Kobe Bryant dopo la vittoria in gara 5 delle finali di NBA del 2009 contro gli Orlando Magic. (Ronald Martinez/Getty Images)
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  • lunedì 27 gennaio 2020

Dieci grandi momenti della carriera di Kobe Bryant

E altrettanti video che spiegano perché sia stato uno degli sportivi più importanti della storia recente

Kobe Bryant dopo la vittoria in gara 5 delle finali di NBA del 2009 contro gli Orlando Magic. (Ronald Martinez/Getty Images)

Kobe Bryant, uno dei giocatori di basket più forti di tutti i tempi, tra gli sportivi più famosi e amati degli ultimi vent’anni, è morto domenica in un incidente in elicottero sulle colline di Los Angeles, insieme ad altre otto persone tra cui sua figlia Gianna, 13enne e a sua volta promettente cestista. La notizia della morte di Bryant, che aveva 41 anni, ha lasciato commossi e attoniti tifosi e appassionati di sport di tutto il mondo, che in queste ore stanno condividendo foto, video e ricordi di una figura che per più o meno quindici anni occupò un pezzo importante della vita di tantissime persone nel mondo.

Nel corso dei suoi vent’anni ai Los Angeles Lakers, Bryant vinse cinque titoli NBA, ed è ad oggi il quarto giocatore con più punti segnati nella storia della NBA, superato solo sabato scorso da LeBron James. La sua carriera è stata segnata da tantissime vittorie alternate a momenti assai complicati, e si è conclusa in un modo da film dopo anni segnati soprattutto dagli infortuni. Questi sono dieci dei tanti momenti memorabili che hanno avuto per protagonista Kobe Bryant su un campo da basket.

La sua prima schiacciata da poster
La fece nel 1997, a 19 anni, alla sua seconda stagione in NBA. Non era ancora titolare, e durante una partita della cosiddetta pre-season, la fase che precede la stagione vera e propria, schiacciò sorvolando Ben Wallace, storico e monumentale centro NBA. Promettendo cose che avrebbe mantenuto nei vent’anni seguenti.

L’alley oop a Shaquille O’Neal contro Portland, ai playoff del 2000
Il 2000 fu l’anno della consacrazione di Bryant, che a 22 anni era già una delle guardie più forti della NBA. Sotto la guida di Phil Jackson, il grande allenatore dei Chicago Bulls di Michael Jordan, Bryant diventò un giocatore ancora più determinante, grazie all’intesa che sviluppò con il centro dei Lakers Shaquille O’Neal, con il quale formò una delle coppie più famose dello sport recente.

Alle finali della Western Conference i Lakers incontrarono i Portland Trail Blazers di Rasheed Wallace e Scottie Pippen. Fu una serie spettacolare che arrivò fino a gara 7, quella decisiva: i Lakers andarono sotto di 16 punti, 71 a 55, ma fecero una rimonta incredibile portandosi in vantaggio nell’ultimo minuto. Sull’83 a 79 per i Lakers, Bryant superò Pippen con un cambio di mano semplicissimo eppure spiazzante, e servì un passaggio al volo a O’Neal che schiacciò a canestro assicurando alla sua squadra la vittoria e il passaggio alle finali, che vinsero contro gli Indiana Pacers. Fu il primo dei cinque titoli NBA vinti da Bryant.

La schiacciata più acrobatica della sua carriera, nel 2003
Bryant è passato alla storia tra le tante cose per le sue schiacciate spettacolari: cose che altri potevano permettersi soltanto nel contesto circense dell’All Star Game, lui le faceva anche in partita. È il caso di quella che fece nel 2003 contro i Denver Nuggets, con avvitamento e facendosi passare la palla dietro la schiena. 

La schiacciata passando sotto al canestro del 2003
Il 2003 fu un grande anno per le schiacciate di Bryant, che oltre che per la loro spettacolarità erano famose per la loro potenza: soprattutto quelle che faceva alla fine di penetrazioni in area esplosive, che lasciavano sul posto gli avversari. Una delle sue più belle la fece al primo turno dei playoff del 2003 contro i Minnesota Timberwolves di Kevin Garnett. C’era proprio lui a difendere su Bryant, che però evitò la sua stoppata e quella dell’altro lungo dei Timberwolves fintando di andare a canestro, passandoci invece sotto e concludendo con una schiacciata dall’altro lato. Il tutto mentre era in aria.

La partita degli 81 punti
Non è una singola giocata, ma è uno dei momenti più importanti della carriera di Bryant, che il 22 gennaio del 2006 fece una cosa che era successa una sola volta nella storia, e che non successe mai più dopo: segnò 81 punti in una sola partita, la vittoria ottenuta per 122 a 104 contro i Toronto Raptors. Soltanto Wilt Chamberlain aveva fatto meglio, segnando 100 punti in una partita nel  1962: ma erano altri tempi e un altro basket.

