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  • Domenica 22 agosto 2021

Una settimana di talebani al potere in Afghanistan

Non hanno ancora formato un governo e la situazione nel paese continua a essere caotica, soprattutto per le evacuazioni

Miliziani talebani a Kabul il 19 agosto (AP Photo/Rahmat Gul)
Miliziani talebani a Kabul il 19 agosto (AP Photo/Rahmat Gul)

È passata una settimana da quando il 15 agosto i miliziani del gruppo radicale islamista dei talebani hanno preso il potere in Afghanistan. Da allora hanno iniziato a governare il paese imponendo una versione molto rigida della sharia, quella che con una definizione un po’ approssimativa viene spesso definita come “legge islamica”. Fin da domenica migliaia tra civili afghani e cittadini stranieri stanno cercando di lasciare il paese, ma le evacuazioni dall’aeroporto di Kabul si stanno svolgendo in un clima caotico e disperato. Non si è ancora formato un vero e proprio governo ma le trattative potrebbero iniziare in questi giorni: il 21 agosto è infatti arrivato a Kabul Abdul Ghani Baradar, vice del capo dei talebani Hibatullah Akhundzadam, e ritenuto da molti il candidato più forte per guidare il nuovo governo dell’Afghanistan.

I talebani erano arrivati alla periferia di Kabul nelle prime ore di domenica 15 agosto e dopo alcune ore di attesa erano entrati in città e avevano preso il controllo del palazzo presidenziale. Il presidente afghano Ashraf Ghani aveva inizialmente cercato di negoziare una pacifica transizione di poteri, ma alla fine ha deciso di fuggire dal paese. Sulla sua pagina Facebook aveva spiegato di averlo fatto «per evitare un massacro», aggiungendo che se fosse rimasto a difendere la città i talebani avrebbero cercato di prenderla con la forza.

Martedì 17 agosto i talebani hanno tenuto la loro prima conferenza stampa dalla conquista di Kabul. A parlare è stato Zabihullah Mujahid, portavoce dei talebani, che ha fatto un breve discorso e poi ha risposto alle domande dei giornalisti presenti con l’evidente obiettivo di mostrarsi con una faccia “presentabile” alla comunità internazionale. Ha detto che gli afghani che negli ultimi anni avevano collaborato con gli americani e gli altri governi stranieri non subiranno ritorsioni e che non ci saranno discriminazioni nei confronti delle donne.

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In realtà le promesse di Zabihullah Mujahid sembrano essere già state smentite dai fatti di questa settimana. Secondo diverse testimonianze i talebani hanno iniziato ad arrestare molti afghani che negli anni scorsi avevano collaborato con i paesi occidentali presenti con i loro militari in Afghanistan, soprattutto gli Stati Uniti.  Hanno iniziato a perquisire le case, gli uffici degli ex funzionari governativi e le sedi degli organi di stampa, e hanno effettuato controlli sui telefoni cellulari dei civili alla ricerca di prove di contatti con il governo o materiale compromettente che potesse essere contrario alla rigida interpretazione della sharia.

Nel frattempo continua a essere estremamente difficile per i civili afghani lasciare il paese: chi non ha un passaporto straniero viene fermato dai talebani ai posti di blocco che sono stati predisposti lungo le strade che portano all’aeroporto, e anche chi è in possesso di un visto per viaggiare in un altro paese in molti casi non viene lasciato passare. A ridosso dell’aeroporto, inoltre, ci sono centinaia di persone accampate e i soldati della coalizione NATO che sono di guardia ne stanno lasciando entrare solo alcune per volta, quando ci sono aerei disponibili per evacuarle.

Il 16 agosto, il giorno dopo la conquista del potere da parte dei talebani, è stata la giornata più drammatica all’aeroporto di Kabul: alcuni afghani hanno tentato di aggrapparsi agli aerei durante il decollo e qualcuno è poi precipitato dopo che l’aereo aveva preso quota. Un’altra giornata di grande tensione è stata il 18 agosto, quando i talebani hanno cercato di disperdere la folla attorno all’aeroporto, prima sparando colpi d’arma da fuoco in aria e poi direttamente contro i civili, colpiti anche con bastoni e fruste.

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