, la narrativa in generale e la narrativa di genere – fantascienza, gialli, narrativa per ragazzi e romanzi rosa – corrisponderebbero a un tipo di lettura particolarmente compatibile con la concezione di bookiness sostenuta dagli ebook, in misura maggiore rispetto ai saggi.

«Si dà il caso che questi siano esattamente i tipi di libri che hanno prosperato sulla piattaforma Kindle di Amazon», scrive l’Atlantic, citando un’analista del settore dei libri della società di ricerche di mercato NPD, che ha confermato il maggior successo di alcune categorie di narrativa in formato ebook, rispetto al formato cartaceo. Tra maggio 2020 e maggio 2021, per esempio, il 58 per cento del genere romanzi rosa e il 60 per cento del genere gialli e polizieschi negli Stati Uniti sono stati acquistati in formato ebook, come confermato da altre analisi di editori indipendenti.

Anche le classifiche complessive di vendita dei libri, prosegue l’Atlantic, confermerebbero in parte queste impressioni, alla luce delle discordanze con la classifica specifica degli ebook. Tra i dieci libri più venduti a metà settembre si trovano un libro di saggistica politica, tre libri di training autogeno, due romanzi e quattro libri per bambini, tre dei quali cartonati (un formato impossibile da riprodurre digitalmente, e il cui pubblico di riferimento è probabilmente un pubblico «che comunque non vorreste avvicinare all’elettronica»).

I dieci più venduti su Kindle, a parte i due romanzi presenti anche nella classifica generale, sono tutti libri di fantascienza, libri gialli o polizieschi e romanzi rosa. All’undicesimo posto c’è Dune, il romanzo di fantascienza di Frank Herbert da cui è tratto un atteso film attualmente in programmazione nei cinema (in Italia è al quinto posto della classifica generale dei libri più venduti su Amazon). E al dodicesimo posto c’è un’edizione del primo libro della serie di Harry Potter.

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In sostanza, secondo l’Atlantic, i dispositivi di lettura creati dalle aziende tecnologiche – il Kindle di Amazon su tutti – si sono dimostrati molto adatti a valorizzare e sostenere una particolare idea di libro a scapito di altre. E l’ipotesi di Bogost è che gli ebook si siano di conseguenza adattati a un’esperienza di lettura più condivisa all’interno di un certo pubblico – gli amanti di determinati generi – che in altri. Questo spiegherebbe in parte anche perché le vendite di libri in formato ebook non hanno mai superato le vendite in formato cartaceo, una prospettiva lungamente temuta dall’industria editoriale. Citando l’American Association of Publishers, la più importante associazione di editori americana, l’Atlantic segnala che le vendite di ebook in percentuale sulla vendita totale di libri – di cui rappresentano oggi circa l’11 per cento – sono in genere diminuite dal 2014.

Le persone a cui piacciono i libri «che sono compatibili con l’attuale sensazione dei libri sui lettori di ebook» sono sia acquirenti dell’hardware che del contenuto, chiarisce Bogost, indebolendo l’idea a lungo diffusa – e temuta – di una conquista dell’intero mercato dei libri da parte dei lettori di ebook. Ad alcune di quelle persone nemmeno importa troppo del prezzo, in alcuni casi uguale o anche superiore a quello dei libri cartacei. Sui lettori di ebook oggi più attivi, scrive l’Atlantic, non hanno mai fatto presa le promesse di una lettura più economica, eventualmente determinata dai ridotti sovrapprezzi derivanti dalla stampa e dalla spedizione.

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Metropolitana di New York, 4 marzo 2020 (AP/Mark Lennihan)

«Immagino di avere la mia risposta, allora, sul perché io odii gli ebook: perché non leggo molta narrativa di genere, ma leggo molta saggistica scientifica e commerciale», scrive Bogost, aggiungendo che compra anche molti libri di arte, di architettura e di design, che «funzionano meglio, o sembrano più libreschi, quando sono di grande formato, aperti e riccamente illustrati». E aggiunge una caratteristica per lui essenziale per la definizione di libro: l’«unicità di ogni volume», dalla copertina alla forma al carattere tipografico.

Resta da spiegare perché il mercato degli ebook – nonostante le evoluzioni tecnologiche dei dispositivi, sempre più leggeri, e l’attenzione dei costruttori alla leggibilità dei testi e ai miglioramenti dell’interfaccia – non si sia espanso in modo significativo. E l’ipotesi più plausibile, secondo l’Atlantic, è che ampliare il mercato richiederebbe con ogni probabilità «una nuova interpretazione digitale dei libri», magari linee di dispositivi completamente nuove. Esistono delle possibilità di sviluppo, segnala Bogost, come per esempio quella di progettare dispositivi in grado di mostrare una doppia pagina (sul genere degli smartphone che si piegano), ma nessuno sembra avere intenzione di perseguire obiettivi del genere.

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Bogost ne ha parlato con un rappresentante di Amazon, l’azienda che in teoria potrebbe trarre vantaggio dalle vendite di nuovo hardware, in grado di fornire esperienze di lettura diversificate, e dalla conseguente crescita incrementale del settore degli ebook. E la risposta del rappresentante è stata che l’azienda è concentrata sull’idea di far «scomparire» il dispositivo nelle mani dei clienti. «Siamo stati attenti ad aggiungere soltanto funzionalità ed esperienze che preservano e migliorano l’esperienza di lettura», ha detto il rappresentante a Bogost, senza dargli l’impressione di fare alcuna distinzione tra le diverse esperienze di lettura.

È possibile inoltre, conclude l’Atlantic, che affrontare nuove fasi di sviluppo tecnologico, in grado di soddisfare l’idea di libro che hanno altri tipi di lettore rispetto a quelli della narrativa di genere, finisca per frammentare il mercato in segmenti troppo piccoli per giustificare costi di sviluppo, produzione e commercializzazione elevati.