Un momento delle proteste a Minsk. (AP Photo)
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  • lunedì 10 Agosto 2020

Le proteste dopo il voto in Bielorussia

Le autorità dicono che il presidente Lukashenko ha stravinto, ma ci sono forti sospetti di brogli; le manifestazioni dell'opposizione nella notte sono state represse dalla polizia

Un momento delle proteste a Minsk. (AP Photo)

Nella notte tra domenica e lunedì a Minsk, la capitale della Bielorussia, la polizia ha represso duramente le manifestazioni di migliaia di persone che si erano radunate per protestare contro i primi risultati annunciati per le elezioni presidenziali, che hanno annunciato una larghissima vittoria del presidente uscente Alexander Lukashenko, che governa il paese dal 1994 ed è considerato “l’ultimo dittatore d’Europa”.

I risultati preliminari dicono che Lukashenko ha ricevuto oltre l’80 per cento dei voti, contro il circa 10 per cento di Svetlana Tikhanovskaya, la principale sfidante, che però ha accusato il governo di brogli e manipolazioni. Per la prima volta dopo oltre due decenni di governo autoritario, a questo giro l’opposizione era riuscita a trovare grande spinta ed entusiasmo, raccogliendosi intorno a tre leader donne: le mogli di due politici estromessi dalle elezioni nelle settimane precedenti al voto, insieme alla coordinatrice della campagna elettorale di un terzo a cui era successa la stessa cosa.

I loro comizi durante la campagna elettorale erano stati i più grandi e partecipati dall’indipendenza bielorussa, radunando oltre 60mila persone a Minsk e a migliaia anche nelle zone più rurali del paese, che in tutto ha 9,5 milioni di abitanti. Per questo, come previsto da tanti, all’annuncio della vittoria di Lukashenko migliaia di persone hanno percorso le strade di Minsk per protestare, venendo disperse con lacrimogeni e granate stordenti. I giornalisti presenti negli ospedali hanno visto decine di persone ferite dai manganelli della polizia, e si parla di molti arresti.

Il governo ha anche allestito diversi posti di blocco intorno a Minsk, per vietarne l’accesso, e ha bloccato internet per diverse ore nel paese, nel tentativo di boicottare il coordinamento delle proteste. Prima delle elezioni, Lukashenko aveva detto che quella di Tikhanovskaya era un’opposizione che «non vale nemmeno la pena reprimere»: ma fin dal pomeriggio di domenica per le strade della capitale si è vista una massiccia presenza di veicoli militari, e una delle tre leader di opposizione – Maria Kolesnikova – è stata brevemente detenuta, mentre Tikhanovskaya ha dovuto nascondersi temendo il suo arresto. Sabato erano stati arrestati il direttore della campagna elettorale dell’opposizione e sei altri membri dello staff.

Tikhanovskaya, un’ex insegnante di inglese e traduttrice, ora casalinga 37enne, era stata candidata dal marito Sergei Tikhanovsky, blogger e youtuber tra i più noti oppositori di Lukashenko, arrestato a inizio maggio ed escluso dalle elezioni. A lei si erano poi unite Veronika Tsepkalo, moglie di un imprenditore che si era candidato ma che aveva dovuto lasciare il paese dopo aver saputo che il suo arresto era imminente, e Kolesnikova, coordinatrice della campagna elettorale di Viktor Babaryko, banchiere che secondo alcuni sondaggi non autorizzati aveva più del 50 per cento dei consensi.

– Leggi anche: Le tre donne che vogliono mettere fine al regime in Bielorussia

Tikhanovskaya non aveva un vero programma politico, ma fin da subito aveva detto che non le interessava governare, e che voleva essere eletta soltanto per fare un’amnistia politica e convocare nuove elezioni democratiche e trasparenti nel giro di sei mesi. La novità rappresentata dalla sua candidatura ha suscitato un grande entusiasmo, facendo apparire ancora più arretrato il regime di Lukashenko, che oltretutto se la passava peggio del solito. A gennaio infatti la Russia aveva fatto saltare i vantaggiosissimi accordi per le forniture energetiche bielorusse, compromettendo la già precaria situazione economica del paese, e poi ci si era messa l’epidemia da coronavirus, che ufficialmente in Bielorussia ha fatto meno di 600 morti ma che è stata negata e ridicolizzata da Lukashenko, che per questo è stato ampiamente criticato.

Le elezioni di domenica non sono state controllate dall’OSCE, i cui osservatori non sono stati invitati nel paese. La Commissione elettorale bielorussa ha detto che il 41,7 per cento dei voti è stato espresso con il voto anticipato, uno strumento adottato in molte democrazie occidentali ma che, sulla base degli standard con cui è utilizzato in Bielorussia, secondo gli oppositori del regime può essere facilmente usato per manipolare il risultato finale. «Per cinque giorni nessuno ha sorvegliato le urne elettorali, permettendo alle autorità di manipolare estesamente il voto» ha detto Tsepkalo ad Associated Press. Nella giornata di domenica, poi, ci sono stati diversi video e segnalazioni di persone viste entrare e uscire dai seggi con grosse sacche, in cui si pensa potessero esserci schede da far sparire.