(Anas Alkharboutli/picture-alliance/dpa/AP Images)
  • Mondo
  • giovedì 6 febbraio 2020

Cosa sta succedendo tra Russia e Turchia, in Siria

I due paesi, che mantengono rapporti cordiali nonostante siano su fronti contrapposti della guerra, si sono messi a litigare per la provincia di Idlib, e potrebbe uscirne un guaio

(Anas Alkharboutli/picture-alliance/dpa/AP Images)

Lunedì nel nordovest della Siria sono successe due cose che potrebbero avere importanti conseguenze sull’ultimo pezzo della guerra che si sta ancora combattendo tra le forze fedeli al presidente siriano Bashar al Assad e i ribelli concentrati nella provincia di Idlib, al confine con la Turchia. In un bombardamento delle forze di Assad – non si sa bene se compiuto per errore oppure no – sono stati uccisi cinque soldati e tre civili turchi. Poco dopo la Turchia ha risposto uccidendo diversi soldati siriani, 35 secondo il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, almeno 13 secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, organizzazione che monitora la guerra in Siria e che ha base a Londra.

Lo scontro tra i due paesi, il più grave degli ultimi anni, va tenuto d’occhio per due ragioni.

La prima è che la tregua in vigore finora a Idlib tra forze di Assad e ribelli era stata garantita proprio da Russia e Turchia, che pur essendo su fronti opposti della guerra siriana – la prima alleata di Assad, la seconda vicina ai ribelli – avevano mantenuto per diverso tempo rapporti cordiali.

La seconda è che la provincia siriana di Idlib, l’ultimo territorio ancora sotto il controllo dei ribelli, è abitata da oltre tre milioni di persone, di cui più della metà già sfollata da altre zone della Siria. In caso di inizio di nuove e intense violenze, molti siriani potrebbero essere costretti a lasciare le loro case e provare a scappare in Turchia, a nord, dando inizio a un’altra gravissima crisi umanitaria.

Leggi anche: L’ultima provincia siriana in mano ai ribelli

Situazione aggiornata della Siria: le forze fedeli ad Assad sono indicate in rosso, i curdi siriani in giallo, i ribelli a Idlib (per lo più jihadisti) in verde scuro, Turchia e alleati siriani in azzurro, esercito siriano di Assad e Forze democratiche siriane (coalizione anti-ISIS di curdi e arabi) in arancione, ribelli antigovernativi appoggiati dagli Stati Uniti (nel sud) in verde acqua, le Alture del Golan occupate da Israele (nel sudovest) in viola (Syrian Civil War Map)

Per capire qualcosa di più di quello che sta succedendo – che ci fa la Turchia nella provincia di Idlib, e perché c’era una tregua che ora potrebbe saltare? – bisogna fare un passo indietro, e tornare alla fine del 2017.

Come ci è arrivata la Turchia nella provincia di Idlib?

Dall’inizio della guerra civile siriana, e in momenti diversi del conflitto, la Turchia in Siria ha appoggiato i gruppi ribelli anti-Assad – sia moderati che radicali – e ha combattuto attivamente nel nord contro i curdi siriani, accusati dal governo turco di essere legatissimi ai curdi turchi del PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, considerato un gruppo terroristico dalla Turchia.

Nell’ottobre 2017, dopo la prima incursione turca nel nord della Siria in funzione anti-curdi, la Turchia cominciò a mettere in piedi 12 cosiddetti “posti di osservazione” nella provincia di Idlib, allora controllata in parte anche dai ribelli moderati, oltre che da quelli radicali. L’obiettivo era di estendere l’influenza turca e di prevenire un’eventuale offensiva militare delle forze fedeli ad Assad contro la provincia di Idlib, che avrebbe potuto provocare un esodo di profughi verso il confine con la Turchia.

Situazione del nordovest della Siria. Tra il 2016 e oggi la Turchia ha compiuto due incursioni nel nord della Siria in funzione anti-curda, prendendo il controllo delle zone indicate in azzurro anche grazie all’alleanza con un gruppo di ribelli siriani. Dopo l’annuncio di Trump del ritiro delle truppe statunitensi dalla Siria, le Forze democratiche siriane (coalizione anti-ISIS di arabi e curdi) hanno fatto un accordo con Assad per proteggersi dalla Turchia, controllando congiuntamente i territori in arancione. Da diversi mesi le forze di Assad, in rosso, hanno iniziato ad avanzare nella provincia di Idlib, attaccando per lo più da sud e da est. Le due gradazioni di verde della provincia di Idlib indicano i ribelli più moderati, i più chiari, e Hayat Tahrir al Sham, il gruppo più radicale, i più scuri (Syrian Civil War Map)

Un anno dopo, nel 2018, Turchia e Russia si accordarono per creare una zona demilitarizzata all’interno della provincia di Idlib, che tra le altre cose formalizzava i posti di osservazione turchi, introduceva pattugliamenti congiunti tra forze militari russe e turche, impediva alle forze vicine ad Assad di iniziare un attacco e prevedeva il ritiro completo dalla zona demilitarizzata dei ribelli più radicali.

Con l’accordo, la Russia sperava di mettere al sicuro la sua base aerea di Latakia, sulla costa, da eventuali attacchi dei ribelli, mentre la Turchia voleva consolidare la sua influenza nel nord della Siria. Da allora, però, nessuna delle parti coinvolte ha rispettato a pieno i termini dell’intesa, sia per la difficoltà turca a controllare i gruppi jihadisti più radicali, sia per l’ambizione del regime siriano di Assad di riportare tutto il territorio nazionale sotto il suo controllo, nordovest compreso.

Quanto sono stati gravi gli scontri di questa settimana

Secondo la Turchia, l’attacco di lunedì nel quale sono stati uccisi cinque soldati e tre civili turchi è stato compiuto contro un convoglio che stava portando rifornimenti ai posti di osservazione turchi a Idlib, cioè quelle postazioni militari inizialmente pensate per ridurre le violenze. Il ministro della Difesa russo, ha scritto Associated Press, ha sostenuto che l’attacco fosse in realtà diretto contro obiettivi terroristici, argomento spesso usato da Siria e Russia per giustificare offensive militari che in passato hanno provocato moltissime morti tra i civili.

Martedì il presidente turco Erdoğan ha detto che la Turchia non permetterà per nessuna ragione al regime siriano di conquistare altri territori nella provincia di Idlib, aprendo alla possibilità di un nuovo scontro militare. Assad non sembra però avere alcuna intenzione di fermare la sua avanzata: il regime siriano considera la conquista di Idlib un passaggio fondamentale da completare prima di iniziare a lavorare sulla nuova Costituzione siriana, processo che a sua volta è visto dall’ONU come una possibile via per avviare più rapidamente negoziati di pace.

È difficile prevedere cosa potrà succedere nelle prossime settimane, anche se l’offensiva militare di Assad e della Russia contro Idlib sembra inevitabile. Il modo in cui sarà gestita, comunque, dipenderà molto probabilmente dallo stato di salute dei rapporti tra Russia e Turchia, e quindi dal modo in cui verranno gestite le conseguenze dell’attacco di lunedì.