(Emilee Chinn/ Getty Images)
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  • mercoledì 26 Maggio 2021

Simone Biles è così forte da essere penalizzata?

La ginnasta americana è stata la prima a fare il “doppio carpiato Yurchenko”, difficilissimo e proprio per questo poco premiato

(Emilee Chinn/ Getty Images)

Sabato alla gara GK U.S. Classic di Indianapolis la ginnasta statunitense Simone Biles è stata la prima donna a eseguire il difficilissimo salto doppio carpiato Yurchenko (Yurchenko double pike) in una competizione ufficiale. Nessuna lo aveva mai eseguito perché è considerato troppo complesso e pericoloso, ma Biles, che ha 24 anni ed è la ginnasta americana più forte di sempre, non lo ha soltanto completato, vincendo la gara: ha anche fatto notare che il valore di difficoltà che viene assegnato ai suoi salti è troppo basso, e che per questo anziché essere premiata rispetto alle ginnaste che non si cimentano neanche lontanamente in esercizi così difficili finisce con l’essere persino penalizzata.

Nella sua ormai celebre carriera, Biles è stata in grado di eseguire salti con avvitamenti che spesso richiedono così tanta forza da essere eseguiti soltanto dagli uomini, sia al volteggio che al corpo libero. Nel 2019, per esempio, era stata la prima donna al mondo a eseguire un difficilissimo doppio salto raccolto all’indietro con triplo avvitamento nell’esercizio a corpo libero, grazie al quale vinse il sesto concorso generale americano in carriera.

Nella gara di sabato, la prima dopo un anno e mezzo per via della pandemia da coronavirus, Biles ha eseguito quasi alla perfezione il nuovo salto, così complesso che non era mai stato provato in gara nemmeno dall’atleta sovietica da cui prende il nome, Natalia Yurchenko, a cui peraltro si deve l’introduzione della formula rincorsa-rondata-flick per lanciarsi dalla tavola da volteggio e l’introduzione di figure particolarmente complesse. Il video dell’esercizio di Biles, che era stato anticipato da un altro breve video del salto eseguito in allenamento, è stato visto più di 5 milioni e mezzo di volte ed è stato condiviso sui social network anche dalla ex first lady Michelle Obama, tra gli altri.

Per semplificare, per eseguire questo salto doppio carpiato, partendo dalla rincorsa “Yurchenko”, con rondata e flick, bisogna darsi una spinta sulla tavola da volteggio abbastanza forte da riuscire poi a fare due veloci avvitamenti con le gambe distese e ginocchia chiuse al petto. L’esecuzione di Biles in gara è stata quasi perfetta, con una rotazione talmente potente che l’ha portata a fare giusto un passo indietro al momento dell’atterraggio, imperfezione trascurabile vista la difficoltà dell’esercizio.

Biles però si è detta infastidita dal valore di difficoltà assegnato all’elemento nel Codice dei Punteggi, che per così dire rappresenta il livello di partenza per la valutazione dell’esercizio e contribuisce a determinare il punteggio finale ottenuto dalle atlete. I giudici della Federazione Internazionale di Ginnastica hanno infatti assegnato al salto doppio carpiato Yurchenko il valore di difficoltà 6,6, di poco superiore al 6,4 del più difficile degli altri esercizi eseguiti da Biles. Questo non le ha dato un grande vantaggio rispetto alle atlete che non provano nemmeno a eseguire esercizi così complessi, e quindi a suo avviso la penalizza.

Secondo il New York Times, assegnare un coefficiente di difficoltà piuttosto basso a elementi molto complessi potrebbe essere un modo per scoraggiare l’esecuzione di salti pericolosi, che sarebbero particolarmente rischiosi per la sicurezza di atlete che non sono forti o allenate come Biles. Allo stesso tempo, sarebbe anche un modo per non avvantaggiare troppo Biles, che è una delle ginnaste più forti di sempre e potrebbe probabilmente vincere ogni gara, eseguendo salti o volteggi che le sue rivali non sono in grado di fare.

Biles ha detto che entrambi i valori di difficoltà assegnati ai suoi esercizi sono troppo bassi e «loro lo sanno», aggiungendo che la federazione «non vuole che stacchi troppo le altre atlete»: «ma quello è un problema loro, non mio». A ogni modo, ha detto anche che nonostante non si senta premiata in maniera adeguata per gli esercizi che riesce a eseguire continuerà a farli, «perché ne sono capace».

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