Emmanuel Macron, Parigi, 2 ottobre 2020 (Ludovic Marin / POOL via AP)
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  • giovedì 10 Dicembre 2020

La Francia e il nuovo progetto di legge sulla laicità dello Stato

Cosa prevede la proposta del governo contro il "separatismo religioso" presentata "a sostegno dei principi della Repubblica"

Emmanuel Macron, Parigi, 2 ottobre 2020 (Ludovic Marin / POOL via AP)

Mercoledì 9 dicembre in Francia il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge “a sostegno dei principi della Repubblica”, prima conosciuto come progetto contro il “separatismo religioso”. Il primo ministro Jean Castex, presentandolo insieme a quattro ministri del suo governo, ha detto che non è un intervento «contro le religioni, né contro la religione musulmana in particolare» ma «è una legge di libertà, di protezione, di emancipazione di fronte al fondamentalismo religioso» e in linea con «i principi repubblicani» della Francia.

Il disegno di legge inizierà a essere discusso a febbraio, è stato scritto dopo 40 riunioni interministeriali e contiene più di 5o articoli. Libération ha scritto che sarà uno degli ultimi grandi interventi del mandato presidenziale di Emmanuel Macron, e «probabilmente, uno dei più discussi»: all’interno della maggioranza, tra le opposizioni e anche oltre i confini nazionali. «Questa legge che pretende di combattere l’islamismo “consolidando il rispetto dei principi della Repubblica” è un testo ad alto rischio politico e diplomatico. La prova che l’esecutivo sta camminando su un campo minato: il disegno di legge è già stato ribattezzato tre volte e ha perso uno dei suoi titoli originali – perché troppo controverso – di “lotta al separatismo”. E non comprende neanche la parola “islamismo”, tanto attesa dalla destra».

Fino a qui
L’Islam radicale è uno dei temi che hanno impegnato di più il governo di Emmanuel Macron negli ultimi anni. A settembre, il presidente francese aveva annunciato con molta enfasi un nuovo disegno di legge con misure dure contro il «separatismo», termine che usava da qualche tempo per indicare il fatto che molte persone musulmane vivrebbero in una «società parallela», porosa al fondamentalismo islamico e contraria ai valori laici della Repubblica francese: con la tendenza, dunque, a creare comunità indipendenti dall’entità statale alla quale appartengono.

Lo scorso febbraio, in un discorso molto apprezzato, Macron aveva difeso la laicità dello Stato e fatto tre proposte orientate a interrompere le influenze straniere sull’Islam in Francia: proposte che sono state incluse nel testo della riforma. A inizio ottobre Macron aveva fatto un nuovo discorso su questo tema dopo due eventi particolari: a inizio settembre era cominciato il processo per l’attacco terroristico alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo, compiuto nel 2015 in seguito alla pubblicazione di alcune vignette satiriche sul profeta Maometto; a fine settembre a Parigi un uomo di origine pakistana aveva accoltellato due persone con l’obiettivo di vendicare le caricature di Maometto pubblicate da Charlie Hebdo. Il secondo discorso di Macron, molto più determinato – e criticato – rispetto al primo, era stato seguito da un altro attacco: la decapitazione da parte di un giovane ceceno di Samuel Paty, un insegnante di scuola media che aveva mostrato delle vignette satiriche su Maometto durante una lezione sulla libertà d’espressione.

A quel punto il presidente francese aveva annunciato l’imposizione di controlli e misure restrittive per contenere l’Islam radicale, aveva ordinato una serie di perquisizioni nelle sedi di associazioni islamiche e scuole religiose, la chiusura di una moschea e lo scioglimento di Cheikh Yassine, un’associazione vicina al gruppo radicale palestinese Hamas. Ma era stato di nuovo criticato dal presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, e accusato in diversi paesi di fare propaganda anti-islamica e di diffondere odio verso i musulmani: c’erano state manifestazioni e proteste.

Il progetto di legge
La parte più corposa del progetto di legge ha a che fare con l’esercizio del culto e introduce diversi nuovi obblighi. La maggior parte dei culti praticati in Francia è regolata da una legge del 1905, mentre il 92 per cento delle associazioni musulmane, ospitando attività anche culturali, ricade sotto una legge del 1901. Il governo vorrebbe ora promuoverne il passaggio sotto la legge del 1905, che determina la separazione tra Chiesa e Stato, permette maggiori controlli e impone nuovi obblighi. Tra le nuove misure previste c’è per esempio un rafforzamento del controllo sui finanziamenti esteri ai luoghi di culto e il fatto che le donazioni superiori ai 10 mila euro dovranno essere sottoposte a una dichiarazione specifica.

