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  • sabato 10 Gennaio 2015

Cosa sappiamo sui terroristi di Parigi

Chi sono i fratelli Kouachi, cosa c'entra il terzo uomo del negozio kosher e la donna in fuga, e qual è il ruolo di al Qaida negli attentati contro Charlie Hebdo

Mercoledì 7 gennaio due uomini poi identificati come Saïd e Chérif Kouachi, due cittadini francesi di 34 e 32 anni, hanno attaccato la redazione del settimanale satirico francese Charlie Hebdo uccidendo dodici persone. Altre due persone, il 32enne Amédy Coulibaly e la 26enne Hayat Boumeddiene, sono state invece ricercate dalla polizia per il loro presunto coinvolgimento nella sparatoria a Montrouge, nel sud di Parigi, avvenuta giovedì mattina e in cui è rimasta uccisa una poliziotta. Diverse ricostruzioni degli ultimi due giorni indicano che le quattro persone avevano dei legami: il procuratore capo di Parigi, François Molins, ha detto che sono state scoperte più di 500 telefonate fra Hayat Boumeddiene e la moglie di Chérif Kouachi, fatto che indica «stretti e solidi legami».

I due fratelli Kouachi sono stati uccisi durante l’operazione di polizia a Dammartin-en-Goële, nel dipartimento di Senna e Marna, a nordest di Parigi. Coulibaly è rimasto ucciso dopo avere attaccato un negozio kosher di Parigi, ieri pomeriggio. Boumedienne sarebbe invece ancora in fuga, ma sul suo conto circolano informazioni molto poco chiare. Un membro della divisione di al Qaida in Yemen, l’AQAP (che è la sigla in inglese di “al Qaida nella penisola arabica”), ha detto ad Associated Press che il suo gruppo terroristico ha diretto l’attacco contro la redazione di Charlie Hebdo. La notizia ha trovato ulteriore conferma, per così dire, nelle dichiarazioni che Chérif Kouachi ha fatto parlando con un giornalista francese. Delle quattro persone coinvolte, comunque, non se ne sa molto: abbiamo messo in ordine le notizie circolate finora.

I fratelli Kouachi
Secondo una fonte dell’intelligence statunitense contattata dal New York TimesSaïd e Chérif Kouachi erano da anni “sotto osservazione” da parte servizi segreti francesi e statunitensi per attività legate al terrorismo. La notizia è stata confermata dal ministro degli Interni tedesco Thomas de Maiziere, che ha detto che i loro nomi erano contenuti in una lista utilizzata dalla polizia dei paesi dell’area di Schengen. Secondo alcune fonti dell’intelligence statunitense, inoltre, i due fratelli facevano parte di una lista riservata di 1,2 milioni di persone sospette di svolgere attività legate al terrorismo, chiamata TIDE (sigla di Terrorist Identities Datamart Environment), e di una lista più ristretta di persone che non potevano utilizzare voli di linea per entrare e uscire dagli Stati Uniti. Alcune fonti statunitensi contattate dal Wall Street Journal, hanno detto che la sorveglianza sui due fratelli era finita nella primavera del 2014, dopo che per anni sul loro conto non era stato trovato nulla di sospetto.

Saïd e Chérif Kouachi sono nati a Parigi, nella zona del decimo arrondissement(come peraltro riportato dalla carta d’identità appartenente a Saïd e ritrovata nell’auto utilizzata nell’attacco a Charlie Hebdo). Dopo la morte dei loro genitori, avvenuta quando ancora erano piccoli, i due fratelli sono stati affidati ai servizi sociali e cresciuti a Rennes, nel nordovest della Francia. In seguito entrambi sono tornati a vivere a Parigi. Dei due, come ha detto anche il ministro degli Interni francese Bernard Cazeneuve, solo Chérif ha già scontato una condanna di un anno e mezzo per aver fatto parte di una rete terrorista islamista, dal 2005 al 2006, mentre Saïd era noto alle autorità solamente per essere comparso “nei contorni del caso giudiziario del fratello”. Di entrambi, negli ultimi giorni, si è venuto a sapere che potrebbero essere stati addestrati in Yemen dalla divisione locale di al Qaida, considerata la più pericolosa di tutta l’organizzazione terroristica. Un membro del gruppo venerdì ha rivendicato l’attacco.

Saïd
È il fratello di cui si sa meno. Secondo Le Figaro a un certo punto della sua vita si è sposato e sembra che vivesse a Rennes. Di lui, diverse fonti hanno detto al New York Times, a Reuters e CNN che ha passato alcuni mesi in Yemen, dove sarebbe stato addestrato dall’AQAP. Un agente dell’intelligence dello Yemen ha confermato la notizia ad Associated Press, aggiungendo che Saïd ha attivamente combattuto con il gruppo. Un altro agente ha detto ad AP che Saïd è rimasto in Yemen fino al 2012. Una fonte ha poi confermato a Reuters che in Yemen Saïd ha incontrato Anwar al Awlaki, un predicatore islamico con la cittadinanza statunitense noto per reclutare combattenti provenienti dall’estero per l’AQAP, di cui era anche una delle figure più importanti (è morto nel 2011 a causa di un attacco coi droni dell’esercito americano).

La ricostruzione sembra coincidere con la notizia riportata da Associated Press e con una testimonianza secondo cui durante l’attacco alla redazione di Charlie Hebdo i due uomini avrebbero urlato di «dire ai media che siamo di al Qaida dello Yemen». Diversi analisti avevano associato fin da subito l’attacco con l’AQAP, per il modo in cui era stato compiuto e il carattere “militare” dell’operazione. Inoltre il nome di Stéphan Charbonnier, il direttore di Charlie Hebdo ucciso mercoledì nell’attacco, faceva parte di una lista di persone da uccidere pubblicata nel 2013 da Inspire, la rivista in pdf in lingua inglese che si ritiene sia diffusa online da una delle divisioni di al Qaida nella Penisola araba.

