Maia Sandu (EPA/DUMITRU DORU)
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  • lunedì 16 Novembre 2020

Maia Sandu sarà presidente della Moldavia

La candidata d'opposizione, europeista, ha vinto il ballottaggio contro il presidente uscente Igor Dodon, sostenuto dalla Russia

Maia Sandu (EPA/DUMITRU DORU)

Maia Sandu, ex prima ministra e candidata dell’opposizione europeista, ha vinto le elezioni presidenziali in Moldavia battendo al ballottaggio il presidente uscente Igor Dodon, il più importante politico filorusso del paese. Sandu, del partito Azione e Solidarietà, ha ottenuto il 56% dei voti con il 99% delle schede scrutinate, secondo i dati comunicati dalla commissione nazionale moldava. Al primo turno, tenuto due settimane fa, Sandu aveva preso il 36,1% dei voti, Dodon il 32,6%.

Domenica sera, con la diffusione dei primi risultati, diversi sostenitori di Sandu si sono ritrovati di fronte alla sede del suo partito, nel centro della capitale Chisinau, per celebrare l’esito del voto. Parlando alla folla, Sandu ha promesso di unire il paese e combattere la corruzione, proposito al centro del suo programma politico da alcuni anni.

La politica moldava è cambiata moltissimo di recente. Per anni, infatti, il paese era stato controllato dal Partito Socialista, filorusso, e dal Partito Democratico Moldavo (PDM), una formazione dichiaratamente europeista ma accusata estesamente di corruzione, guidata da Vlad Plahotniuc, un oligarca considerato l’uomo più potente (e losco) del paese. A lungo i due partiti si erano di fatto spartiti il potere e le sfere di influenza, bloccando completamente le necessarie riforme nel paese.

Sandu ha studiato economia ad Harvard e ha lavorato per la Banca Mondiale, prima di tornare in Moldavia per fare politica. Tra il 2012 e il 2015 era stata ministra dell’Educazione in un governo guidato proprio dal PDM, ma dopo qull’esperienza era riuscita a creare un fronte di opposizione europeista che aveva messo in crisi il sostegno popolare del PDM, che in realtà era sempre stato risicato. Presentandosi come vera forza europeista, si era affermata come alternativa ai partiti filorussi al posto del PDM. Sandu era già stata candidata alle presidenziali nel 2016, sempre contro Dodon, e aveva perso di pochi voti, tanto che aveva parlato di brogli.

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Alle elezioni parlamentari del 2019 aveva ottenuto un ottimo risultato, provocando un importante sviluppo politico nel paese: si era alleata con i socialisti, escludendo il PDM dalla politica nazionale. Sandu era diventata prima ministra e Dodon presidente, ma la Corte Costituzionale, controllata da Plahotniuc, aveva annullato l’insediamento del governo aprendo una grave crisi politica. Dopo giorni di proteste, la decisione era stata revocata e Plahotniuc aveva dovuto lasciare il paese (vive ancora oggi in Turchia). L’esperienza di Sandu al governo durò però poco, e cinque mesi dopo fu sfiduciata come prima ministra in una crisi manovrata dai Socialisti e Dodon, in disaccordo con una sua proposta per rendere più trasparente la nomina della massima carica giudiziaria del paese.

Sandu si è candidata alle presidenziali del 2020 con un programma simile a quello delle precedenti campagne elettorali: un avvicinamento all’Unione Europea per ottenere fondi e sostegno per le fondamentali riforme di cui ha bisogno il paese, uno dei più poveri d’Europa, e in cui circa un terzo della popolazione vive all’estero. Proprio i voti dall’estero sembrano essere stati fondamentali per la sua elezione.

Secondo alcuni osservatori, ora potrebbe convocare elezioni parlamentari anticipate per provare a ottenere la maggioranza anche in parlamento, che oggi è controllato dai Socialisti, partito fino a poco tempo fa guidato da Dodon, che però si era candidato da indipendente per evitare un possibile conflitto costituzionale. Aveva comunque ricevuto il sostegno del partito e del presidente russo Vladimir Putin.