(Europa Press/ Contacto via ZUMA Press/ ANSA)
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  • giovedì 18 Marzo 2021

La Spagna ha legalizzato l’eutanasia

Diventando uno dei pochi paesi al mondo a permetterla: la legge era stata proposta dal Partito Socialista di Pedro Sánchez

(Europa Press/ Contacto via ZUMA Press/ ANSA)

Giovedì la Spagna ha approvato la legge sull’eutanasia. Il testo, che era stato proposto dal Partito Socialista (PSOE), il partito del primo ministro Pedro Sánchez, ha ricevuto la sua approvazione definitiva in Senato grazie a 202 voti favorevoli, 141 contrari e due astenuti: la Spagna è diventata così uno dei pochi paesi al mondo a legalizzare l’eutanasia.

La nuova legge stabilisce che il diritto all’eutanasia possa essere esercitato soltanto in un contesto di sofferenza che «la persona percepisce come inaccettabile e che non possa essere mitigata in altro modo». La legge prevede che le persone con una malattia grave e incurabile possano beneficiare dell’eutanasia “attiva”, ovvero della somministrazione da parte di un medico di farmaci che inducono la morte. Le persone che desiderano l’eutanasia devono aver confermato in quattro momenti la loro volontà e devono aver presentato i referti medici necessari per dimostrare la propria condizione. La richiesta dovrà essere esaminata e accolta da una commissione esaminatrice, poi il paziente dovrà dare un’ultima volta il suo consenso.

La norma è stata largamente approvata sulla base del fatto che così come si ha il diritto a vivere una vita degna, si debba avere anche il diritto a morire in maniera degna. Hanno votato contro il Partito Popolare (di centrodestra), Vox (estrema destra) e l’Union del Pueblo Navarro (partito di centrodestra della Navarra), secondo cui la legge renderebbe legale l’omicidio.

Anche se nel titolo della discussione parlamentare era indicata soltanto l’eutanasia, la norma regola sia l’eutanasia – descritta come «somministrazione di una sostanza al paziente da parte di personale sanitario competente» – sia il suicidio medicalmente assistito, cioè «la prescrizione o la dotazione da parte di personale sanitario di una sostanza al paziente, in modo che questo possa somministrarsela in autonomia, per causare la propria morte».

Prima dell’approvazione della legge, l’eutanasia “attiva” era vietata dall’articolo 143 del Codice Penale spagnolo, che puniva con il carcere da 2 a 10 anni chi avesse aiutato altre persone a morire. Nel caso in cui la persona avesse sofferto di una malattia grave e incurabile, la legge prevedeva le pene più lievi previste dal Codice per chi l’aveva aiutata a morire.

In 11 delle 17 comunità autonome della Spagna era però già permessa la cosiddetta “eutanasia passiva”, che a differenza di quella “attiva” non prevede la somministrazione di un farmaco da parte dei medici ma solo la sospensione delle cure o lo spegnimento dei macchinari che tengono in vita la persona.

Attualmente l’eutanasia è legale in Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo e Canada. In Colombia una sentenza della Corte Costituzionale ha stabilito che la pratica è legale, tuttavia non è ancora normata; in Nuova Zelanda invece la legge è stata approvata e dovrebbe entrare in vigore il prossimo novembre. L’eutanasia è inoltre consentita in alcune zone degli Stati Uniti e dell’Australia.

– Leggi anche: Il governo olandese vuole estendere ai bambini la legge sull’eutanasia

Il presidente dell’associazione Derecho a Morir Dignamente (Diritto alla morte dignitosa), Javier Velasco, ha detto che la legge «risparmierà molte sofferenze a molte persone. Le eutanasie richieste saranno poche, ma la legge farà bene a tutta la società». Secondo l’associazione, l’esperienza dei paesi in cui l’eutanasia è legale dice che la pratica riguarda tra l’1 e il 4 per cento delle persone che muoiono in un anno. Velasco ha detto che le richieste aumenteranno soltanto nel momento in cui ci sarà maggiore conoscenza della legge sia da parte della cittadinanza che del personale sanitario e delle istituzioni.

Anche se la legge prevede che l’eutanasia sia un diritto che debba esercitato per mezzo del sistema sanitario, El País ha spiegato che è stata criticata sia dall’Ordine dei medici spagnoli che dal Comitato spagnolo di Bioetica, che hanno rifiutato di considerarla un diritto. L’Ordine ha inoltre detto che vigilerà sul modo in cui verrà regolamentata l’obiezione di coscienza.