(AP Photo/Sergei Grits)

Un’altra notte di proteste in Bielorussia

Migliaia di manifestanti sono tornati in piazza per protestare contro i risultati delle elezioni presidenziali in cui secondo le opposizioni ci sarebbero stati brogli

(AP Photo/Sergei Grits)

A Minsk, la capitale della Bielorussia, per la seconda notte consecutiva ci sono stati scontri fra la polizia e i manifestanti che protestano contro i risultati delle elezioni presidenziali di domenica 9 agosto, in cui Alexander Lukashenko è stato confermato presidente con l’80,2 per cento dei voti. L’avversaria di Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya (che ha ottenuto solo il 9,9 per cento) non ha accettato i risultati e ha detto di essere la vera vincitrice delle elezioni.

Il ministro degli Esteri lituano Linas Linkevicius l’11 agosto ha dichiarato che Tikhanovskaya ha lasciato la Bielorussia e si trova «al sicuro» in Lituania. Tikhanovskaya avrebbe lasciato la Bielorussia durante le proteste della notte a cui la leader dell’opposizione, secondo il suo staff, non ha partecipato per evitare «possibili provocazioni».

Nella notte fra il 10 e l’11 agosto c’è stato un primo morto negli scontri: il ministro dell’Interno ha detto che un uomo è morto mentre cercava «di lanciare un ordigno esplosivo non identificato contro membri delle forze dell’ordine» che gli sarebbe «esploso in mano». La polizia ha sparato proiettili di gomma, gas lacrimogeni e granate assordanti per disperdere le migliaia di manifestanti che erano scese in piazza per protestare contro i presunti brogli nelle elezioni di domenica.

La rete televisiva Belsat TV ha mostrato le cariche della polizia sui manifestanti, ma anche le reazioni degli stessi manifestanti che hanno lanciato molotov e costruito barricate. Ci sono stati numerosi arresti, diverse stazioni della metropolitana della capitale sono state chiuse e internet è stato nuovamente bloccato per il secondo giorno consecutivo, dopo che anche durante il voto il servizio era stato interrotto. Oltre che nella capitale Minsk, ci sono state proteste anche in altre città del paese.

Lukashenko, che è al potere dal 1994 ed è considerato “l’ultimo dittatore d’Europa”, ha definito i manifestanti che protestano contro di lui «pecore» controllate dall’estero. Tikhanovskaya, un’ex insegnante di inglese e traduttrice, ora casalinga 37enne, era stata candidata dal marito Sergei Tikhanovsky, blogger e youtuber tra i più noti oppositori di Lukashenko, arrestato a inizio maggio ed escluso dalle elezioni. La candidata dell’opposizione ha detto lunedì, quando sono stati resi pubblici i risultati delle elezioni, che «non corrispondono alla realtà e contraddicono completamente il buon senso» e che c’è un tentativo di Lukashenko di tenere il potere con la forza contro la volontà del popolo. In passato Lukashenko aveva definito Tikhanovskaya una «povera bambina», manipolata da «burattinai» stranieri.

Lukashenko ha risposto alle parole di Tikhanovskaya ribadendo l’accusa contro l’opposizione di essere manovrata da potenze straniere e ha annunciato che la risposta alle violenze sarà energica. «Non permetteremo che il paese venga lacerato», ha detto Lukashenko, che lunedì ha ricevuto i complimenti per la vittoria elettorale dal presidente russo Vladimir Putin, con cui nelle settimane precedenti al voto non erano mancate tensioni: alla fine di luglio 32 cittadini russi erano stati arrestati con l’accusa di fare parte di un piano per destabilizzare il paese. Oltre che dalla Russia Lukashenko ha ricevuto il sostegno dei leader di Cina, Kazakistan, Uzbekistan, Moldova e Azerbaigian.

A gennaio la Russia aveva fatto saltare i vantaggiosissimi accordi per le forniture energetiche bielorusse, compromettendo la già precaria situazione economica del paese, e poi ci si era messa l’epidemia da coronavirus, che ufficialmente in Bielorussia ha fatto meno di 600 morti ma che è stata negata e ridicolizzata da Lukashenko, che per questo è stato ampiamente criticato.

Il governo tedesco ha manifestato «forti dubbi» sui risultati delle elezioni e sul fatto che siano stati rispettati gli standard minimi di trasparenza. Gli Stati Uniti hanno detto di essere «profondamente preoccupati» per i risultati e hanno chiesto al governo di «rispettare il diritto di riunirsi pacificamente e di astenersi dall’uso della forza». La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha chiesto la pubblicazione dei risultati delle elezioni e ha dichiarato che «la repressione violenta di manifestazioni pacifiche non deve succedere in Europa».

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