(ANSA/LUCA ZENNARO)

La questione dell’indennità per malattia a chi è in quarantena

Ora non è più garantita ai dipendenti del settore privato, e il problema ricade su lavoratori e imprese tra le proteste dei sindacati

(ANSA/LUCA ZENNARO)

Per il 2021 non è stato previsto alcuno stanziamento di bilancio per equiparare la quarantena a cui deve sottoporsi chi viene a contatto con una persona positiva al coronavirus all’assenza per malattia. I lavoratori del settore privato che hanno diritto alla tutela previdenziale a carico dell’INPS sono dunque rimasti privi di questa indennità. La questione è stata segnalata sia dai sindacati che dalle associazioni delle imprese e domenica 29 agosto, durante il suo intervento alla Festa dell’Unità di Modena, il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha detto che c’è la possibilità che la tutela venga nuovamente finanziata assicurando che sarà discussa al prossimo Consiglio dei ministri.

L’assenza dal lavoro “per quarantena” corrisponde al periodo di isolamento fiduciario che deve rispettare chi è venuto in contatto con persone positive al coronavirus (non coincide con l’isolamento che le persone positive sono tenute a rispettare). La legge stabilisce che duri 10 giorni per le persone non vaccinate e 7 giorni per quelle vaccinate.

Nel marzo del 2020, con il cosiddetto decreto “Cura Italia”, l’assenza per quarantena era stata equiparata al trattamento economico e previdenziale della malattia ed era stata finanziata dal governo con 663,1 milioni di euro. Nel 2021 non erano però previste nuove risorse. Come ha fatto sapere l’INPS a inizio agosto tale indennità non potrà dunque «essere erogata per gli eventi avvenuti nell’anno in corso». L’INPS ha cioè comunicato che per tutto il 2021 non potrà riconoscere la tutela previdenziale ai lavoratori assenti dal lavoro per quarantena dopo un contatto con un positivo accertato, a causa dell’esaurimento dei fondi.

Durante questo periodo di vuoto di tutela legislativa, e solo in alcuni casi, le imprese hanno riconosciuto di loro iniziativa la retribuzione ai lavoratori. In assenza di tale azione volontaria, ad oggi i lavoratori del settore privato costretti a rimanere a casa – nei casi in cui non hanno potuto lavorare in smart working – sono rimasti privi di retribuzione per il periodo della loro assenza, e privi dell’indennità riconosciuta in caso di malattia. Per quanto riguarda i tagli in busta paga, il Sole 24 Ore ha calcolato che possano arrivare fino a 461 euro netti per ciascun periodo di quarantena.

Nelle ultime settimane, diverse associazioni di imprese e i sindacati hanno denunciato il problema e chiesto il rifinanziamento urgente della misura dicendo anche che il mancato indennizzo e il conseguente taglio in busta paga possono aver incentivato i lavoratori a non segnalare il contatto con persone positive, facendo così aumentare la diffusione del virus.

Il problema riguarda solo i lavoratori del settore privato, perché il decreto legge numero 18 del 2020 stabilisce invece che il periodo trascorso in quarantena per i dipendenti pubblici debba sempre essere equiparato al periodo di ricovero ospedaliero, con retribuzione piena. Il vuoto di tutela coinvolge quindi i dipendenti del settore privato e in particolare quelli che, se in quarantena, non possono lavorare da casa per la natura stessa della loro mansione, come ad esempio gli operai, i venditori, i magazzinieri, i cassieri e così via.