L’accordo definitivo su Brexit è sempre più lontano

La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione dopo che la Camera dei Comuni britannica aveva approvato una legge che viola gli accordi già presi

Stamattina la Commissione Europea ha mandato al governo del Regno Unito una lettera formale di diffida relativa alla legge che se approvata definitivamente dal parlamento britannico violerebbe gli accordi già in vigore su Brexit, rendendo sempre più lontano un accordo sull’uscita definitiva dall’Unione. Lo ha annunciato in una conferenza stampa la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen. La misura in questione è la legge sul Mercato Interno, di cui nel Regno Unito si parla da qualche settimana e che due giorni fa è stata approvata dalla Camera dei Comuni britannica.

La Commissione ha specificato che l’invio della lettera ha segnato l’inizio di una procedura di infrazione – cioè il meccanismo usato per risolvere i conflitti ed eventualmente sanzionare gli stati che violano le leggi comunitarie – contro il Regno Unito. L’accordo su Brexit prevede infatti che durante il periodo di transizione, che finirà il 31 dicembre 2020, la Commissione Europea possa trattare il Regno Unito allo stesso modo di uno stato membro, e che le eventuali controversie debbano essere risolte dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea, cioè il tribunale comunitario.

«Avevamo invitato i nostri amici britannici a cancellare le parti più problematiche della nuova legge sul Mercato Interno entro la fine di settembre», ha detto von der Leyen durante la conferenza stampa: «il tempo è scaduto ieri, e le misure problematiche non sono state rimosse, per questo la Commissione ha deciso di inviare la lettera di diffida».

Tutti gli esperti sono concordi nel ritenere la nuova legge una violazione degli accordi già in vigore sull’uscita del Regno Unito dall’UE, cioè il Withdrawal Agreement.

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Il Withdrawal Agreement, per esempio, prevede che il Regno Unito rispetti le leggi europee sugli aiuti di stato per quanto riguarda i sussidi statali alle aziende nordirlandesi, per evitare che facciano concorrenza sleale a quelle irlandesi; la legge proposta da Johnson prevede che il governo britannico possa scegliere se notificare o meno all’Unione Europea l’esistenza di alcuni sussidi. Il Withdrawal Agreement prevede inoltre che le aziende nordirlandesi debbano seguire alcuni passaggi burocratici per spedire i propri beni nel resto del territorio britannico: la nuova legge sostiene che questi passaggi non siano necessari. La legge è stata proposta da Johnson ma non è stata accolta allo stesso modo dal partito Conservatore, tanto che l’ex prima ministra Theresa May l’ha criticata moltissimo e si è astenuta durante il voto finale.

Al momento l’Unione Europea e il Regno Unito sono impegnati nell’ultima fase delle trattative per trovare un accordo commerciale che entri in vigore alla fine del periodo di transizione. Nei prossimi giorni è previsto l’ultimo giro di negoziati, ma le posizioni rimangono molto distanti su vari temi. Un’eventuale uscita del Regno Unito senza un accordo commerciale avrebbe conseguenze disastrose per l’economia britannica nel breve termine, ma danneggerebbe anche i paesi europei che hanno maggiori legami col Regno Unito (fra cui su tutti l’Irlanda).

Non è chiaro se il governo britannico abbia proposto la legge per mettere pressione all’Unione Europea durante i negoziati per l’accordo commerciale, oppure se stia cercando di addossare la colpa di un eventuale no deal all’intransigenza dei funzionari europei.

Dopo l’approvazione della Camera dei Comuni, la legge sul Mercato Interno è passata alla Camera dei Lord, dove a meno di grosse sorprese sarà approvata. La Commissione Europea ha dato un mese di tempo al governo britannico per ritirarla: se non dovesse succedere, come sembra, la Commissione dovrebbe denunciare il Regno Unito davanti alla Corte di Giustizia dell’UE: che però potrebbe metterci diversi mesi o anni per raggiungere una decisione.

Nel frattempo, l’Unione Europea ha già chiarito che non intende proseguire i negoziati se la nuova legge sarà in corso di approvazione definitiva. «Non è possibile accettare di stringere un accordo finché ci sarà questo rischio», ha detto un funzionario europeo alla giornalista Jennifer Rankin del Guardian.