(Catherine Ivill/Getty Images)

In ginocchio da te

«Che il gesto di Ronaldo faccia rapidamente perdere miliardi di euro “alla compagnia della Coca-Cola” illustra bene che quindi una celebrità “sposta" molto più di due bottigliette, con un suo gesto. Per questo è importante che gli azzurri diano un segnale»

(Catherine Ivill/Getty Images)

E così, alla fine abbiamo scoperto, per bocca di capitan Chiellini, che gli azzurri sono contro il nazismo. Che comunque è già qualcosa, di ‘sti tempi non si sa mai.
Scherzi a parte, tutta questa faccenda un po’ spiacevole porta a chiedersi se queste celebrità – sportive e non solo – a cui spesso si chiede di prendere posizione, a dirla tutta, capiscano la domanda o almeno sappiano di cosa si sta parlando, e quanto possa essere sincera e consapevole, di conseguenza, la loro risposta. Il razzismo non è un’invenzione della sinistra radical chic, esiste nella società e peraltro esiste nello sport, i calciatori dovrebbero saperlo. Ma chissà come funziona la bolla di chi vive una vita da celebrità, a questo punto viene da chiederselo.

Infatti, a proposito di celebrità che prendono posizione, peraltro sempre agli Europei, viene in mente un caso di pochi giorni precedente, quello di Ronaldo che in conferenza stampa sposta le bottigliette di Coca-Cola. Da molti anni, ormai, la pubblicità ha preso l’abitudine di convincerci che non ci sta vendendo prodotti, ma stili di vita. Non si comprano semplicemente un iPhone, una Mercedes, un paio di Nike, e così via. Si acquista l’immaginario collegato a quel marchio, che è di volta in volta fatto di coolness, lusso, tonicità muscolare, capelli fluenti, insomma qualsiasi cosa vi viene in mente. Bersi “una cochina bella fresca” (cfr. Aldo Giovanni e Giacomo) può essere invero un’esperienza piuttosto piacevole, se fatta con moderazione. Ma se invece equivale all’acquisizione di uno stile di vita, se insomma l’idea è che si debba bere Coca per pranzo e cena e a tutte le ore, forse è un po’ troppo impegnativo, e quindi un calciatore che peraltro ha fatto del salutismo e della sua durevolissima condizione fisica una sua caratteristica preminente può arrivare a dire che lui a uno stile di vita gassato e zuccherato non vuole essere associato.

Che però il gesto di Ronaldo faccia rapidamente perdere miliardi di euro “alla compagnia della Coca-Cola” (cfr. il Dottor Stranamore) illustra bene che quindi una celebrità “sposta” molto più di due bottigliette, con un suo gesto. Per questo è importante che gli azzurri diano un segnale. Poi resta il problema che non sappiamo se sanno – questione socratica, mi rendo conto – fino in fondo di cosa stanno parlando, e se ha senso questa nostra ansia di andare, noi sì, in ginocchio presso la “gente famosa”, che forse ha un’altra agenda rispetto a una società civile che cerca di realizzare un mondo un pochino più giusto. Un’agenda in cui di certe cose si può parlare e di altre magari no, perché ci sono di mezzo faccende contrattuali, sponsor, cose così.

Tutte questioni di cui i social hanno furiosamente dibattuto, in questi giorni, e in effetti il responso finale resta aperto. Però, con un pizzico di ottimismo, rilevo che banalmente in questi Europei non si è parlato solo di 4-4-2, arbitraggi e rigori non dati, ma anche di qualcosa non solo di più importante ma anche di esterno alla bolla sportiva strettamente intesa e solitamente molto difficile da penetrare. Anche per contrapposizione, anche per via di quelli che di inginocchiarsi non ne avevano voglia, facendo discutere e portandoci a chieder loro: ma quindi siete razzisti? E siccome per fortuna non è che potessero rispondere di sì, ma hanno dovuto in qualche modo spiegarsi, per quanto a volte maldestramente, se ne è parlato ancor di più. Alla fine, perdonate la banalità, direi che il bicchiere è mezzo pieno. Forse di Coca-Cola, ché una intera è troppo.

Pippo Civati
Pippo Civati è il fondatore e direttore della casa editrice People. È stato deputato eletto col Partito Democratico e ha creato il movimento Possibile. Il suo nuovo libro è L'ignoranza non ha mai aiutato nessuno (People).