George Papadopoulos, un ex collaboratore a cui Trump ha concesso la grazia, nel 2019 (Noam Galai/Getty Images)
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  • mercoledì 23 Dicembre 2020

Trump ha graziato 15 persone

E commutato la pena di altri cinque: tra questi ci sono criminali di guerra, alcuni suoi alleati coinvolti nel Russiagate ed ex deputati del Partito Repubblicano condannati per corruzione

George Papadopoulos, un ex collaboratore a cui Trump ha concesso la grazia, nel 2019 (Noam Galai/Getty Images)

A poco meno di un mese dalla fine del suo mandato, il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha concesso la grazia a 15 persone condannate per vari crimini e ridotto la pena ad altre cinque. Tra le persone graziate ce ne sono due che si erano dichiarate colpevoli durante l’inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016, il cosiddetto “Russiagate”, e quattro che facevano parte della compagnia militare privata Blackwater e che sono state condannate per l’uccisione di civili durante la guerra in Iraq, nel 2007.

La Casa Bianca ha reso pubblica la decisione in un comunicato uscito martedì sera. Secondo la Costituzione, il presidente può concedere la grazia a chiunque, con pochissime limitazioni. Di solito, però, i candidati alla grazia sono vagliati dal dipartimento di Giustizia, che compila una lista di persone che hanno i requisiti per riceverla. Attualmente ci sono 14mila persone in attesa della grazia negli Stati Uniti. Trump, però, finora ha quasi sempre ignorato le raccomandazioni del dipartimento di Giustizia, preferendo favorire con atti di clemenza persone legate a lui, o suoi alleati politici. Anche in questi ultimi casi, ha scritto il New York Times, più di metà delle persone graziate non raggiungerebbe i criteri informali normalmente considerati per concedere la grazia.

Secondo una ricerca di un professore della Harvard Law School citata dal New York Times, dei 45 atti di clemenza concessi da Trump in precedenza (dunque esclusi quelli di martedì) l’88 per cento è stato concesso a persone che hanno legami diretti con il presidente o che sono funzionali al raggiungimento dei suoi obiettivi politici. Altri presidenti avevano usato la grazia per aiutare persone a loro connesse, per esempio Bill Clinton graziò il suo fratellastro condannato per possesso e spaccio di cocaina, ma nessuno l’ha mai fatto con la stessa costanza di Trump.

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I graziati coinvolti nell’inchiesta Russiagate sono George Papadopoulos e Alex van der Zwaan. Dei due, il primo è decisamente il più famoso: è stato consigliere per la politica estera della campagna elettorale di Trump nel 2016 e, secondo ricostruzioni giornalistiche, tutta l’inchiesta Russiagate partì da alcune sue chiacchiere avventate, fatte da ubriaco in un bar di Londra. Papadopoulos si dichiarò colpevole nell’ottobre del 2017 per aver mentito all’FBI e trascorse 12 giorni in carcere. In seguito, scrisse un libro in cui si dichiarava vittima del “deep state”, cioè del presunto e inesistente apparato segreto che contrasta Trump all’interno dell’amministrazione, e in varie occasioni ha chiesto a Trump la grazia, per ripulirsi la fedina penale.

Alex van der Zwaan, meno famoso, è un avvocato olandese che lavorò con Paul Manafort, il capo della campagna elettorale di Trump: fu condannato a 30 giorni di prigione nell’aprile del 2018 per aver mentito durante le indagini sul Russiagate.

Con questi due atti di clemenza, Trump ha proseguito la sua attività di smantellamento dei risultati dell’inchiesta sulle interferenze russe, che fu guidata dal procuratore speciale Robert Mueller e che lui continua a giudicare come un atto di persecuzione immotivata e una bufala. Anche nell’annuncio della grazia, la Casa Bianca ha specificato che l’inchiesta non riuscì a provare la collusione tra la campagna di Trump e la Russia e che i provvedimenti di clemenza «contribuiscono a correggere i torti fatti dal team di Mueller a tante persone».

