Volontari della Croce Rossa confezionano maschere protettive in sacchetti da 10 pezzi da distribuire alla popolazione l'8 aprile 2020 a Bergamo (Marco Di Lauro/Getty Images)
  • Italia
  • giovedì 23 Aprile 2020

Le notizie di giovedì sul coronavirus in Italia

I casi rilevati in totale sono 189.973 e i morti da ieri sono 464, ma continuano a diminuire sia le persone attualmente positive che quelle ricoverate in terapia intensiva

Volontari della Croce Rossa confezionano maschere protettive in sacchetti da 10 pezzi da distribuire alla popolazione l'8 aprile 2020 a Bergamo (Marco Di Lauro/Getty Images)

I contagi da coronavirus totali registrati ufficialmente dall’inizio dell’epidemia in Italia, secondo gli ultimi dati diffusi oggi dalla Protezione Civile, sono 189.973, 2.646 in più di ieri. I morti sono 25.549, un incremento di 464 rispetto a ieri. I nuovi pazienti “guariti o dimessi” registrati sono 3.033, per un totale di 57.576. Le persone attualmente positive sono 106.848 (in calo per il quarto giorno di seguito, 851 in meno), mentre quelle ricoverate in terapia intensiva sono 2.267, 117 in meno rispetto a ieri. Le persone ricoverate in altri reparti scendono sotto le 23mila.

Oggi si registra un nuovo record di tamponi effettuati in un solo giorno dall’inizio dell’emergenza: 66.658. Inoltre per la prima volta il bollettino della Protezione Civile indica il numero di persone testate, che sono ad oggi 1.052.577, il 1,74 % della popolazione totale del paese.

In Lombardia, la regione italiana più colpita, i morti registrati nelle ultime 24 ore sono stati 200, portando il totale a 12.940: i pazienti ricoverati in terapia intensiva sono 790, 27 in meno rispetto a ieri.

Leggendo i comunicati ogni giorno dalla Protezione Civile bisogna usare alcune cautele: in primo luogo per la distinzione tra il numero delle persone attualmente positive e quello complessivo dei contagiati, che può creare un po’ di confusione; e in secondo luogo perché sappiamo ormai che i contagiati e i morti sono molti di più di quelli rilevati dai dati. Inoltre c’è un problema su cosa intenda la Protezione Civile quando parla di “guariti”: si è scoperto infatti che questo dato comprende anche le persone dimesse dagli ospedali, ma che potrebbero essere ancora malate.

– Leggi anche: Perché non ci sono vaccini contro i coronavirus

Le cose da sapere sul coronavirus

Le altre notizie di oggi

Nella bozza del decreto del governo che dovrebbe dare il via alla cosiddetta fase 2 dell’emergenza da coronavirus, secondo le indiscrezioni di ANSA, ci sarebbe la possibilità per le aziende di trasporto pubblico di utilizzare biglietti con prezzi diversi a seconda delle fasce orarie per evitare gli assembramenti.

La bozza prevederebbe inoltre l’obbligo per tutti i passeggeri di indossare guanti e mascherina durante i voli aerei e controlli della temperatura corporea sia alle partenze che agli arrivi. Nel caso dei treni e bus sarebbe prevista la possibilità di eliminare il controllo dei biglietti e la vendita a bordo.

Inoltre il decreto stabilirebbe, oltre al distanziamento fra le persone, la creazione di percorsi separati per ingresso e uscita dai mezzi pubblici e dalle stazioni, l’obbligo di dispenser con igienizzante, ma anche l’eliminazione il più possibile dei biglietti cartacei sostituiti da quelli elettronici.

Oggi in un’intervista a SkyTg24 il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha ribadito che considera il numero dei contagiati nella provincia bergamasca sottostimato rispetto ai casi reali: «È possibile immaginare che il numero delle persone contagiate anche in modo leggero è nell’ordine di 400mila o 500mila persone in questa provincia», ha detto Gori che ha inoltre ricordato la discrepanza tra i numeri ufficiali dei contagiati, confermati dai tamponi, che sono «un sottoinsieme del vero numero dei contagiati che certamente è molto superiore». Per il sindaco, oggi, «l’emergenza sanitaria, almeno qui, è superata» ma «ovviamente non è sparito il virus, ci sono ancora contagi e purtroppo dei decessi, ma in una misura inferiore».

