(Matt Stroshane, Getty Images)
  • Mondo
  • martedì 14 Luglio 2020

Gli Stati Uniti iniziano a richiudere

Gli stati più colpiti da questa nuova grande ondata di contagi hanno fermato le riaperture e reintrodotto restrizioni per negozi e persone, mentre Trump continua a parlare d'altro

(Matt Stroshane, Getty Images)

Negli ultimi giorni diversi stati degli Stati Uniti hanno deciso di reintrodurre restrizioni ai movimenti e alla vita quotidiana in seguito all’enorme aumento di casi di coronavirus, che da giorni segna quotidianamente nuovi record molto superiori a quanto accaduto in primavera. Secondo un calcolo di CNN sono 27 gli stati che hanno interrotto le graduali riaperture oppure hanno applicato nuove restrizioni ai movimenti. Le decisioni dei vari governatori vengono osservate con aperto fastidio dall’amministrazione di Donald Trump, che da settimane minimizza i rischi di questo nuovo picco, sostiene che si debba solo al maggior numero di test, critica le autorità sanitarie e insiste sulla necessità di rimettere in moto l’economia.

La situazione più grave rimane quella della Florida, dove due giorni fa sono stati registrati 15.299 casi in 24 ore, circa un quarto dei casi totali registrati nello stesso periodo in tutti gli Stati Uniti. Ieri se ne sono aggiunti altri 12.624, il secondo dato più alto dall’inizio dell’epidemia. La situazione è talmente grave che uno degli ospedali più importanti dello stato, il Jackson Memorial di Miami, ospita attualmente 400 pazienti che hanno contratto la COVID-19, di cui 100 in terapia intensiva (sono numeri paragonabili a quelli degli ospedali lombardi fra marzo e aprile, e i più alti mai visti da queste parti).

La settimana scorsa lo stato di emergenza è stato prolungato per due mesi e diverse contee hanno imposto l’uso della mascherina, ma il governatore Repubblicano Ron DeSantis – molto vicino a Trump – ha ribadito di non volerla rendere obbligatoria in tutto lo stato. DeSantis ha raccomandato di «ascoltare e seguire le linee guida delle amministrazioni locali», senza ammettere esplicitamente che le mascherine siano decisive per limitare il contagio (cosa che, dopo molte criticate indecisioni, invece ritengono invece tutti i principali esperti).

La situazione è molto diversa in California. Rispetto alla Florida il picco delle ultime settimane è stato più contenuto – circa la metà dei casi con il doppio della popolazione – ma il governatore Democratico Gavin Newsom ha di nuovo imposto la chiusura di bar, ristoranti, musei e cinema, definendo i nuovi dati «allarmanti». Dopo l’aumento degli ultimi giorni i due più grandi distretti scolastici dello stato, quello di Los Angeles e di San Diego, hanno annunciato che praticheranno la didattica a distanza almeno fino all’autunno.

In New Mexico la governatrice Democratica Michelle Lujan ha vietato ai ristoranti di servire i clienti al chiuso, e limitato la capienza di palestre e negozi a un quarto rispetto a quella ordinaria.

In Oregon, uno stato della costa ovest scarsamente popolato, ieri sono stati registrati 280 nuovi casi, che hanno contribuito a rendere gli ultimi sette giorni i peggiori dall’inizio dell’epidemia. La governatrice Democratica Kate Brown ha esteso l’obbligo di indossare la mascherina anche nei luoghi pubblici – una misura presa qualche giorno fa anche dal Texas, dove la situazione ospedaliera è molto critica – e ha limitato i ritrovi sociali a meno di dieci persone, escluse le cerimonie religiose o l’attività fisica nelle palestre. «Rischiamo di perdere il controllo sulla COVID-19», ha scritto su Twitter per giustificare le nuove misure.