In quella partita a Bryant entrò di tutto: segnò in modi diversissimi e con una costanza impressionante, a dimostrazione della regola del basket secondo la quale ci sono momenti particolari in cui certi giocatori speciali sembrano capaci di non sbagliare nemmeno un tiro. Nei soli terzo e quarto quarto segnò 55 punti, contro i 39 complessivi dei Raptors.

Allo scadere contro i Phoenix Suns, ai playoff del 2006
Quella del 2005-2006 fu una brutta annata per i Los Angeles Lakers, che al secondo anno senza Shaquille O’Neal uscirono al primo turno dei playoff contro i Phoenix Suns di Steve Nash e Amar’e Stoudemire (sarebbe successo di nuovo l’anno seguente). Ma fu anche una delle migliori stagioni nella carriera di Bryant, che tenne una media superiore ai 35 punti a partita per l’unica volta nella sua carriera (ci sono riusciti soltanto altri quattro giocatori nella storia della NBA).

Gara 4 del primo turno di quei playoff si giocava allo Staples Center di Los Angeles: quando mancavano meno di 8 secondi alla fine della partita, i Suns erano avanti di due punti e avevano una rimessa a metà campo. La partita sembrava finita. I Lakers però recuperarono fortunosamente palla e riuscirono a servire Bryant vicino al canestro, e lui segnò un tiro difficilissimo. Si andò così ai supplementari e a sei secondi dalla fine i Suns erano di nuovo avanti di uno. Dopo una palla contesa guadagnata rocambolescamente dai Lakers, Bryant entrò nell’area da tre, subendo un raddoppio di marcatura. Fece quindi una delle cose che sapeva fare meglio: tirare in sospensione in condizioni di grande pressione, segnando i due punti che diedero la vittoria ai Lakers. La serie andò sul 3 a 1 per Los Angeles, che però subì poi una grande rimonta di Phoenix.

Kobe non si spaventa
Non è un momento fondamentale della sua carriera, né un canestro o un assist spettacolare, ma è comunque un episodio famosissimo e che racconta molto del perché Bryant fosse così amato. Nel marzo del 2010 i Lakers stavano giocando contro gli Orlando Magic, e Bryant ebbe da ridire con l’avversario Matt Barnes per una serie di contatti sporchi. Ma Bryant, da giocatore espertissimo qual era, mantenne la calma e fece prendere due falli tecnici a Barnes, che si innervosì tantissimo. Al momento di battere una rimessa laterale, Barnes fece finta di tirare la palla in faccia a Bryant, che non si spostò di un millimetro e continuò a guardarlo con aria beffarda. I due, peraltro, diventarono compagni di squadra la stagione successiva.

Gara 7 delle finali NBA del 2010 contro i Boston Celtics
Nello stesso anno, i Lakers di Bryant raggiunsero per la terza volta di fila le finali: Bryant lo aveva già fatto anni prima con O’Neal in squadra, e dopo alcune stagioni difficili aveva ritrovato una grande intesa con il centro spagnolo Pau Gasol, in una squadra in cui c’erano anche Ron Artest e Lamar Odom. In finale incontrarono i Boston Celtics, storici rivali dei Lakers, in cui giocavano Paul Pierce, Kevin Garnett e Ray Allen. La serie arrivò fino a gara 7, una delle cose più spettacolari che può succedere in NBA: di per sé la partita non fu eccezionale, e Bryant non disputò la prestazione memorabile che in molti si aspettavano. Ma fu il suo ultimo titolo, e forse il più sofferto di tutti.

I due tiri liberi con il tendine d’Achille rotto, nel 2013
Nell’aprile del 2013 Bryant aveva 34 anni, e i suoi Lakers si stavano giocando uno degli ultimi posti disponibili per i playoff. A tre minuti dalla fine di una partita punto a punto contro i Golden State Warriors, diretti rivali per quel posto, Bryant cadde a terra in un contrasto: sembrò da subito dolorante, ma ciononostante rimase in campo per tirare i due tiri liberi, che segnò portando la partita in parità. Poi uscì e scoprì di essersi rotto il tendine d’Achille, uno degli infortuni sportivi più dolorosi, dopo i quali di norma si lascia il campo immediatamente e tra grandi sofferenze. La sua stagione finì in quel momento, e si portò dietro quell’infortunio anche negli anni successivi, senza più ritornare ai livelli precedenti se non per brevi periodi.

I 60 punti nell’ultima, incredibile partita
Non sembrò possibile che stesse succedendo davvero, e a rivederlo oggi il video degli ultimi tre minuti di Kobe Bryant su un campo di NBA sembra ancora più incredibile. Segnò 60 punti, e negli ultimi tre minuti guidò i Lakers a una rimonta pazzesca contro gli Utah Jazz, nell’aprile del 2016. A vederlo c’erano tutti, compreso O’Neal accanto alla panchina, e nei momenti più spettacolari del finale le telecamere si soffermarono più volte su Gianna, seduta in prima fila. Il video più emozionante di tutti, da rivedere oggi.

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