Dopo la dichiarazione del presidente della Lombardia Attilio Fontana, che nei giorni scorsi a proposito della gestione dell’emergenza sanitaria nella sua regione aveva dichiarato al Corriere della Sera che avrebbe rifatto tutto, oggi anche l’assessore al Walfare Giulio Gallera si pone sulla stessa linea, in particolare per quanto riguarda la delibera che dava alle Rsa la possibilità di ospitare malati COVID-19 sui cui effetti sta indagando la magistratura.

Durante un’intervista a 7 Gold Gallera ha chiarito che «rispetto alle polemiche che sono sorte dopo, forse era meglio lasciare che 150 persone non trovassero posto in un ospedale, tanto purtroppo i decessi sul territorio sono stati tanti, e io oggi sarei meno sotto le polemiche. Però siccome sono un amministratore con l’unico obiettivo di salvare la vita alla persone, io quella delibera la rifarei».

Per Gallera i controlli ci sono stati ma spettava alle Ats (cioè le Agenzie di Tutela della Salute, istituite nel 2015 in sostituzione delle precedenti Aziende Sanitarie Locali, le ASL) il compito di sorvegliare. «Le Rsa sono tutti enti privati – ha detto ancora l’assessore – che dovevano avere la capacità di affrontare il tema. Per quello che è successo in Italia e nel mondo, forse è un modello che per la complessità di alcuni pazienti non è idoneo».

Il ministero dell’Interno intanto ha diffuso il bollettino sui controlli effettuati ieri 22 aprire sul rispetto delle norme sull’emergenza da coronavirus. Le forze di polizia hanno controllato 245.580 persone e 107.020 fra esercizi e attività commerciali. Sono state contestate 5.706 sanzioni amministrative e 45 persone sono state denunciate: 32 per falsa dichiarazione o attestazione e 13 per violazione del divieto di allontanarsi dalla propria abitazione perché positive al virus. 168 sono state le sanzioni ai titolari delle attività con 62 provvedimenti di chiusura. Dall’11 marzo, data d’inizio delle misure d’isolamento su tutto il territorio nazionale, in totale sono state controllate 9.531.443 persone e verificati 3.775.918 esercizi.

– Leggi anche: Chi non ha fatto il tampone non esiste

Come leggere questi dati
Per prima cosa bisogna fare attenzione alla distinzione tra il numero delle persone attualmente positive e quello complessivo dei contagiati, che può creare un po’ di confusione. Sappiamo anche ormai che i dati sull’epidemia sono largamente sottostimati, sia per quanto riguarda le persone contagiate sia quelle morte. Le diverse scelte e politiche regionali su quanti test eseguire e a chi non permettono di avere un quadro chiaro di quante siano davvero le persone contagiate in Italia.

Inoltre c’è un problema su cosa intenda la Protezione Civile quando parla di “guariti”: questo dato infatti comprende anche le persone dimesse dagli ospedali, ma che potrebbero essere ancora malate, e non comprende tutte le persone che sono state malate di COVID-19 ma non hanno mai fatto il tampone, e quindi non risultano né nel conteggio dei malati né, in un secondo momento, in quello dei guariti.

Perché i casi aumentano ancora?
Una conseguenza della scarsa precisione dei dati raccolti fin qui è che anche ora che la situazione sembra complessivamente migliorare (il calo dei ricoveri in terapia intensiva ne è un segnale) il numero dei nuovi casi sembra ancora molto alto.

Una possibile risposta è che l’aumento del numero dei casi confermati sia legato all’aumento del numero di tamponi effettuati: più test si fanno, più casi si trovano, come ha detto Luca Richeldi, pneumologo del Policlinico Gemelli di Roma, durante la conferenza stampa del 13 aprile. Questo dimostrerebbe anche che nelle prime settimane dall’inizio dell’epidemia il basso numero di test non aveva permesso di identificare tutti i casi, che sono stati (e sono ancora oggi) più di quanti dicano i numeri ufficiali.

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