Ambulanze e auto in coda fuori dall’ospedale Cotugno di Napoli, giovedì 12 novembre (Ivan Romano/Getty Images)
  • Italia
  • mercoledì 25 Novembre 2020

La questione dei posti letto nelle terapie intensive in Campania

Non si capisce bene quanti siano, per via di dati poco chiari e contraddittori, e questo sta attirando critiche e accuse sulla Regione

Ambulanze e auto in coda fuori dall’ospedale Cotugno di Napoli, giovedì 12 novembre (Ivan Romano/Getty Images)

Da alcune settimane l’incertezza sui numeri di posti letto disponibili negli ospedali della Campania, e in particolare quelli nei reparti di terapia intensiva, ha provocato un caso politico che ha attirato grandi critiche e accuse serie contro il governo regionale, insinuando dei dubbi su quale sia la reale situazione di pressione sul sistema sanitario locale causata dall’epidemia da coronavirus.

Conoscere il numero aggiornato dei posti letto disponibili nelle terapie intensive, e quanti di questi siano occupati dai malati di Covid-19, è stato complicato fin dall’inizio dell’epidemia un po’ ovunque. Questo nonostante sia il dato più importante per capire se gli ospedali sono sotto pressione oppure no, e uno degli indicatori che influiscono nella scelta del ministero della Salute sulle restrizioni da adottare. In Campania, però, nelle ultime settimane il dato è stato ancora più incerto del normale.

Lo scorso 11 novembre, in corrispondenza con i primi dubbi sui numeri forniti dalla Campania, alcuni ispettori ministeriali avevano fatto dei sopralluoghi nei principali presidi sanitari regionali. Il presidente della regione Vincenzo De Luca aveva definito una «cialtronata» l’ispezione: non ci sono relazioni ufficiali di quanto scoperto, e quindi se e quanto abbia influito nelle decisioni successive: ma pochi giorni dopo il ministero della Salute aveva incluso la Campania, insieme alla Toscana, nella “zona rossa” (prima era “gialla”). La crescita dei contagi e quella della pressione sugli ospedali erano già segnalate da un paio di settimane, soprattutto a Napoli.

Per capire cosa è successo negli ultimi mesi, il punto di partenza è il dato dei posti disponibili prima dell’epidemia. Secondo un report firmato dal commissario straordinario Domenico Arcuri, i posti letto in terapia intensiva “pre Covid” erano 335. Il report, pubblicato il 13 ottobre da Quotidiano sanità, mostra anche i letti aggiunti nel corso degli ultimi mesi: sono 92, per un totale di 427 posti disponibili a metà ottobre.

Le cose da sapere sul coronavirus

Ma i posti in terapia intensiva in una regione non sono un numero fisso e monolitico. Aumentano ogni giorno nei diversi ospedali che riescono ad attrezzarne uno o due in più grazie a un nuovo ventilatore o a una nuova assunzione di personale, per esempio. I conteggi sono quindi aggregazioni dei dati dei singoli ospedali, che possono cambiare con una certa frequenza. E talvolta i conteggi includono impropriamente anche quelli “attivabili”, cioè quelli per cui esistono potenzialmente le risorse e lo spazio e che possono essere resi disponibili in breve tempo, in caso di necessità. Per questo è normale vedere circolare stime leggermente diverse sui posti nelle varie regioni.

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La fonte più attendibile è il portale di Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali. Da circa un mese, dopo l’attenzione sollevata sul tema dell’occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, il sito pubblica la percentuale di occupazione in ogni regione. Ogni giorno vengono aggiornati i dati dei posti letto disponibili e dei posti letto occupati dai malati di Covid-19. L’aggiornamento del 24 novembre dice che i posti disponibili sono in totale 590, quelli occupati per Covid-19 201, quindi l’occupazione è al 34%, quattro punti percentuali sopra la soglia di allerta indicata dall’Istituto superiore di sanità.

Guardando il grafico che mostra l’andamento della percentuale di occupazione, si può notare che il 19 e il 20 novembre c’è stato un netto calo e poi una risalita, il 21 novembre.

L’andamento dell’occupazione dei posti letto in terapia intensiva in Campania (Agenas)

Grazie ai dati estratti dall’associazione Ondata è possibile cercare di capire cosa sia successo. In quei due giorni il numero di posti letto disponibili nelle terapie intensive della Campania è salito a 925, abbassando la percentuale di occupazione. Il 21 novembre, i posti letto sono tornati 590. Non è chiaro se questa anomalia sia dovuta a un errore di comunicazione della regione oppure a una trascrizione sbagliata di Agenas. Non è possibile saperlo anche perché il grafico riporta la sola spiegazione “Elaborazione Agenas”, senza chiarire il flusso che alimenta queste tabelle così importanti.