Trump ha già concesso la grazia e altri provvedimenti di clemenza a persone coinvolte nel Russiagate: a novembre ha graziato Michael Flynn, il suo ex consigliere per la Sicurezza nazionale, che si era dichiarato colpevole più volte nel corso dell’inchiesta, tra le altre cose per aver mentito all’FBI. Qualche mese prima, aveva commutato la pena di Roger Stone, suo consigliere e amico, condannato a 40 mesi di prigione per diversi reati, tra cui ostruzione della giustizia e falsa testimonianza. In questo modo, Stone ha evitato il carcere. Secondo i media americani, prima della fine del suo mandato Trump potrebbe anche graziare Paul Manafort, condannato per reati fiscali ma anche lui coinvolto nell’inchiesta di Mueller.

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Trump, dicevamo, ha anche graziato quattro membri della compagnia militare privata Blackwater coinvolti nelle uccisioni di civili a piazza Nisour, a Baghdad, nel 2007. I quattro uomini facevano parte di una squadra inviata a scortare un convoglio americano e, secondo le ricostruzioni delle indagini, aprirono il fuoco sui civili senza che ci fosse una minaccia concreta usando anche mitragliatrici e granate stordenti, e uccisero 17 persone, tra cui due bambini di 8 e 11 anni. Uno dei quattro, Nicholas Slatten, era stato condannato all’ergastolo perché, secondo le indagini, era stato lui il primo a sparare. Gli altri tre erano stati condannati a 30 anni di prigione ciascuno. Il massacro di piazza Nisour è ricordato come uno degli eventi più simbolici della guerra in Iraq, che ha colpito duramente la fiducia degli iracheni negli Stati Uniti.

Durante la sua presidenza, Trump ha spesso difeso militari accusati di crimini di guerra, come per esempio l’ex Navy SEAL Edward Gallagher, ma questi atti di clemenza hanno anche un collegamento diretto con lui: l’ex capo di Blackwater è Erik Prince, un miliardario e un suo forte sostenitore. La sorella di Prince, Betsy DeVos, è segretaria all’Educazione.

Infine, tra gli altri graziati celebri ci sono tre ex deputati repubblicani, due dei quali sono stati precoci sostenitori di Trump: Duncan Hunter, che si dichiarò colpevole e fu condannato a 11 mesi di prigione per aver usato i fondi della sua campagna elettorale per affari privati, tra cui vacanze e spese legate a un rapporto extraconiugale, e Chris Collins, condannato a 26 mesi per insider trading e per aver mentito all’FBI. Anche Collins si era dichiarato colpevole. Il terzo ex deputato repubblicano è Steve Stockman, condannato per aver tenuto per sé centinaia di migliaia di dollari destinati a progetti di interesse pubblico. La sua grazia è stata sostenuta tra gli altri da Sidney Powell, l’avvocata coinvolte in queste settimane nel tentativo di Trump di sovvertire il risultato delle elezioni presidenziali.

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È molto probabile che questi atti di clemenza non saranno gli ultimi della presidenza Trump. Secondo il Washington Post, Trump avrebbe detto ai suoi collaboratori che intende usare ampiamente il suo potere di grazia prima della fine del mandato, e la Casa Bianca ha ricevuto moltissime richieste di clemenza da membri del Congresso, avvocati, lobbisti e vari sostenitori del presidente.

Secondo i media, Trump starebbe anche riflettendo sulla possibilità di concedere ai suoi collaboratori e famigliari una grazia preventiva, che li protegga da inchieste future su presunti crimini commessi fino al momento dell’emissione della grazia. È una facoltà che la legge attribuisce al presidente, anche se è stata usata in rari casi, per esempio dal presidente Gerald Ford per proteggere il suo predecessore Richard Nixon dalle inchieste sullo scandalo Watergate. Trump starebbe perfino pensando di graziare se stesso, ma su questo non ci sono precedenti, e la giurisprudenza è molto meno chiara.