(Chip Somodevilla/Getty Images)
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  • venerdì 28 Agosto 2020

«Biden distruggerà la grandezza americana»

Il discorso con cui Donald Trump ha concluso la convention del Partito Repubblicano si è fatto notare per molte ragioni: e il suo messaggio durissimo è solo una delle tante

(Chip Somodevilla/Getty Images)

Nel discorso con cui ha concluso la convention del Partito Repubblicano, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha descritto le elezioni presidenziali del prossimo 3 novembre come una scelta tra due scenari estremi e lontanissimi tra loro: «Questa elezione deciderà se salveremo il sogno americano, o se permetteremo a un programma socialista di distruggere il nostro amato destino. Se difenderemo lo stile di vita americano, o se permetteremo a un movimento radicale di smantellarlo e distruggerlo. Joe Biden non è il salvatore dell’anima dell’America: è il distruttore dei posti di lavoro americani, e se gliene darete la possibilità, distruggerà la grandezza americana».

È stato un discorso significativo per più di una ragione: innanzitutto, naturalmente, perché il messaggio di Trump è esattamente speculare a quello rivolto al paese dai Democratici la settimana scorsa, ammonendo sul rischio che un’eventuale rielezione di Trump possa compromettere per sempre la democrazia statunitense. Ma non solo: è stato un discorso lunghissimo – il triplo di quello di Biden – e molto meno duro nei toni che nei contenuti, che Trump ha letto con tono monocorde mostrando spesso di annoiarsi lui stesso. Ed è stato pronunciato alla Casa Bianca e davanti a un pubblico di 1.500 persone senza distanziamento, due cose che faranno molto discutere.

Non era mai accaduto che un presidente statunitense organizzasse un comizio elettorale, con tanto di enormi schermi e cartelli con il proprio logo, nella sede del governo americano: non solo per ragioni di opportunità ma anche perché è illegale. Una legge del 1939 – lo Hatch Act – proibisce infatti l’uso di fondi federali per ragioni elettorali e proibisce ai dipendenti del governo di lavorare ad attività di propaganda politica: ma gli osservatori concordano che i tempi di apertura e conclusione di un’indagine e di erogazione delle sanzioni – si parla comunque al massimo di qualche multa – saranno sicuramente più lunghi di quelli che separano gli Stati Uniti dalle elezioni.

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La decisione di avere poi un pubblico così numeroso e così accalcato, in grandissima parte senza mascherine, si deve al desiderio di mostrare al paese una realtà in cui l’epidemia da coronavirus è un problema del passato o non è del tutto un problema: è stata una convention che ha largamente ignorato la più grande crisi con cui gli Stati Uniti stanno facendo i conti, e quando se n’è occupata lo ha fatto esclusivamente per elogiare l’operato del presidente e per parlare dell’epidemia al passato. Durante il suo discorso, Trump ha promesso che sarà prodotto un vaccino «prima della fine dell’anno, o magari ancora prima». In questi giorni è emerso che la sua amministrazione sta facendo pressioni per affrettare l’approvazione del vaccino, e nel frattempo ha deciso di fare meno tamponi.

«Il vostro voto deciderà se potremo proteggere gli americani onesti, o se daremo campo libero agli anarchici violenti, agli agitatori e ai criminali che minacciano i nostri cittadini. Joe Biden ha aggredito l’America, sostenendo che sia una terra di ingiustizie razziali, economiche e sociali», ha detto Trump. «Allora vi chiedo: come può chiedere di guidare il paese qualcuno così occupato a demolirlo e parlarne male? Loro non vedono nell’America la più libera, giusta ed eccezionale nazione al mondo. Vedono una nazione perversa che dev’essere punita per i suoi peccati».

Trump ha accusato a lungo Biden di essere succube dell’estrema sinistra del Partito Democratico, ma allo stesso tempo di essere stato il principale promotore negli anni Novanta di una durissima legge contro la criminalità che ha portato alle incarcerazioni di massa degli afroamericani; allo stesso tempo, citando gli scontri e le rivolte di questi mesi ha detto agli americani «non sarete al sicuro nell’America di Joe Biden», ma quella di questi anni è a tutti gli effetti l’America di Donald Trump. Attorno a queste contraddizioni, e al modo in cui i due candidati stanno cercando di dipingere l’avversario, e alle rispettive identità che emergeranno di più, ruoterà molto del dibattito politico americano dei prossimi mesi.

«Negli Stati Uniti non guardiamo ai politici di carriera quando vogliamo ottenere la salvezza. In America, non guardiamo al governo per salvare le nostre anime: mettiamo la nostra fede nelle mani di Dio onnipotente». Nel corso del suo discorso Trump ha ricordato la lunghissima carriera politica di Joe Biden, iniziata praticamente cinquant’anni fa al Senato, sostenendo che gli americani lo hanno già visto all’opera e che tutti gli attuali problemi dell’America sono frutto dell’azione diretta o dell’ignavia di Biden e della classe politica che rappresenta. In questo modo ha anche provato a dipingersi come il candidato anti-establishment e l’outsider, come aveva fatto nel 2016, pur essendo oggi l’uomo più potente del mondo.

Il discorso di Trump è stato poi ricchissimo di affermazioni fattualmente false e imprecise: più di qualsiasi altro discorso politico di qualsiasi altro presidente o candidato alla presidenza, ma quanto un normale discorso del presidente Trump. Daniel Dale, giornalista e fact-checker di CNN, ha provato – anche in modo piuttosto acrobatico, in tre minuti e mezzo – a smentire le molte cose false dette da Trump nel suo comizio. Altri fact-checking simili sono disponibili sui siti dei grandi giornali americani, come il Washington Post e il New York Times.

In questi mesi Donald Trump ha accumulato un significativo ma naturalmente non incolmabile svantaggio nei sondaggi. Se i sondaggi nazionali – che lasciano il tempo che trovano, dato che il presidente non viene eletto con un voto nazionale – danno Biden stabilmente in vantaggio, è nei singoli stati che Trump sta soffrendo: i sondaggi danno Biden stabilmente avanti in Pennsylvania, Florida, Michigan, Wisconsin e Arizona, tutti stati in cui Trump aveva vinto nel 2016.

Concluse le convention, il prossimo importante appuntamento della campagna elettorale arriverà tra settembre e ottobre con i confronti televisivi. Le date sono state già fissate: Donald Trump e Joe Biden dibatteranno il 29 settembre, il 15 e il 22 ottobre, mentre Mike Pence e Kamala Harris dibatteranno il 7 ottobre.