Uno striscione sul tetto di una casa di Parigi l'11 gennaio 2015, quando migliaia di persone si erano ritrovate nella Place de la République per manifestare dopo gli attentati. (AP Photo/Peter Dejong, File / LaPresse)
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  • martedì 1 Settembre 2020

Inizia il processo per l’attentato a Charlie Hebdo

Ci sono 14 imputati, accusati di avere aiutato i fratelli Kouachi e Amedy Coulibaly; nel frattempo Charlie Hebdo ha ripubblicato alcune controverse vignette sull'Islam

Uno striscione sul tetto di una casa di Parigi l'11 gennaio 2015, quando migliaia di persone si erano ritrovate nella Place de la République per manifestare dopo gli attentati. (AP Photo/Peter Dejong, File / LaPresse)

Mercoledì 2 settembre inizierà il processo per l’attentato alla redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo, avvenuto il 7 gennaio 2015 a Parigi, in cui furono uccise in tutto 12 persone che appartenevano alla redazione del giornale. Il processo è particolarmente atteso perché riguarderà anche altri due attacchi che si verificarono due giorni dopo l’attentato a Charlie Hebdo, cioè la sparatoria a sud di Parigi in cui rimase uccisa una poliziotta e l’attentato a un supermercato kosher dove vennero uccise altre 4 persone. I tre attentati sono fra i più gravi attacchi terroristici compiuti a Parigi negli ultimi anni insieme alla strage avvenuta al Bataclan il 13 novembre 2015.

In occasione dell’inizio del processo Charlie Hebdo ha ripubblicato in un numero speciale alcune controverse vignette sull’Islam che avevano attirato numerose critiche, fra cui quelle dei musulmani più integralisti. La redazione del giornale ha detto a Le Monde che dopo l’attentato era stato chiesto diverse volte a Charlie Hebdo di ripubblicare le controverse caricature di Maometto, ma che si erano sempre rifiutati di farlo per mancanza di una buona ragione. Mostrare nuovamente le vignette satiriche all’inizio del processo, ha spiegato la redazione, è sembrato «indispensabile».

La copertina del numero speciale di Charlie Hebdo ha un titolo piuttosto esplicito: «Tout ça pour ça» (“Tutto ciò a causa di queste [vignette]”).

Il processo per i tre attentati dovrebbe durare circa due mesi e concludersi il 10 novembre. Malgrado non ci siano certezze, gli imputati sono sospettati di essere collegati a tutti gli attacchi. Le Monde ne parla come di un processo «storico» per via della grande copertura mediatica che gli attentati terroristici di Parigi ebbero in tutto il mondo. Il processo inoltre verrà filmato, una cosa che in Francia si fa soltanto in casi di grande portata.

Gli imputati in totale sono 14, tre di loro sono ancora ricercati. Sono tutti accusati di aver fornito armi e sostegno logistico ai responsabili dell’attacco alla redazione di Charlie Hebdo, i fratelli Cherif e Said Kouachi, e all’autore dell’attacco al supermercato kosher la sera prima dello Shabbat, Amedy Coulibaly. Tutti e tre vennero uccisi dalla polizia francese. Secondo un membro di al Qaida che ha parlato al New York Times a condizione di restare anonimo, inoltre, i fratelli Kouachi e Coulibaly si conoscevano e potrebbero aver coordinato gli attacchi all’interno dello stesso gruppo di persone, nonostante i Kouachi appartenessero ad al Qaida, mentre Coulibaly aveva rivendicato la sua appartenenza allo Stato Islamico (o ISIS).

– Leggi anche: La strage di “Charlie Hebdo” a Parigi

Prima dell’attentato del 2015, Charlie Hebdo aveva già subito attacchi e minacce per la sua satira sull’Islam e Maometto: secondo i musulmani, la raffigurazione di Maometto è un gesto blasfemo, tanto più se viene rappresentato in atti osceni o controversi. Nel 2006, Charlie Hebdo aveva pubblicato delle caricature che originariamente erano uscite sul quotidiano danese Jyllands Posten, causando violente proteste da parte dei musulmani; nel 2012 aveva inoltre pubblicato alcune vignette che ritraevano Maometto nudo, mentre in un’altra copertina compariva seduto su una sedia a rotelle spinta da un ebreo ortodosso. Dopo gli attentati, il giornale Le Parisien aveva diffuso un video della fuga degli attentatori, a cui vennero attribuite le frasi: “Abbiamo vendicato il profeta Maometto, abbiamo ucciso Charlie Hebdo”.

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Malgrado sia i fratelli Kouachi sia Coulibaly fossero stati uccisi dalla polizia francese, gli attentati del gennaio 2015 a Parigi vennero considerati «un colossale fallimento dell’intelligence francese». Dopo gli attentati, il governo francese iniziò ad aumentare le risorse per la sicurezza nazionale, rivide la struttura del dipartimento di intelligence e assunse centinaia di investigatori per investigare in maniera più efficace sugli estremisti. La redazione di Charlie Hebdo venne spostata in un luogo segreto e la redazione venne messa sotto scorta.

Il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, ha sottolineato che l’inizio di questo processo è «l’occasione per ricordare che la lotta contro il terrorismo islamico è una delle maggiori priorità del governo» e che la Francia «combatterà incessantemente». Invece Mohammed Moussaoui, presidente del Consiglio francese per il culto musulmano, ha invitato la comunità musulmana a «ignorare» le caricature di Maometto ripubblicate da Charlie Hebdo, ricordando comunque che «nulla potrà giustificare la violenza».