Un poliziotto cammina tra le rovine a Gaza (AP Photo/John Minchillo)
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  • sabato 22 Maggio 2021

Chi ha vinto tra Israele e Hamas?

Entrambe le parti hanno dichiarato vittoria e raggiunto alcuni dei loro obiettivi, ma è ancora presto per capire come andranno le cose in futuro

Un poliziotto cammina tra le rovine a Gaza (AP Photo/John Minchillo)
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Il cessate il fuoco concordato giovedì sera tra Israele e Hamas, il gruppo radicale palestinese che governa di fatto la Striscia di Gaza, per ora sta reggendo: nelle ultime ore non ci sono stati bombardamenti né lanci di razzi e in generale non sono state riscontrate violazioni dei termini dell’accordo, nonostante i brevi scontri di venerdì tra manifestanti palestinesi e polizia israeliana sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme, nel corso dei quali almeno 20 palestinesi sono stati feriti.

Nella Striscia di Gaza sono entrati i primi aiuti umanitari, mentre il governo israeliano ha allentato alcune restrizioni imposte per precauzione durante i giorni del conflitto, come il divieto ai grandi assembramenti pubblici. La guerra è durata 11 giorni e il numero dei morti è ancora da stabilire in via definitiva, ma sono almeno 230 tra i palestinesi e 12 tra gli israeliani.

Entrambi le parti del conflitto hanno dichiarato vittoria fin dalle prime ore dopo l’annuncio del cessate il fuoco, e si comincia a capire quali obiettivi siano stati raggiunti da ciascuna delle due parti, e quali no.

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In un discorso trasmesso venerdì alla tv israeliana, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha detto che l’operazione militare di Israele nella Striscia di Gaza è stata un successo superiore alle aspettative, la cui ampia portata andrebbe oltre le apparenze: «Non tutto è noto al pubblico, e nemmeno ad Hamas, ma la portata dei risultati si vedrà con il tempo», ha detto.

Quella appena conclusa è la terza guerra combattuta tra Israele e Hamas dal 2006, anno in cui il gruppo radicale prese il potere nella Striscia di Gaza. In tutte e tre le guerre, l’obiettivo di Israele è sempre stato lo stesso: indebolire le capacità militari di Hamas al punto da rendere il gruppo radicale inoffensivo sul lungo termine, obiettivo che finora è sempre fallito. Sia dopo la guerra del 2008-2009 sia dopo quella del 2014, Hamas tornò più armato e forte di prima, e i conflitti ricominciarono.

L’esercito e il governo israeliani hanno assicurato che questa volta è diverso: durante i bombardamenti sarebbero stati uccisi decine di miliziani di Hamas, tra cui cinque alti comandanti e una ventina di ufficiali di alto livello. Israele sostiene inoltre di aver fatto collassare quasi 100 chilometri dei tunnel usati da Hamas per il contrabbando di beni e di equipaggiamento militare, e di aver distrutto 340 lanciarazzi.

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Alcune fonti militari hanno spiegato al New York Times di aver raggiunto più obiettivi in 50 ore di bombardamenti la scorsa settimana di quanti non ne avessero raggiunti in 50 giorni di conflitto nel 2014, e che anzi la guerra si sarebbe protratta fin troppo: gli israeliani avevano già completato la lista dei loro obiettivi qualche giorno prima del cessate il fuoco.

Nonostante questo, alcuni analisti sono scettici sui risultati di lungo termine delle operazioni israeliane: i bombardamenti hanno distrutto quasi 100 chilometri di tunnel, ma si stima che ce ne siano ancora 300 chilometri intatti. Anche la capacità offensiva di Hamas e degli altri gruppi militari della Striscia non sembra molto danneggiata: conservano ancora più di 8.000 razzi e centinaia di lanciarazzi, abbastanza per altre due guerre (durante il conflitto degli ultimi giorni sono stati lanciati circa 4.000 razzi su Israele).

Le fonti militari israeliane sentite dal New York Times, sebbene esprimano soddisfazione per i risultati ottenuti, sostengono che non sia stato fatto abbastanza per indebolire Hamas e far sì che non inizi una nuova guerra.

Anche Hamas ha dichiarato vittoria e, come Israele, ha raggiunto diversi dei suoi obiettivi, anche se non sono tutti quantificabili come quelli dell’esercito israeliano. Hamas è riuscito sicuramente a consolidare la propria posizione come protagonista della politica palestinese, marginalizzando Fatah, il gruppo moderato che governa in Cisgiordania e che è riconosciuto dalla comunità internazionale.

Hamas ha ottenuto anche un risultato inedito, che è stato quello di unificare contro Israele e dietro alla sua guida i palestinesi della Striscia, quelli della Cisgiordania e gli arabi israeliani che vivono in Israele: tutti questi gruppi, a volte in disaccordo tra loro per ragioni geografiche e politiche, hanno manifestato e scioperato in maniera coordinata negli ultimi giorni.

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Un altro obiettivo raggiunto da Hamas è quello di aver indebolito molto la posizione di Israele agli occhi dell’opinione pubblica del resto del mondo. Perfino il sostegno degli Stati Uniti nel conflitto, benché sempre solido, questa volta è stato meno deciso, anche a causa delle proteste contro Israele dell’ala sinistra del Partito Democratico del presidente Joe Biden. Il governo israeliano, inoltre, stava perseguendo una politica di apertura e di pacificazione nei confronti di molti stati arabi, che adesso subirà un arresto, anche se non è ancora chiaro quale sarà la portata sul lungo periodo.

In ogni caso, adesso Hamas dovrà impegnarsi in un lungo processo di ricostruzione, non soltanto delle sue infrastrutture militari: i bombardamenti israeliani hanno devastato le infrastrutture civili, distrutto i sistemi fognari e le tubature, danneggiato 17 cliniche e ospedali e distrutto in tutto o in parte almeno 1.000 edifici civili.