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  • giovedì 23 Ottobre 2014

Le condanne contro i militari di Blackwater

Quattro guardie private sono state giudicate colpevoli dell'omicidio ingiustificato di 14 iracheni nel 2007: fu una delle storie più gravi e controverse della guerra

Quattro uomini che lavoravano per Blackwater Worldwide sono stati condannati mercoledì 22 ottobre per il loro ruolo nell’uccisione di 14 iracheni al mercato di piazza Nisour a Baghdad nel 2007, e ora si trovano in prigione. La Blackwater — ora conosciuta con il nome Academi – è una società militare privata tra le più grandi del mondo, nonché il contractor di riferimento del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, a cui fornisce un migliaio di ex militari ben addestrati che vengono impiegati in conflitti come quello iracheno.

Il 16 settembre 2007 alle quattro guardie di Blackwater era stato ordinato di andare a piazza Nisour, a Baghdad – una zona che era stata attaccata da poco – e verificare che fosse tutto tranquillo in vista del passaggio di un convoglio del Dipartimento di Stato. Le guardie hanno dato la loro versione della storia: una Kia con a bordo una donna e un bambino aveva cominciato ad avvicinarsi lentamente contromano, ignorando l’ordine di liberare la strada e pure gli spari di avvertimento (un minimo di contesto: erano anni in cui gli attentati esplosivi con autobombe erano frequentissimi). Un poliziotto iracheno aveva affiancato l’auto: le guardie lì per lì non avevano capito se lo aveva fatto per accertarsi di cosa ci fosse dentro o per spingerla (capitava anche che gli attentatori si vestissero da poliziotti o lo fossero). La macchina comunque non si era fermata e le guardie di Blackwater avevano sparato verso la Kia, uccidendo i due passeggeri e il poliziotto. I militari avevano lanciato poi delle granate stordenti per far scappare gli altri eventuali presunti attentatori. Un gruppo di agenti della polizia irachena, scambiando le granate stordenti per granate normali e vedendo il loro collega morto, avevano allora aperto il fuoco verso gli uomini di Blackwater, che a loro volta avevano risposto con ulteriore violenza. Alla fine erano morte 17 persone: i due occupanti dell’auto, il poliziotto e altre 14.

Il governo e la polizia iracheni dissero da subito che gli spari non erano stati provocati e che le uccisioni erano state volontarie: insomma, che non era stato un incidente. Anche una successiva inchiesta dell’FBI stabilì che soltanto la morte dei due occupanti dell’auto e del poliziotto poteva considerarsi in qualche modo “giustificata”, ma non le altre 14. Tuttavia le prove forensi e la balistica non riuscirono a collegare nessun militare alle vittime: per questo l’inchiesta si è basata sulle dichiarazioni dei testimoni, che a loro volta hanno dato testimonianze contrastanti e poco credibili. Ad ogni modo, il caso creò un grosso problema diplomatico tra Iraq e Stati Uniti, e fece crescere ulteriormente le critiche della popolazione americana verso l’amministrazione di Washington. C’era poi la questione dell’uso dei contractors in generale – e Blackwater in particolare – che è sempre stata molto ambigua e controversa. I contractors, non facendo parte dell’esercito regolare statunitense e di fatto essendo “mercenari” della guerra, erano sottoposti a regole diverse sul campo di battaglia (in molti hanno sostenuto che non ne avessero proprio, di regole). E venivano visti come un simbolo dell’aggressività militare degli Stati Uniti.

La condanna dei militari di Blackwater è stata decisa dopo 28 giorni di camera di consiglio da una giuria federale che ha analizzato i fatti avvenuti a Baghdad e ha deciso di considerarli un atto criminale. La giuria ha riconosciuto colpevoli le quattro guardie su quasi tutte le 32 imputazioni di cui erano accusati. Nicholas Slatten, che l’accusa ha ritenuto responsabile per l’inizio della sparatoria, è stato condannato per omicidio di primo grado. Paul Slough, Evan Liberty e Dustin Heard sono stati condannati per omicidio volontario (meno grave dell’omicidio di primo grado: in questo caso si ritiene che il reato sia stato commesso in un particolare stato d’ira determinato da una provocazione altrui), tentato omicidio e possesso di armi da fuoco. Un quinto contractor, Jeremy Ridgeway, si era già dichiarato colpevole di omicidio volontario e aveva collaborato con l’accusa.

Le pene devono ancora essere stabilite. Nicholas Slatten rischia una condanna all’ergastolo, mentre gli altri tre imputati dovranno affrontare almeno 30 anni di prigione. Gli avvocati di Evan Liberty e Dustin Heard hanno dichiarato che faranno appello per cambiare la decisione della giuria federale. La data della sentenza definitiva non è ancora stata decisa.

La sentenza è una vittoria diplomatica importante per gli Stati Uniti, che avevano convinto gli iracheni a lasciare che fossero loro a processarli e che dovevano fidarsi del sistema giudiziario statunitense. Secondo la legge federale americana, il governo ha giurisdizione sui crimini commessi all’estero dai contractor del Dipartimento della Difesa. Blackwater stava in realtà lavorando per il Dipartimento di Stato, ma i giurati non hanno ritenuto la distinzione importante. «Questo verdetto conferma l’impegno del popolo americano a far valere la legge, anche in tempo di guerra», ha detto Ronald C. Machen Jr., il procuratore federale degli Stati Uniti a Washington. «Sette anni fa questi contractor della Blackwater aprirono il fuoco e lanciarono granate su uomini, donne e bambini innocenti. Oggi sono stati ritenuti responsabili di quell’attacco vergognoso e delle sue devastanti conseguenze per tante famiglie irachene».

L’avvocato di Nick Slatten, Thomas Connolly, ha detto dopo il verdetto: «È innocente, siamo molto delusi che la giuria abbia deciso così, ma la loro decisione non cambia quello che è successo – e che non è successo – a piazza Nisour». La Blackwater, che si era vista annullare il contratto con il governo subito dopo la strage (da qui il cambio di nome) ha deciso di patteggiare per una somma sconosciuta.

Nella foto Nicholas Slatter, condannato mercoledì 22 ottobre per omicidio di primo grado. (AP Photo/Cliff Owen)