Chérif
Dei due, è quello con i legami più solidi e accertati con i terroristi islamici. Racconta il New York Times che in Francia ha studiato da istruttore di fitness e ha fatto diversi lavori fra i quali il fattorino per una pizzeria e il pescivendolo. Era già noto alla polizia per piccoli reati compiuti da adolescente.

Negli ultimi due giorni è circolato molto il video di un documentario di France 3 del 2005 sull’estremismo islamico in Francia che descrive i rapporti di Chérif con alcuni terroristi. Le Point, riprendendo quel video, dice di aver avuto accesso a dei documenti riservati da cui risulta che Kouachi fosse effettivamente legato a diverse persone incarcerate o accusate di terrorismo in Francia negli scorsi anni. Tra loro ci sarebbe anche Djamel Beghal, condannato nel 2005 a dieci anni per aver progettato un attacco contro l’ambasciata americana in Francia.

Il nome di Djamel Beghal è a sua volta legato a quello di Aït Ali Belkacem, uno dei principali responsabili dell’attentato alla ferrovia RER B a Saint-Michel del 1995. Nel 2005, lo stesso anno in cui fu girato il video, Chérif è stato arrestato mentre si preparava per scappare in Siria, e da lì spostarsi in Iraq. Passò in prigione un anno e mezzo per avere fatto parte della cosiddetta “rete di Buttes-Chaumont”, che reclutava combattenti per al Qaida da mandare in Iraq. Chérif fu ufficialmente condannato nel 2008, quasi due anni dopo essere stato rilasciato di prigione, dove non tornò perché metà della sua pena era stata sospesa e perché aveva già passato un anno e mezzo in carcere. All’epoca del processo, comunque, il suo avvocato Vincent Ollivier disse che il profilo di Chérif era più «quello di un fumatore di marijuana delle case popolari che quello di un islamista».

Dopo essere uscito di prigione, Kouachi fu comunque messo sotto sorveglianza: successivamente si scoprì che, oltre a Djamel Beghal, Kouachi frequentava anche altri due uomini già condannati per atti di terrorismo, Ahmed Laidouni e Farid Melouk (coi quali fu fotografato mentre si allenava all’interno di un campo sportivo). La casa di Kouachi fu perquisita (siamo nel 2010): furono trovati un po’ di soldi in contanti, qualche testo in arabo piuttosto radicale, immagini e video su al Qaida. Dal suo computer risultò che aveva visitato diversi siti legati al jihad. «Tutto insomma faceva pensare che fosse vicino alla causa terrorista», scrive Le Point. Tuttavia all’accusa mancavano delle prove. Kouachi fu interrogato in quanto “testimone assistito” e non come indagato. Le Point riporta anche una parte del documento in cui si dice che nonostante i suoi legami con l’islam radicale e il suo interesse per le tesi che difendono la legittimità del jihad armato, non c’era alcuna prova a sostegno del suo coinvolgimento diretto nei progetti degli altri incriminati.

Durante un’intervista telefonica con il giornalista francese Igor Sahiri, condotta venerdì mattina ma trasmessa nel pomeriggio, anche Chérif ha detto di essere andato in Yemen per essere addestrato dall’AQAP, e che è stata l’organizzazione ad “inviarlo” in Francia. Ha anche aggiunto di avere avuto contatti e di essere stato finanziato da Anwar al Awlaki, il predicatore dell’AQAP che aveva reclutato anche Saïd. Nell’intervista, Chérif motiva così l’attacco:

Non siamo degli assassini. Noi difendiamo il Profeta. Non uccidiamo le donne, non uccidiamo nessuno. Difendiamo il profeta. Se qualcuno offende il profeta, non c’è problema, lo possiamo uccidere. Ma non uccidiamo le donne. Non siamo come voi. Voi siete quelli che uccidete i bambini musulmani in Iraq, in Siria, in Afghanistan. Noi no.

Il New York Times riporta inoltre che sia Chérif sia Saïd hanno avuto dei non meglio precisati rapporti con Boubaker Hakim, un terrorista franco-tunisino che recentemente si è unito allo Stato Islamico ma che dal 2011 ha reclutato combattenti per la causa islamista estremista nel Nord Africa e in Europa.

E gli altri due?

 

Amédy Coulibaly viene da Juvisy-sur-Orge, un paese fuori da Parigi. Aveva 33 anni e si ritiene che sia il responsabile sia dell’uccisione della poliziotta avvenuta a Montrouge, giovedì, sia dell’attacco al negozio alimentari kosher di ieri. Il Guardian, citando il settimanale francese L’Obs, riporta che Coulibaly ha incontrato Chérif Kouachi quando entrambi si trovavano nella prigione di Fleury-Mérogis, a sud di Parigi: lì Coulibaly sarebbe diventato un estremista religioso. Come Chérif, anche Coulibaly avrebbe conosciuto Djamel Beghal. Negli anni è stato condannato fra le altre cose per rapina a mano armata e traffico di droga. Era stato poi arrestato nel 2010 per aver partecipato alla pianificazione dell’evasione di prigione di Smaïn Aït Ali Belkacem, una delle persone coinvolte negli attacchi alle metro e ai treni di Parigi dell’estate del 1995, che causarono la morte di otto persone. Coulibaly, secondo il Guardian, era uscito di prigione circa un anno fa.

Di Hayat Boumeddiene non si sa moltissimo – nemmeno quanto sia coinvolta negli attacchi di questi giorni – se non che ha una relazione con Coulibaly dal 2010 e che anche lei, come riporta Le Monde, ha incontrato Djamel Beghal.

foto: Getty Images