• Italia
  • mercoledì 11 Marzo 2020

Un messaggio infondato più pericoloso degli altri sul coronavirus

Contiene molti errori e falsità dette dal presidente dell'Ordine nazionale dei biologi (che però le ha dette veramente)

Da alcuni giorni circolano sui social network e sulle applicazioni per messaggi alcune dichiarazioni sul coronavirus – prive di ogni fondamento scientifico – diffuse da Vincenzo d’Anna, ex deputato e senatore, dall’autunno del 2017 presidente dell’Ordine nazionale dei biologi. Le dichiarazioni sono state pubblicate a fine febbraio sul sito di D’Anna e sulla sua pagina Facebook e poi riprese da alcuni altri siti online, creando pericolosi fraintendimenti considerata l’attuale carica di D’Anna. Alcuni ricercatori e biologi hanno criticato le sue affermazioni, ritenute pericolose in un momento in cui circolano di continuo notizie false sull’epidemia in corso.

Insomma, non è una di quelle bufale per cui a un personaggio vengono attribuite cose che non ha detto. D’Anna ha detto davvero le cose che gli vengono attribuite, e il fatto che sia il presidente dell’Ordine dei biologi potrebbe farle apparire come affidabili anche a chi decidesse di fare qualche verifica online. Solo che sono false. Nel suo messaggio, D’Anna scrive: «L’equipe del laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano ha isolato un nuovo ceppo del Covid-19 detto “italiano”. Ebbene, sembra che tale virus sia domestico e non abbia cioè alcunché da spartire con quello cinese proveniente dai pipistrelli. Un virus padano, per dirla tutta, esistente negli animali allevati nelle terre ultra concimate con fanghi industriali del Nord!!».

Le cose non stanno così. È vero che presso l’Ospedale Sacco di Milano sono stati isolati i ceppi in circolazione in Italia del coronavirus (quattro da quattro pazienti diversi), ma questo non implica che il virus abbia avuto origine nel Nord Italia come sostiene D’Anna. È semplicemente una delle numerose varianti del coronavirus identificato a Wuhan, l’epicentro dell’epidemia in Cina. A oggi, inoltre, non ci sono prove per sostenere che l’attuale coronavirus (SARS-CoV-2) sia derivato dal passaggio da pipistrelli a esseri umani. È una delle ipotesi, ma non sono state ancora trovate prove definitive, né l’animale che eventualmente avrebbe fatto da collegamento tra i pipistrelli e noi.

D’Anna scrive poi che quindi ci sarebbero “due contagi”, uno globale e uno locale: «Quest’ultimo poco più che un virus para-influenzale, di nessuna nocività mortale se non per la solita parte ‘a rischio’ della popolazione». Anche questa affermazione non ha basi scientifiche né riscontri nella pratica clinica, cioè in che cosa vede ogni giorno il personale sanitario negli ospedali, specialmente nei reparti di terapia intensiva.

Il messaggio contiene poi altre inesattezze e palesi falsità:

La stessa OMS ridimensiona il tiro e declassa il virus a poco più che un’influenza, batte in ritirata anche Burioni che si scusa. In altri stati europei il virus non lo si trovava perché semplicemente, si riteneva inutile cercarlo. Ma non è’ finita: si aggiunge la specificità territoriale del Coronavirus italiano che rende ancora più specifica la beffa nordista. Ci troviamo innanzi ad una delle più grandi cantonate che la politica italiana ha preso, nel solco di quella approssimazione che la caratterizza tutti i giorni. Ne escono male le istituzioni sanitarie statali troppi asservite al conformismo, il silenzio di migliaia di scienziati, ricercatori ed accademici.

Non è vero che l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia “ridimensionato” o “declassato” le valutazioni sul coronavirus, anzi: negli ultimi giorni si è detta sempre più allarmata per la diffusione del contagio, invitando la comunità internazionale ad adottare ogni misura per ridurre il rischio di una crescita rapida dei nuovi casi positivi.

Non è nemmeno vero che il virologo Roberto Burioni abbia battuto in “ritirata” o che abbia chiesto scusa. Nelle trasmissioni televisive a cui partecipa, e sui social network, Burioni continua a fare informazione sul coronavirus, invitando a osservare le restrizioni del governo e sottolineando l’importanza di stare a casa per ridurre i contatti sociali e i rischi di nuovi contagi.

Non c’è una specificità del coronavirus né un coronavirus italiano propriamente detto, come abbiamo visto ci sono le varianti che si sviluppano man mano che il virus si diffonde sul pianeta.

Non è vero che le istituzioni sanitarie sono asservite al conformismo: basta frequentare i social network, leggere le riviste scientifiche, ascoltare le interviste degli esperti per comprendere che intorno al coronavirus c’è un grande fermento e un confronto schietto sia di natura tecnica sia scientifica. Non è quindi nemmeno vero che ci siano migliaia di scienziati consigliati al silenzio, semmai è vero il contrario per le ragioni che abbiamo appena visto.

Vincenzo D’Anna ha 68 anni e una laurea in Scienze biologiche. È entrato in Parlamento con il Popolo della Libertà per la prima volta nel maggio del 2010, subentrando al deputato Stefano Caldoro che si era dimesso dopo essere stato eletto presidente della regione Campania; nel 2013 è stato eletto senatore sempre con il centrodestra.

Nella sua carriera da parlamentare, D’Anna si è fatto spesso notare per i modi di fare spicci e per i suoi interventi in aula. Nel 2014 rivolse il saluto romano nei confronti dei senatori del Movimento 5 Stelle, mentre due anni dopo fu sospeso per cinque giorni per gesti sessisti nei confronti di una senatrice del M5S. Nel 2017 dichiarò che: “La donna porta con sé l’idea del corpo, l’idea della preda”, e nello stesso anno espresse critiche nei confronti dei vaccini mettendo in dubbio la loro sicurezza (i vaccini somministrati in Italia sono sicuri, verificati e certificati).

Dal 2017, D’Anna è presidente dell’Ordine nazionale dei biologi, l’ordine professionale sotto la vigilanza del ministero della Salute al quale si deve iscrivere chi esercita la professione di biologo in Italia. In seguito alle sue dichiarazioni sul coronavirus ha ricevuto diverse critiche e ha poi cercato di ridimensionarle, dicendo di avere fatto semplici ipotesi da confermare.