La scritta "Syndikat resta" e un poliziotto in tenuta antisommossa (EPA/CLEMENS BILAN via ANSA)
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  • sabato 8 Agosto 2020

Le proteste per salvare un bar di Berlino

Syndikat, che esisteva dal 1985 ed era molto popolare tra i militanti di sinistra: ieri è stato sfrattato ma la sua storia ne racconta una più grande

La scritta "Syndikat resta" e un poliziotto in tenuta antisommossa (EPA/CLEMENS BILAN via ANSA)

Venerdì, decine di persone sono state arrestate a Berlino nel corso di una manifestazione contro la chiusura di Syndikat, uno storico bar nel quartiere di Neukölln frequentato da una clientela di sinistra. Il bar alla fine è stato posto sotto sequestro da un ufficiale giudiziario, ma la storia è diventato uno dei simboli della campagna che si oppone all’acquisizione di proprietà immobiliari a Berlino da parte di grandi gruppi internazionali. Berlino è una delle città al mondo in cui i prezzi degli immobili stanno crescendo più velocemente.

Agenti di polizia durante lo sgombero di venerdì (EPA/CLEMENS BILAN via ANSA)

Syndikat esiste dal 1985 e negli anni ha sviluppato uno stretto legame con la sinistra cittadina e i movimenti che ne hanno rappresentato le frange più progressiste. Due anni fa, il collettivo che gestisce il bar aveva ricevuto la prima notifica di un imminente sfratto, nonostante le tasse e l’affitto fossero stati sempre pagati con regolarità. Da quel momento, i gestori del bar cominciarono una campagna per evitare lo sfratto, sostenuti da affezionati clienti, abitanti del quartiere e politici di sinistra.

Il locatore di Syndikat – da cui era arrivata la lettera di sfratto – è la società Firman Properties, ma il vero proprietario dell’edificio in cui si trova il bar è William Pears, un gruppo immobiliare internazionale guidato da tre fratelli londinesi (Mark, David e Trevor Pears). I gestori del bar sono riusciti però a scoprirlo solo dopo lunghe ricerche, utilizzando, tra le altre cose, alcune informazioni tratte dai Panama Papers. Firman Properties è infatti solo una società di comodo usata per gestire proprietà e senza veri uffici o amministratori.

L’arresto di un manifestante durante lo sgombero di venerdì (EPA/CLEMENS BILAN via ANSA)

Alcuni giornalisti del giornale locale Der Tagesspiegel e di Correctiv, un’organizzazione no-profit che si occupa di giornalismo investigativo, hanno scoperto che i fratelli Pears possiedono (attraverso diverse aziende con sede in Lussemburgo) più di 6000 appartamenti a Berlino, e hanno stabilito che ricevono ogni anno decine di milioni di euro dai affitti e vendite di proprietà berlinesi.

Firman Properties comprò l’edificio nel 2018, e diede a Syndikat la notifica di sfratto nel settembre di quell’anno. Non è chiaro come mai e quali siano i progetti per l’edificio che lo ospita.

Venerdì, alcune centinaia di persone si sono radunate nel quartiere per protestare contro lo sfratto, e per bloccare loro l’accesso all’edificio dove si trova il bar sono stati impiegati 700 agenti di polizia. Tra manifestanti e polizia ci sono stati scontri che hanno portato all’arresto di 44 persone.

La vicenda di Syndikat si colloca in un più ampio dibattito sulle proprietà immobiliari e sui prezzi degli affitti a Berlino. Si sta ad esempio discutendo di sottoporre a referendum la proposta di confiscare proprietà a chi possieda più di 3000 unità immobiliari, per trasformarle in edilizia sociale. Gli organizzatori della manifestazione contro lo sfratto di Syndikat hanno detto che continueranno la loro campagna e organizzeranno altre proteste.

– Leggi anche: A Berlino c’è un’iniziativa per espropriare gli appartamenti delle grandi società immobiliari