Visitatori alle Galleria degli Uffizi, a Firenze (Pietro Masini/LaPresse)

Le perdite del Colosseo, degli Uffizi e di tutti gli altri a causa della pandemia

Nel 2020 sono state enormi, dicono gli ultimi dati del ministero della Cultura, e le prospettive per il 2021 non sono migliori

Visitatori alle Galleria degli Uffizi, a Firenze (Pietro Masini/LaPresse)

In questi giorni molti musei, monumenti e aree archeologiche italiane stanno riaprendo dopo gli ultimi due mesi di chiusure, a loro volta preceduti da misure restrittive iniziate ormai più di un anno fa. Secondo gli ultimi dati del ministero della Cultura, tra il 2019 e il 2020 il calo dei visitatori è stato enorme: si è passati da 54,8 milioni di visitatori a 13,3 milioni, con una differenza di 41,5 milioni: un calo del 75,6 per cento. I dati hanno confermato le difficoltà ampiamente raccontate nell’ultimo anno, con l’epidemia da coronavirus che ha costretto la chiusura di tutti i luoghi della cultura per lunghi periodi: oltre ai musei e alle aree archeologiche, anche cinema, teatri e locali per concerti.

Da quando, nel marzo del 2020, sono state introdotte stringenti misure restrittive per evitare la trasmissione dei contagi, musei e aree archeologiche hanno iniziato a subire forti limitazioni: fino a quel momento era normale vedere folle di persone ammassarsi per ammirare la Gioconda al Louvre, o la “Nascita di Venere” di Botticelli alle Gallerie degli Uffizi di Firenze, ed era normale affrontare lunghe code all’ingresso, percorsi spesso angusti, scolaresche in gita e gruppi di turisti. Già la scorsa estate erano state introdotte alcune novità, necessarie per permettere le riaperture: per esempio la prenotazione obbligatoria, orari di visita scaglionati, e così via.

Molte di queste misure sono state confermate anche con le ultime riaperture annunciate dal governo per la fine di aprile, anche se in diversi temono che uno dei problemi maggiori rimarrà il mancato arrivo di milioni di turisti da tutto il mondo. Per questo i dati relativi al 2021 potrebbero essere molto simili a quelli del 2020.

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Le cose da sapere sul coronavirus

Le statistiche pubblicate dal ministero mostrano con molta efficacia l’impatto dell’epidemia. Il già citato calo del 75,6 per cento dei visitatori ha causato una diminuzione notevole degli incassi, passati da 242 milioni del 2019 a 52,3 milioni del 2020 con una perdita del 78,4 per cento.

Le regioni in cui si trovano musei e opere più note sono quelle che hanno accusato un calo più consistente: nel Lazio si è passati da 25,6 milioni di visitatori a 4,9 milioni (-80,7 per cento); non è troppo distante la Toscana con -75,1 per cento, passata da 7,7 a 1,9 milioni di visitatori, mentre in Campania il calo è stato del 69 per cento, da 10 a 3,1 milioni di visitatori.

Questo andamento, come nel dato complessivo italiano, si riflette anche sugli incassi che hanno perdite percentuali molto simili se non superiori, perché lo scorso anno sono state lanciate molte promozioni con biglietti gratuiti per incentivare le visite dopo i mesi di chiusura totale.

In questo grafico si può osservare l’andamento dei visitatori e degli incassi durante il 2020

Grazie alla pubblicazione del ministero della Cultura è possibile consultare anche il dettaglio di ogni museo italiano. Secondo i dati citati nella classifica dei trenta luoghi più visitati, il parco archeologico del Colosseo ha avuto il calo percentuale di visitatori più grave: è passato da 76 milioni di visitatori del 2019 a 10,8 milioni con una perdita dell’86 per cento.

La differenza rispetto al 2019 è stata molto evidente anche per il parco archeologico di Pompei, in Campania, dove il calo dei visitatori è stato dell’85 per cento. Il nuovo direttore del parco archeologico, Gabriel Zuchtriegel, è stato nominato venti giorni fa e dovrà affrontare una ripresa molto difficile. Dal 27 aprile l’area archeologica è stata riaperta con una serie di misure di sicurezza: sono accessibili solo le domus con un ingresso e un’uscita, per evitare l’incrocio dei flussi di visita ed è stata posizionata una nuova segnaletica per distribuire meglio i visitatori.

In questo primo periodo Zuchtriegel non si aspetta molti visitatori, ma ha spiegato che la riapertura è un segnale di ritorno alla normalità dopo tanti mesi. «Vale la pena restare aperti anche per una sola famiglia che torni a vivere questi luoghi», ha detto in un’intervista a Repubblica Napoli.

Un visitatore a Pompei (AP Photo/Gregorio Borgia)

Gli Uffizi di Firenze, invece, hanno aspettato qualche giorno prima di riaprire alle visite, possibili da oggi, martedì 4 maggio. Anche per gli Uffizi sarà molto complesso recuperare il calo del 73 per cento accusato lo scorso anno, quando ci furono 12 milioni di visitatori contro i 43,9 del 2019.

Negli ultimi mesi gli Uffizi hanno approfittato della chiusura per allestire quattordici nuove sale con 129 opere di artisti come Andrea del Sarto, Parmigianino, Pontormo, ma anche recenti acquisizioni di Daniele da Volterra, Rosso Fiorentino, l’Enigma di Omero di Bartolomeo Passerotti, per secoli ritenuto perduto, e autoritratti di Bernini, Chagall e Guttuso. È stata aperta anche una nuova biglietteria ed è stato creato un nuovo sistema di accesso con spazi di accoglienza più ampi per smaltire le code con più efficacia.

Complessivamente gli Uffizi si sono allargati di duemila metri quadri. Il direttore degli Uffizi, Eike Schmidt, ha definito la nuova riapertura «trionfale».

La nascita di Venere di Botticelli, agli Uffizi (Pietro Masini/LaPresse)

Anche nel resto del mondo i musei hanno visto calare drasticamente il numero di visitatori e di incassi. Una delle notizie più rilevanti degli ultimi mesi ha riguardato il Louvre di Parigi, che nel 2020 ha registrato un calo di introiti di 90 milioni di euro rispetto al 2019. Come per i grandi musei italiani, anche al Louvre sono mancati soprattutto i visitatori stranieri, che in un anno normale rappresentano circa il 75 per cento degli ingressi. Nel 2020, invece, l’84 per cento dei visitatori è stato francese.