(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)
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  • giovedì 2 Aprile 2020

I “guariti” annunciati dalla Protezione Civile ogni giorno non sono tutti guariti

Il dato comprende le persone dimesse dagli ospedali e non necessariamente guarite, ma non viene specificato

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Ogni giorno il capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, inizia la conferenza stampa di aggiornamento sull’epidemia da coronavirus in Italia comunicando “il dato delle persone guarite nelle ultime 24 ore”, per offrire subito il dato più rassicurante alla popolazione in attesa di conoscere le ultime evoluzioni della malattia in Italia. Quel dato viene poi ripreso dai giornali, che lo presentano come il numero delle persone guarite elaborando analisi e riflessioni sull’evoluzione dell’epidemia. Da un’analisi svolta dalla Fondazione GIMBE – organizzazione indipendente senza scopo di lucro che si occupa di sanità pubblica – in collaborazione con YouTrend è però emerso che il dato dei “guariti” non riflette la realtà, perché comprende al suo interno anche il totale delle persone dimesse dagli ospedali, ma che potrebbero essere ancora malate con sintomi tali da poter proseguire le terapie a casa.

La Protezione Civile raggruppa i dati sui casi di COVID-19 in tre categorie, con distinzioni che sono poi riprese allo stesso modo sul suo sito e da quello del ministero della Salute. La somma delle tre categorie porta al totale dei casi rilevati dall’inizio dell’epidemia, che viene poi comunicato all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

Attualmente positivi: indica la somma dei pazienti ricoverati con sintomi, in ospedale e in isolamento a casa.

Dimessi/guariti: include sia i pazienti dimessi dagli ospedali (ma non necessariamente guariti) sia i casi di accertata guarigione, tramite diagnosi in ospedale o tramite esito dei tamponi con i test di laboratorio.

Deceduti: sono le persone morte e che erano risultate positive al coronavirus; il dato viene poi certificato in un secondo momento dall’Istituto Superiore di Sanità.

La raccolta dei dati non è centralizzata e non sfrutta un sistema univoco per la comunicazione dei dati, che sono inviati giornalmente dalle Regioni alla Protezione Civile. Una volta ricevuti, i dati vengono messi insieme nelle tabelle che ormai ci siamo abituati a vedere, con i conteggi Regione per Regione e i totali.

Nella tabella, la colonna dei “Dimessi/guariti” è piuttosto evidente e colorata di verde, ma il suo totale riportato in una tabella più piccola riassuntiva perde l’indicazione completa e precisa diventando semplicemente “Totale guariti”.

Borrelli comunica il dato parlando genericamente di “guariti”, senza specificare che nel totale sono comprese anche persone dimesse dagli ospedali ma ancora con la malattia.

Da un controllo a campione svolto sui dati forniti da 8 regioni, GIMBE e YouTrend hanno notato che nelle indicazioni comparivano non solo individui guariti (2 tamponi negativi a distanza di un giorno), ma anche pazienti in via di guarigione (in attesa del secondo tampone), pazienti guariti clinicamente (quindi tramite una visita e non tramite tampone) e pazienti genericamente indicati come “dimessi”, senza indicazioni chiare sul loro eventuale stato di guarigione (clinica o da test di laboratorio).

L’indicazione sui guariti e i dimessi è particolarmente ambigua per la Lombardia, la regione con il maggior numero di casi positivi rilevati finora e il maggior numero di decessi:

Emblematico l’impatto del caso Lombardia. La Regione, infatti, nel bollettino quotidiano non menziona affatto il numero delle guarigioni, ma riporta solo il numero di pazienti dimessi dall’ospedale (o dal pronto soccorso) e inviati in isolamento domiciliare. Tutti questi casi (ieri 11.415, il 68% del totale) confluiscono nei “Dimessi/Guariti” del bollettino nazionale sovrastimando il tasso di guarigione. Infatti, il comunicato stampa giornaliero della Protezione Civile ieri riporta 16.847 persone guarite, dato confermato anche sul sito del Ministero della Salute.

La Fondazione GIMBE propone quindi che si utilizzi solamente una suddivisione per i definiti “guariti”, dal quale escludere però le persone sulle quali non ci sono ancora dati certi circa la loro guarigione. In questo modo il dato comunicato ogni giorno da Borrelli sarebbe probabilmente inferiore ai numeri finora comunicati, ma più fedele alla realtà.