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  • Mercoledì 26 febbraio 2020

Sette cose sul dibattito dei Democratici

Era l'ultimo prima delle importanti primarie in South Carolina e soprattutto del Super Tuesday, ed è stato piuttosto caotico

(Win McNamee/Getty Images)
(Win McNamee/Getty Images)

Nella notte si è tenuto a Charleston, in South Carolina (Stati Uniti), un ultimo confronto televisivo fra i candidati alle primarie del Partito Democratico per scegliere l’avversario di Donald Trump alle elezioni presidenziali del 2020. È stato il decimo di queste primarie, il terzultimo di quelli al momento previsti, ma soprattutto l’ultimo prima delle rilevanti primarie in South Carolina – che si terranno sabato 29 febbraio – e del Super Tuesday, il giorno in cui si voterà contemporaneamente in 14 stati, previsto per il 3 marzo.

Sul palco c’erano sette candidati: il senatore Bernie Sanders (che ha stravinto le primarie della scorsa settimana in Nevada), le senatrici Elizabeth Warren e Amy Klobuchar, l’ex sindaco di South Bend Pete Buttigieg, l’ex vicepresidente Joe Biden e i due miliardari Michael Bloomberg e Tom Steyer.

Per molti di loro è stata l’ultima occasione di parlare a un pubblico assai ampio – i dibattiti sono seguiti da milioni di persone in tutto il paese – e lasciare una buona impressione. Per questa ragione, il dibattito è sembrato a molti piuttosto caotico: ci sono stati vari momenti in cui i partecipanti si sono parlati addosso, molte più critiche e attacchi che proposte costruttive, e nessun chiaro vincitore. Ciò nonostante, qualcosa è comunque venuto fuori.

1. Tutti contro Sanders
Come spesso accade nei dibattiti politici, il più attaccato è stato il candidato considerato in vantaggio rispetto agli altri: in questo caso era ovviamente Bernie Sanders, che nelle ultime settimane sta andando molto bene sia nei sondaggi nazionali sia in quelli degli stati che voteranno al Super Tuesday, tanto che nel giro di una decina di giorni potrebbe diventare il netto favorito per ottenere la nomination finale.

Sanders non era mai stato così in vantaggio nei sondaggi, tanto che i principali giornali (e i comitati politici dei suoi avversari) raramente lo avevano criticato o attaccato, come succede sempre a chi ottiene maggiori attenzioni. Qualcosa è emerso negli ultimi giorni, come il suo passato sostegno ad alcuni gruppi estremisti in Nicaragua e la volontà di sfidare Barack Obama alle primarie nel 2012, quando era ancora presidente, cosa che lo avrebbe probabilmente danneggiato in vista delle elezioni presidenziali dello stesso anno.

Ieri sera, sul palco, i suoi avversari hanno tirato fuori diverse altre accuse. Biden lo ha attaccato per avere sostenuto leggi troppo morbide sulla vendita delle armi – Sanders si è sempre difeso spiegando di dover rappresentare le posizioni dei suoi elettori, che vivono in uno stato perlopiù rurale come il Vermont – Warren ha esplicitamente detto che condivide con Sanders molte posizioni ma sarebbe una presidente migliore, Buttigieg ha portato sul palco il timore di molti strateghi Democratici, e cioè che una candidatura di Sanders possa spaventare gli elettori più moderati e far perdere al partito molti seggi alla Camera e al Senato, mentre Klobuchar lo ha accusato di avere fatto una serie di promesse molto ambiziose senza curarsi di trovare i soldi per finanziarle (le ha chiamate «una serie di proposte che vanno bene per gli adesivi da attaccare sulle auto»).

Uno dei critici più severi di Sanders è stato Bloomberg, che in generale è sembrato più a suo agio rispetto al disastroso dibattito della settimana scorsa. Bloomberg ha citato le informazioni dell’intelligence secondo cui il governo russo aiuterà la candidatura di Sanders, dato che lo ritiene un candidato più facile da battere per Trump, e ripreso le critiche di Buttigieg sulla scarsa attrattiva che Sanders avrà sugli elettori moderati: «qualcuno in sala riesce a immaginare un Repubblicano moderato che voterebbe per lui?», ha chiesto a un certo punto.

Sanders si è difeso piuttosto bene, senza sembrare eccessivamente sulla difensiva. Ha respinto le accuse sul sostegno della Russia – «ehi Putin, se sarò presidente, credimi, non riuscirai a immischiarti» – ma soprattutto ha difeso la sua strategia per battere Trump, nel caso ottenga la nomination: cioè attirare ai seggi sia la fascia più povera di elettori, quindi chi di solito non va a votare perché poco interessato alla politica, sia le minoranze etniche, cercando cioè di fare a meno dell’elettorato moderato.

2. Warren contro Bloomberg
Elizabeth Warren viene da tre risultati mediocri in Iowa, New Hampshire e Nevada, e negli ultimi giorni sta cercando in tutti i modi di rivitalizzare la propria campagna elettorale, finita un po’ schiacciata fra Sanders e le sue proposte radicali e il fronte dei moderati composto da Buttigieg, Biden e Klobuchar.