Il disegno di legge interviene anche sul piano dell’istruzione, limitando la scolarizzazione a domicilio. Stabilisce «il principio dell’obbligo scolastico» per i bambini di età compresa tra 3 e 16 anni, e consente deroghe per «ragioni molto limitate relative alla situazione del bambino o della sua famiglia» che non potranno però più essere comunicate attraverso una dichiarazione, ma autorizzate dal ministero dell’Istruzione. Questo, secondo il governo, impedirà ad alcune famiglie di scegliere l’istruzione a casa per ragioni religiose o politiche. Durante la conferenza stampa di presentazione del progetto di legge è stato spiegato che il 50 per cento dei bambini che frequentano le scuole coraniche risulta ufficialmente istruito in famiglia.

Si stabiliscono, inoltre, misure per evitare i matrimoni combinati attraverso un maggior potere di controllo e di verifica assegnato agli ufficiali di stato civile, e si vieta il rilascio dei “certificati di verginità” da parte dei medici fissando una pena che prevede un anno di detenzione e una multa di 15 mila euro. Pur condividendo il presupposto che la pratica sia sbagliata e non abbia alcun fondamento scientifico e clinico, non tutti sono d’accordo con questa proposta: alcuni temono che il divieto finisca per penalizzare e mettere in difficoltà proprio le donne che la legge stessa vorrebbe proteggere. Infine, nel testo, si vieta il rilascio di titoli di soggiorno a persone in stato di poligamia.

– Leggi anche: In Francia si discute di certificati di verginità

Il progetto di legge prevede anche un nuovo reato, quello «di messa in pericolo della vita altrui attraverso la diffusione di informazioni relative alla vita privata, familiare e professionale di una persona che permettono di identificarla o di localizzarla». Propone, infine, di perseguire gli autori di minacce, violenze e intimidazioni per motivi religiosi: la misura intende per esempio tutelare il personale ospedaliero quando un marito richiede che la moglie venga visitata da una medica.

Reazioni e il Consiglio di Stato
Jean-Luc Mélenchon, leader del partito di estrema sinistra La France Insoumise, ha accusato il governo di voler «stigmatizzare i musulmani» prendendo come pretesto la laicità dello stato. Per la destra, invece, il testo non va abbastanza lontano («In questo testo manca tutto», ha detto Marine Le Pen). La maggioranza parlamentare rischia a sua volta delle divisioni tra i sostenitori di una laicità “interventista” e più combattiva e i promotori della ricerca di un pacifico patto sociale, teorizzata dal sociologo Jean Baubérot, che a fine novembre ha scritto una lettera aperta a Macron (molto commentata dai giornali francesi) in cui lo «supplica» di non lasciarsi «influenzare dal sarkozysme» e più in generale dalla destra, e gli ha chiesto se anche la Chiesa cattolica rispetti «questi valori quando proibisce l’accesso al sacerdozio alle donne».

Lunedì 7 dicembre il Consiglio di Stato francese – che fornisce consulenza al governo in materie giuridiche e amministrative – ha dato il proprio parere sul nuovo progetto di legge e, come scrive Le Monde, ha sostanzialmente approvato quanto vuole il governo. Ha fatto sapere che le misure e le restrizioni previste dal testo riguardano praticamente tutti i diritti e le libertà garantite dalla Costituzione, giudicandole in generale proporzionate. Ma ha dato anche diversi suggerimenti, esprimendo riserve non puramente formali e facendo proposte di riscrittura di cui il governo potrà o non potrà tenere conto. Il Consiglio di Stato dà atto al governo di voler «rafforzare il rispetto da parte di tutti dei principi della Repubblica», e consiglia di modificare in questo modo il titolo del disegno di legge proponendo anche di accantonare il riferimento ai “valori” per far proprio il requisito del rispetto dei “principi” della Repubblica. Raccomanda inoltre che il memorandum esplicativo del disegno di legge «chiarisca ulteriormente l’ispirazione politica generale che vi sta dietro», suggerendo una sorta di metodo preventivo in vista della discussione parlamentare.