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Un’altra fonte per cercare di capire la situazione delle terapie intensive in Campania è il bollettino pubblicato ogni giorno dalla regione, che però non aiuta a fare totale chiarezza. Nella prima settimana di novembre, infatti, le voci presentate nel bollettino sono cambiate: fino al 5 novembre il dato era diviso tra posti disponibili “totali”, “attivabili” e “occupati”. I posti attivabili, fino al 5 novembre, erano 243. Dal 6 novembre questa distinzione è scomparsa e sono stati comunicati solo i 590 posti totali disponibili. Giusto per complicare le cose, sul sito di Agenas i posti letto “attivabili” sono invece 66.

Secondo una ricostruzione di Fanpage, ci sono state anche altre comunicazioni estemporanee che non hanno aiutato a fare chiarezza. Il 10 ottobre il ministro per gli Affari regionaliFrancesco Boccia aveva detto che i posti totali erano 433. Il 28 ottobre il commissario straordinario Domenico Arcuri ne aveva contati 505.

Durante una diretta Facebook del 6 novembre, De Luca aveva spiegato che «in Campania ieri avevamo 175 ricoveri in terapia intensiva, rispetto a un numero di posti letto di 600. Abbiamo raddoppiato rispetto a gennaio i posti di terapia intensiva, ovviamente non li attiviamo subito tutti e 600 per non impegnare inutilmente il personale. Fra due mesi avremo 800 posti di terapia intensiva disponibili».

Al momento, secondo l’ultimo aggiornamento regionale, i posti letto sono 656. In una nota stampa del 9 novembre, intitolata “Covid-19, chiarimento sui posti letto”, la regione aveva detto che il dato si riferisce a tutti i posti letto, pubblici e privati, e che «si tratta della stessa dotazione di posti letto rilevabile nel flusso delle piattaforme ministeriali». Nella nota viene precisato che fino a febbraio i posti letto attivi nelle terapie intensive erano 335 e che «in questi mesi ne sono stati realizzati e attivati altri 255».

Pierino Di Silverio, vice segretario regionale del sindacato dei medici Anaao Assomed, dice che l’unico dato certo riguarda i 335 posti in terapia intensiva attivi prima dell’emergenza. Negli ultimi giorni il sindacato ha provato a ricostruire la disponibilità dei letti negli ospedali della Campania, ma il quadro non è chiaro. «Non riusciamo a capire se nei 590 comunicati dalla regione sono compresi anche gli “attivabili”», ha spiegato.

Il sindaco di Napoli Luigi de Magistris da tempo accusa il governo regionale di non fornire informazioni chiare sui posti letto, e nel weekend ha detto alla trasmissione Non è l’Arena che «ancora nel bollettino di oggi le terapie intensive che vengono date come operative sono “attivabili”, “programmabili”, dove però mancano o in alcuni casi gli strumenti o i medici e gli infermieri». Secondo de Magistris quei posti letto «non esistono» e «servono per far cambiare i colori».

Secondo Di Silverio il vero problema non sono i posti letto, ma la mancanza di personale sanitario, soprattutto rianimatori e infermieri. Il sindacato ha chiesto più volte di assumere gli specializzandi che stanno frequentando gli ultimi due anni di formazione in Campania. «Gli specializzandi sono 42 per ogni anno. Assumendoli avremmo 84 anestesisti rianimatori in più nelle terapie intensive della regione», ha spiegato. «Ma devono essere assunti con tutte le tutele, altrimenti c’è il rischio che i giovani medici preferiscano non interrompere il percorso formativo».

Per trovare nuovi medici, il 15 novembre la Protezione Civile aveva pubblicato una manifestazione di interesse con posti per 150 anestesisti, 100 infettivologi, 100 pneumologi e 100 medici specializzati in urgenze ed emergenze. Appena pubblicato, però, erano emerse varie perplessità circa l’efficacia del bando, rimasto aperto per pochi giorni e che escludeva gli specializzandi. Ieri la regione ha pubblicato i risultati. Su 156 risposte ricevute, ci sono state 97 rinunce e 7 esclusioni per mancanza di requisiti. 25 risposte sono in attesa di riscontro. In totale sono entrati in servizio 27 medici e 3 anestesisti, sui 450 ricercati inizialmente.

La tabella con le nuove assunzioni in Campania (Regione Campania)

I numeri sono molto distanti dalle aspettative iniziali. Nel comunicato stampa pubblicato dalla regione ci sono anche due note. La prima è riferita alle richieste di rinforzi presentate nei mesi scorsi: «Da mesi la Campania ha richiesto l’invio di medici (600), in particolare anestesisti, e infermieri (800)».

La seconda nota, invece, dice che «molti candidati, a seguito di chiamata hanno rinunciato, altri a seguito di verifiche sono risultati non in possesso dei requisiti di ammissione (mancanza di specializzazione), altri ancora sono risultati inesistenti, ovvero hanno dato nomi, comunicazioni di telefono o mail errate».