Nel dibattito della settimana scorsa era sembrata la più convincente, soprattutto perché aveva passato buona parte del tempo ad attaccare efficacemente i suoi avversari: su tutti Bloomberg, che ha preso di mira anche a questo giro. In uno dei passaggi più citati della serata, Warren ha accusato Bloomberg di avere consigliato a una sua dipendente di abortire in maniera assai indelicata – «uccidilo» – sulla base di un recente articolo del Washington Post

3. Biden, benino
Dopo il brutto risultato in Iowa, Biden sta continuando a precipitare nei sondaggi, e ha bisogno di vincere in South Carolina per tenere in piedi la sua candidatura. Non sarà semplice. Qualche settimane fa i sondaggi lo davano strafavorito – soprattutto a causa del sostegno dell’ampia comunità afro-americana che vive nello stato, per via del suo legame con Obama – ma dagli ultimi dati sembra che il suo vantaggio si stia lentamente sgretolando.

Biden aveva bisogno di un buon risultato nel dibattito di ieri, e secondo diverse analisi l’ha raggiunto. La sua prestazione di ieri «potrebbe averlo salvato dall’eliminazione», scrive Politico: Biden è sembrato più deciso del solito e ha più volte attaccato i suoi avversari – soprattutto Sanders – senza impappinarsi o sembrare sulla difensiva. È stato l’unico, fra l’altro, ad affrontare alcuni problemi locali del South Carolina, e nei minuti finali ha esplicitamente cercato di mantenere il sostegno della comunità afroamericana promettendo che da presidente nominerà una donna afroamericana alla Corte Suprema.

4. Il lapsus di Bloomberg
In uno dei momenti più buffi del dibattito, Bloomberg è arrivato a tanto così da riconoscere una delle critiche più rilevanti che gli fanno i suoi avversari: cioè quella di avere usato il suo patrimonio immenso per finanziare le campagne elettorali di decine di deputati Democratici, negli anni scorsi, affinché in cambio sostenessero una sua eventuale candidatura a presidente. Mentre stava difendendo le sue credenziali da Democratico spiegando di avere aiutato il partito a ottenere il controllo della Camera alle elezioni di metà mandato del 2018, ha detto di avere «comprato» i deputati decisivi per ottenere la maggioranza (si è corretto un secondo dopo).

5. Chi diavolo è Tom Steyer?
Era il meno noto dei candidati sul palco. È un miliardario vicino ai Democratici che sta portando avanti una campagna elettorale simile a quella di Bloomberg, anche se con meno risorse: nelle scorse settimane ha inondato le tv locali di vari stati con i suoi spot pubblicitari nella speranza di farsi conoscere e raccogliere qualche voto. In realtà, da tempo sta puntando molto sul South Carolina, dove i sondaggi fino a poco tempo fa lo davano al secondo posto dietro Biden. Ieri è stato l’unico dei candidati a tirare fuori la questione del risarcimento che il governo federale dovrebbe garantire alla comunità afroamericana per bilanciare i danni della schiavitù, un tema delicatissimo e per questo molto spesso evitato dai candidati più in vista.

A meno di un risultato inaspettato fra tre giorni, comunque, la sua candidatura avrà grosse difficoltà a decollare.

https://twitter.com/WatchThisVidz/status/1232584622300712961

6. Di cosa non si è parlato
Al contrario di alcuni dibattiti precedenti, quello di ieri sera è stato piuttosto autoreferenziale: Axios ha fatto notare che per esempio non si è praticamente parlato né della diffusione del coronavirus in giro per il mondo, né dell’enorme flusso di profughi che stanno scappando dalla Siria, né delle controverse misure che Trump ha preso negli ultimi giorni, fra cui quella di graziare alcune persone a lui piuttosto vicine per reati di truffa e corruzione. Con tutta probabilità, comunque, diversi di questi temi torneranno a essere discussi nei prossimi mesi e soprattutto in estate, quando inizierà la campagna elettorale del candidato Democratico contro Trump.

7. Cosa dicono i sondaggi, e cosa succederà nei prossimi giorni
In South Carolina Biden è dato in vantaggio da mesi, e qualsiasi risultato diverso dalla vittoria – oppure una vittoria di misura – sarà considerato una sconfitta. Nelle ultime settimane Sanders è dato in decisa rimonta, ma i sondaggi realizzati sono pochini e non è detto che il voto finale rispecchi le ultime rilevazioni.

Il 3 marzo poi si voterà in 14 stati nel cosiddetto Super Tuesday. Diversi osservatori sono sempre più convinti che Sanders stravincerà in molti degli stati che voteranno contemporaneamente, complice il fatto che rispetto al 2016 hanno scelto di votare al Super Tuesday diversi stato che tendenzialmente votano a sinistra: fra cui soprattutto la California, uno stato molto popoloso che assegnerà moltissimi delegati – cioè funzionari e attivisti del partito che sceglieranno ufficialmente il candidato alla convention del partito, a luglio – e in cui Sanders è dato ampiamente in vantaggio.