Il presidente Trump intanto continua a insistere che non ci sia nulla da temere, si è fatto vedere in pubblico con la mascherina per la prima volta solo pochi giorni fa, dopo aver irriso a lungo chi indossa le mascherine, e ha ricordato che il numero dei morti non sta crescendo, a dimostrazione che l’aumento dei casi positivi si deve solo all’aumento del numero di test (a un certo punto ha addirittura detto di aver ordinato di rallentare i test). In realtà, come ovvio, passa sempre qualche settimana tra un picco dei contagi e un picco nel numero di morti, e il numero dei morti negli ultimi giorni ha toccato i numeri massimi quotidiani dall’inizio dell’epidemia in Texas, Florida, Arizona, South Carolina, Mississippi, Alabama, Nevada e Montana. Se poi oggi stessero davvero emergendo solo contagi lievi grazie all’aumento del numero dei test, non si spiegherebbe la saturazione a cui sono vicini i sistemi ospedalieri di molti stati; senza contare che il numero dei contagi è cresciuto molto più rapidamente di quanto sia cresciuto il numero di test.

In tutto questo, negli ultimi giorni anche il numero totale dei morti sul piano nazionale ha ricominciato a crescere (se poi si escludono dal totale New York e New Jersey, straordinariamente colpiti in primavera, si nota come la crescita cominci prima).

Le ragioni di questi nuovi picchi dei contagi non sono un mistero per gli esperti e le autorità sanitarie. Gli Stati Uniti non hanno mai deciso un vero lockdown, lasciando grande autonomia di decisione – ma gli oppositori del presidente parlano di “abbandono” – ai singoli stati. Salvo che a New York e in pochi altri stati, dove oggi la situazione è meno preoccupante, le restrizioni introdotte in primavera sono state attenuate o rimosse quando l’epidemia non era ancora sotto controllo, a causa delle pressioni dell’amministrazione Trump – che più volte ha minacciato di tagliare i fondi ai governatori che non avessero riaperto e ha chiesto di “liberare” gli stati – e dell’opinione pubblica più conservatrice. Una volta rimesse in moto le attività degli stati, poi, in moltissimi casi le persone hanno trascurato le misure di sicurezza: indossando pochissimo le mascherine (che sono diventate un simbolo politico) e continuando a riunirsi (lo stesso Trump ha organizzato incontri e comizi affollati).

Nel frattempo, l’amministrazione Trump sembra più concentrata su altri fronti come per esempio stimolare la ripresa economica, riaprire le scuole federali entro agosto – nonostante il parere contrario degli esperti – per fare in modo che i genitori degli studenti possano tornare più facilmente al lavoro, organizzare la convention Repubblicana di fine agosto, prevista fra l’altro in Florida senza obbligo di mascherine e distanziamento fisico, e lamentarsi del fatto che la rete televisiva Fox News non parli più bene di lui come faceva una volta.

Come più o meno ogni settimana, fra l’altro, la Casa Bianca ha dovuto gestire diverse polemiche: l’ultimo caso riguarda un dossier compilato da alcuni funzionari della Casa Bianca sui presunti errori compiuti nei mesi scorsi dallo stimato Anthony Fauci, il più famoso medico americano, immunologo e direttore del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID, il più importante istituto di ricerca americano sulle malattie infettive). Il dossier è stato messo insieme e girato ai giornali nel tentativo di screditare Fauci, che nelle ultime settimane aveva avanzato alcune timide critiche a Trump e interrotto i rapporti personali e di lavoro col presidente. Il responsabile degli account social della Casa Bianca, Dan Scavino, aveva anche twittato una vignetta satirica su Fauci, accusandolo fra l’altro di avere passato informazioni riservate ai giornalisti (in seguito il tweet è stato cancellato).

Nonostante l’aumento dei contagi e la bizzarra gerarchia di priorità alla Casa Bianca, alcuni stati sono riusciti a tenere sotto controllo l’epidemia ed evitare nuove chiusure, almeno per il momento. È il caso di New York, dove il governo statale ha imposto per settimane severe restrizioni ai movimenti e che ieri non ha registrato alcuna morte per la COVID-19 per la prima volta da marzo.