Profughi siriani verso il confine con la Turchia, 13 febbraio 2020 (AP Photo)
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  • mercoledì 19 Febbraio 2020

Il più grande esodo della guerra siriana

Da dicembre più di 900mila persone hanno lasciato la provincia di Idlib, bombardata da Assad e dai russi, senza avere un altro posto dove andare

Profughi siriani verso il confine con la Turchia, 13 febbraio 2020 (AP Photo)

In Siria è in corso il più grande esodo dall’inizio della guerra civile, nel 2011. Da dicembre a oggi, quindi in meno di tre mesi, più di 900mila persone sono state costrette a lasciare le loro case nella provincia nordoccidentale di Idlib, l’unica ancora sotto il controllo dei ribelli, a causa dei bombardamenti del regime di Bashar al Assad e della Russia sua alleata.

La stragrande maggioranza dei profughi sta andando verso nord, verso la Turchia, che però ha chiuso da tempo il suo confine con la Siria per evitare una nuova ondata di migranti. La situazione peggiora di settimana in settimana e al momento non si sa come e se verrà risolta.

L’offensiva militare russa e siriana contro i ribelli di Idlib, per lo più jihadisti radicali, si è intensificata nelle ultime settimane. Il regime di Assad sembra intenzionato a fare a Idlib quello che ha fatto negli ultimi anni in altre regioni della Siria sotto il controllo dei ribelli: bombardare fino a costringere le persone che le abitano ad andarsene, svuotando le città, con l’obiettivo finale di riconquistare tutto il paese.

Quello che sta succedendo a Idlib è ancora più grave per due ragioni.

La prima è che nella provincia abitano oltre tre milioni di persone, di cui più della metà già sfollate da altre zone della Siria a causa della guerra: molti dei profughi di oggi stanno scappando per la terza o la quarta volta e si trovano in situazioni molto precarie da anni. La seconda è che da tempo la Turchia ha chiuso il suo confine meridionale con la Siria, per evitare un ulteriore aumento del numero di migranti siriani nel suo territorio (oggi più di tre milioni). Il regime turco guidato dal presidente Recep Tayyip Erdoğan sostiene che il paese non sia più in grado di accogliere altri migranti, nonostante in Siria continui ad appoggiare i ribelli contro il regime di Assad.

Situazione aggiornata de nordovest della Siria: le forze fedeli ad Assad sono indicate in rosso, i curdi siriani in giallo, i ribelli a Idlib (per lo più jihadisti) in verde scuro, Turchia e alleati siriani in azzurro, esercito siriano di Assad e Forze democratiche siriane (coalizione anti-ISIS di curdi e arabi) in arancione (Syrian Civil War Map)

La situazione in Siria al confine con la Turchia è quindi peggiorata. La giornalista Carlotta Gall ha scritto sul New York Times che per i profughi bloccati al confine è diventato sempre più difficile trovare un qualsiasi tipo di sistemazione, anche temporanea come una tenda, e c’è mancanza di cibo e lavoro.

Muhammad, un commerciante di gioielli sentito dal New York Times, ha detto: «Si vedono molte famiglie che dormono per strada sui cartoni e con delle coperte. Tutte le città sono così. Se i bombardamenti non si fermano qui sarà un disastro. Tutti verranno verso il confine».

Le forze russe e siriane stanno avanzando rapidamente nella provincia di Idlib da sud e da est, e sono arrivate fino a Al Atarib, circa 25 chilometri dal confine con la Turchia. L’impressione è che vogliano tagliare i rifornimenti provenienti dalla Turchia diretti ai ribelli di Idlib, o forse assediare la provincia, tattica giù usata per riconquistare altre città siriane. Il rischio è quello di uno scontro con i soldati turchi inviati da Erdoğan nell’area per garantire il rispetto di una tregua mai entrata davvero in vigore.

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