La piscina Saini a Milano, il primo giugno. (Claudio Furlan - LaPresse)

È rischioso andare in piscina?

Non più che in qualsiasi altro posto affollato: è estremamente improbabile che il coronavirus si trasmetta attraverso l'acqua

La piscina Saini a Milano, il primo giugno. (Claudio Furlan - LaPresse)

Dopo mesi di chiusura per l’epidemia da coronavirus, le piscine in Italia hanno avuto l’autorizzazione a riaprire a fine maggio: da allora pian piano sempre più strutture hanno ricominciato le attività, anche se tante devono ancora riaprire. Diversi grandi parchi acquatici hanno posticipato l’inizio della stagione alla fine di giugno o all’inizio di luglio, per riorganizzare gli spazi e le attrazioni in modo da rispettare le linee guida decise dal governo, ma la prospettiva di mettersi in acqua insieme a tante altre persone potrebbe essere preoccupante per molti, soprattutto in uno spazio assai più limitato del mare o di un lago.

La risposta breve è che andare in piscina non dovrebbe preoccupare troppo: o meglio, dovrebbe farlo come qualsiasi altro posto affollato. Il rischio di contagio, dicono infatti gli scienziati, non è aumentato in nessun modo dall’acqua, anzi. Anche in piscina, però, è fondamentale rispettare le norme igieniche valide fuori dall’acqua: e quindi occorre rispettare il distanziamento fisico, lavarsi spesso le mani e disinfettare le superfici. La mascherina non va tenuta in acqua, ma fuori sì.

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Il CDC, il più importante organo statunitense che si occupa di salute pubblica e malattie infettive, dice che «non ci sono prove che la COVID-19 si trasmetta tra persone attraverso l’acqua nei contesti ricreativi». Vale per il mare, i laghi e i fiumi, ma specialmente per le piscine. Come ha spiegato al New York Times Ebb Lautebach, capo del dipartimento di malattie infettive alla Perelman School of Medicine dell’Università della Pennsylvania, «non c’è niente di rischioso nell’acqua di mare e in particolare in quella delle piscine. Il virus non si trasmette attraverso l’acqua. Il cloro e il bromo [disinfettanti usati comunemente nelle piscine, ndr] degradano il virus e abbassano ulteriormente il rischio».

Secondo Angela Rasmussen, virologa della Mailman School of Public Health della Columbia University, «c’è probabilmente una possibilità teorica di essere infettati dal coronavirus direttamente dall’acqua: ma è così trascurabile che in concreto è probabilmente zero».

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Questo, ovviamente, non significa che le piscine siano posti immuni: i rischi di contagio ci sono, eccome, come in tutti i luoghi affollati e con tante superfici promiscue. Ma ci sono sempre più prove che il coronavirus si trasmetta nella gran parte dei casi attraverso i droplet prodotti da chiunque durante i colpi di tosse, gli starnuti o mentre si parla. Rispettando il distanziamento fisico di un metro e mezzo, e indossando sempre la mascherina fuori dall’acqua, questo rischio diminuisce drasticamente. È probabile però che tra piscina e piscina cambi significativamente il modo in cui queste regole saranno fatte rispettare: per esempio nelle code, che siano al bar o per uno scivolo.

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Le autorità e gli esperti raccomandano categoricamente di non indossare le mascherine in acqua, perché bagnandosi rendono difficile respirare. A maggior ragione, quindi, quando si fa il bagno ci si dovrebbe tenere a distanza dagli altri.

C’è poi una certa differenza se la piscina è all’aperto, dove il rischio di contagio è molto inferiore, o al chiuso, dove è più alto. Per lo stesso motivo, un posto particolarmente adatto alla trasmissione del coronavirus sono gli spogliatoi, i cui accessi vanno strettamente controllati e le cui superfici vanno sanificate di frequente.