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  • giovedì 5 Marzo 2020

Il video che mostra un ragazzo siriano ucciso al confine fra Turchia e Grecia è autentico

Il governo greco lo aveva definito una "fake news", ma un gruppo di ricercatori e giornalisti è riuscito a verificarlo

Lunedì 2 marzo diversi giornalisti che stanno seguendo la vicenda dei migliaia di migranti bloccati fra Turchia e Grecia, iniziata circa una settimana fa, avevano raccontato che un giovane richiedente asilo siriano era morto negli scontri con la polizia greca, ucciso da un colpo di arma da fuoco. La notizia era stata ripresa da diversi giornali in tutto il mondo, compreso il Post.

Nel giro di poche ore il portavoce del governo greco Stellos Petsas aveva definito il video una «fake news» e un esempio della «propaganda turca», il cui obiettivo sarebbe mettere in cattiva luce il governo greco e la gestione dei migranti al confine. Il video, però, è autentico: lo ha dimostrato un rispettato gruppo di ricercatori e giornalisti con sede a Londra chiamato Forensic Architecture, che da anni si occupa di verificare immagini e video che arrivano da contesti di guerra o che mostrano palesi violazioni dei diritti umani cercando di utilizzare informazioni che si possono trovare online, come ad esempio le mappe satellitari di Google (un lavoro simile a quello di Bellingcat, con cui in passato hanno collaborato).

Per prima cosa, Forensic Architecture ha cercato di capire se il video – che mostra i minuti successivi al ferimento del ragazzo siriano – fosse stato davvero girato il 2 marzo. A volte capita che durante manifestazioni di massa o eventi simili qualcuno faccia circolare vecchi video che mostrano violenze e brutalità spacciandoli per recenti. Non sembra che sia successo in questo caso.

Forensic Architecture ha ottenuto il video dalla persona che lo ha girato, che si chiama Ali Idris, e ne ha analizzato i metadati, cioè alcune informazioni sul video in sé, molto difficili da modificare a meno di avere una discreta abilità informatica. I metadati mostrano che il video è stato effettivamente girato il 2 marzo alle 8.35 ora locale.

(screenshot da Forensic Architecture)

I ricercatori di Forensic Architecture – fra cui ci sono anche giornalisti, esperti di design e di animazione digitale, archivisti e altre figure – si sono poi concentrati sul luogo dov’è stato girato. L’obiettivo era verificare che corrispondesse alla zona dove sono avvenuti gli scontri fra migranti e polizia greca. «Molte persone sul posto hanno condiviso la posizione dove è avvenuto l’incidente. Abbiamo verificato queste informazioni, contattato testimoni oculari e familiari del ragazzo ucciso, raccolto testimonianze e video dei momenti precedenti e successivi all’incidente», ha spiegato Forensic Architecture nel suo video.

I ricercatori sono riusciti a ricostruire che il video è stato girato in un’ansa del fiume Evros fra la città turca di Edirne e quella greca di Kastanies, in territorio turco. Il confine con la Grecia si trovava sull’ansa a poche decine di metri di distanza. Il gruppo di migranti di cui faceva parte il ragazzo siriano ha provato a superarlo lunedì mattina: a un certo punto, non è chiaro esattamente in quali circostanze, diversi testimoni hanno raccontato che il ragazzo ha ricevuto un colpo d’arma da fuoco all’altezza del volto, apparentemente un proiettile di gomma. Subito dopo, Ali Idris ha iniziato a filmare cosa stava succedendo.

Dopo alcuni minuti di concitazione, in cui si vede il ragazzo a terra e sanguinante, un gruppo di migranti lo ha messo su una barca di legno che lo ha trasportato sull’altra sponda e successivamente in ospedale. Il video prosegue per diversi minuti – sui social network ne è girata una versione assai tagliata – e mostra anche il ragazzo a bordo di un’ambulanza.

Respingere con la violenza i richiedenti asilo è vietato da diverse norme del diritto internazionale ed europeo. Negli ultimi giorni, però, l’Unione Europea ha lodato il modo in cui la Grecia ha gestito i migranti al confine con la Turchia e promesso nuovi rinforzi dall’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (nota in passato come Frontex).

Le immagini più rilevanti per Forensic Architecture sono quelle che mostrano alcuni dettagli del paesaggio sulla sponda del fiume vicino alla città di Edirne. Nel video si riconoscono alcuni elementi da ricondurre con sicurezza a quell’ansa del fiume Evros, di cui si possono trovare diverse immagini satellitari: alcuni alberi isolati (l’elemento A del video), un’antenna telefonica (elemento B) e soprattutto uno specchio d’acqua che si intravede alle spalle dei soccorritori. Non ci sono dubbi, insomma, sul fatto che il video sia stato girato proprio lì.

(screenshot da Forensic Architecture)

Anche sull’identità del ragazzo non sembrano esserci dubbi. Si chiamava Mohammad Arab e secondo le informazioni raccolte dalla giornalista Jenan Moussa, che lavora per una tv degli Emirati Arabi Uniti, aveva 22 anni ed era scappato cinque anni fa da Aleppo, in Siria. Forensic Architecture ha scoperto che il giorno prima di morire aveva postato su WhatsApp una foto scattata in un posto che ricorda molto l’ansa del fiume (e in cui indossa gli stessi vestiti del video del giorno successivo).

(screenshot da Forensic Architecture)

Da giorni Moussa è in contatto con la famiglia di Mohammad Arab, che le ha mandato le foto della bara e fornito dettagli sul funerale. Moussa ha inviato le informazioni pubblicamente su Twitter al portavoce del governo greco, che non le ha risposto e in un’altra occasione ha ribadito che i video che mostrano migranti uccisi dalle autorità greche sono falsi.

Nei giorni successivi all’uccisione di Mohammad Arab, diversi giornalisti internazionali hanno scritto che la Grecia sta continuando a usare misure brutali per contenere i migranti, come colpi di arma da fuoco, manganelli e gas lacrimogeno.