Paul Rusesabagina (AP Photo/Muhizi Olivier, File)
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  • lunedì 20 Settembre 2021

Paul Rusesabagina è stato condannato per terrorismo

L'uomo che ispirò il film “Hotel Rwanda” era un critico del governo di Paul Kagame, che lo aveva fatto arrestare in circostanze poco chiare

Paul Rusesabagina (AP Photo/Muhizi Olivier, File)

Lunedì si è concluso il processo iniziato mesi fa contro Paul Rusesabagina, l’uomo ruandese che salvò più di un migliaio di persone durante il genocidio dei tutsi nel 1994, nascondendole nel lussuoso hotel che dirigeva a Kigali, la capitale del Ruanda. Rusesabagina era stato arrestato nel 2020 con accuse di terrorismo, sostenute dal governo autoritario del presidente Paul Kagame.

Il processo che ha portato alla condanna di Rusesabagina (che ha 67 anni) è stato fortemente criticato da svariati paesi occidentali, ed era iniziato a febbraio del 2021, dopo che cinque mesi prima Rusesabagina era stato arrestato con un mandato d’arresto internazionale da parte del Ruanda ed era stato rinchiuso in un carcere di Kigali, in condizioni disagevoli e senza le medicine di cui aveva bisogno (soffre di pressione alta). Il governo di Kagame lo aveva accusato di terrorismo, omicidio e incendio doloso.

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Secondo molti, Rusesabagina era stato arrestato per le numerose critiche che rivolgeva al governo di Kagame, il quale, nonostante i suoi buoni rapporti coi paesi occidentali, è da tempo accusato di autoritarismo, metodi repressivi e violazioni dei diritti umani. Rusesabagina, in particolare, aveva accusato Kagame di essere responsabile di un altro genocidio nel paese, questa volta contro l’etnia hutu.

Rusesabagina aveva lasciato il paese nel 1996 ed era andato a vivere prima in Belgio e poi negli Stati Uniti: già in passato il regime aveva tentato di riportarlo in patria e di arrestarlo, finché non ci era riuscito nel settembre del 2020, tramite un mandato di arresto internazionale.

Non è chiaro dove si trovasse Rusesabagina al momento dell’arresto: le autorità belghe hanno negato di aver mai dato il consenso alla sua estradizione e hanno fatto sapere che Rusesabagina non è stato fermato in Belgio. La famiglia di Rusesabagina aveva accusato il governo ruandese di averlo rapito, e le condanne erano arrivate da parte di alcune organizzazioni internazionali per i diritti umani. Anche il processo che ne era seguito era stato fortemente criticato, sia dal Parlamento Europeo che dal Congresso degli Stati Uniti, che lo avevano definito illegale chiedendo il rilascio immediato di Rusesabagina.

Lunedì il tribunale presieduto dalla giudice Beatrice Mukamurenzi ha condannato Rusesabagina per terrorismo, ritenendolo colpevole di aver fondato un’organizzazione terroristica che aveva compiuto svariati attacchi contro civili, uccidendone 9 nel 2018.

La sentenza si riferisce al gruppo noto come Fronte Nazionale di Liberazione, che faceva parte della coalizione di gruppi di opposizione esiliati di cui Rusesabagina era stato a capo, nota come Movimento Rwandese per il Cambiamento Democratico (MRCD). Tra le prove, la giudice ha fatto riferimento a un video del 2018 in cui Rusesabagina diceva che era «arrivato il momento di usare qualsiasi mezzo possibile per realizzare un cambiamento in Ruanda, dato che tutti i mezzi politici sono stati provati e sono risultati fallimentari».

Secondo gli avvocati di Rusesabagina, non esistono prove inconfutabili sulle uccisioni di civili per mano del Fronte Nazionale per la Liberazione o riguardo al fatto che l’organizzazione agisse sotto la guida del movimento di Rusesabagina. Gli avvocati sostengono che il processo sia stato politicamente motivato dalle critiche di Rusesabagina al governo di Kagame, sempre più intollerante nei confronti dell’opposizione.

Paul Rusesabagina divenne molto noto quando la sua storia fu raccontata nel film Hotel Rwanda, del 2004. Durante il genocidio ruandese del 1994, in cui morirono tra 800mila e un milione di persone (prevalentemente di etnia tutsi, allora corrispondente a circa il 15 per cento della popolazione ruandese), lui ne salvò 1.268, sia hutu che tutsi, nascondendole nell’albergo di cui era direttore. Pubblicò anche un’autobiografia e ricevette, negli anni, svariati riconoscimenti e premi umanitari e per i diritti civili.

Sfruttando la sua visibilità, Rusesabagina criticò più volte il governo di Kagame, che in risposta lo accusò di terrorismo, omicidio e incendio doloso: lui, da parte sua, ha sempre negato che l’organizzazione di cui era a capo fosse un’organizzazione terroristica.

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A febbraio di quest’anno, il Parlamento Europeo aveva approvato una risoluzione in cui chiedeva che a Rusesabagina venissero garantiti i diritti di un cittadino europeo e in cui criticava la sua sparizione e consegna illegale al Ruanda. Il governo ruandese aveva risposto con una sua risoluzione in cui condannava l’Unione Europea per l’influenza impropria in un processo in corso.

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