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  • domenica 29 Dicembre 2019

L’immigrazione non è più un’emergenza per merito di Salvini?

È la linea del Corriere della Sera nel suo giudizio di fine anno sui governi Conte, vediamo se è vero

di Luca Misculin

Nei giorni scorsi il Corriere della Sera ha affidato al suo editorialista Antonio Polito il compito di giudicare e confrontare il lavoro dei due governi guidati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte: il primo sostenuto da Lega e Movimento 5 Stelle e rimasto in carica fino ad agosto, il secondo appoggiato da Partito Democratico e Movimento 5 Stelle e ancora in carica. Polito si è concentrato su vari temi fra cui economia, politica estera ed Europa, ma il giudizio più discusso lo ha dato a proposito delle politiche sull’immigrazione, nel paragrafo dedicato alla “sicurezza”.

In una ventina di righe, Polito ha sostanzialmente elogiato il lavoro da ministro dell’Interno di Matteo Salvini, in carica nel primo governo Conte, con argomenti piuttosto problematici e spericolati. Fra le varie imprecisioni, la parte iniziale dell’articolo sostiene ad esempio che a causa del netto calo degli sbarchi di migranti sulle coste italiane «l’immigrazione non è più un’emergenza: ed è impossibile negare che la svolta l’abbia data Salvini al Viminale».

Non è vero: il calo degli sbarchi a cui si riferisce Polito era iniziato nell’estate del 2017, quando al ministero dell’Interno c’era Marco Minniti, del PD. Minniti fece un accordo con varie milizie libiche – mai confermato ufficialmente, ma raccontato da diverse inchieste giornalistiche – affinché bloccassero le partenze dei migranti, mantenendoli nei centri di detenzione libici dove peraltro le torture e le violenze sono sistematiche.

Durante i mesi del mandato di Salvini, come si vede in un grafico elaborato dal ricercatore dell’ISPI Matteo Villa, gli sbarchi sono persino calati con meno rapidità rispetto a quando al ministero dell’Interno c’era Minniti.

L’articolo del Corriere usa anche diverse espressioni che di solito vengono evitate dagli esperti di immigrazione. È opinabile, per esempio, che nel 2017 l’Italia si trovasse in una situazione di «emergenza» riguardo all’immigrazione, dato che i numeri degli sbarchi erano simili a quelli registrati nei tre anni precedenti. Così come è forzato sostenere che prima del crollo degli sbarchi l’immigrazione verso l’Italia fosse «selvaggia»: il sistema di accoglienza e di esame delle richieste di protezione è sempre rimasto in piedi (la tesi falsa della «immigrazione selvaggia» è una delle più care all’estrema destra in tutta Europa). Anche includere la questione degli sbarchi nel paragrafo dedicato alla “sicurezza” evoca un approccio che sembra assai influenzato da Salvini, dato che l’accoglienza di migranti e richiedenti asilo riguarda molte altre categorie come il lavoro, le politiche sociali e la politica estera.

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Il consuntivo del Corriere dice cose imprecise in diversi altri punti, come per esempio quando scrive che la «politica dei porti chiusi» di Salvini «ha funzionato sul piano dei numeri e ha costretto l’Europa, almeno di tanto in tanto, a non voltarsi dall’altra parte».

Sul piano dei numeri, come abbiamo visto, si può addirittura argomentare che le misure di Salvini abbiano rallentato il crollo degli sbarchi. Ma più in generale i porti italiani non sono mai stati «chiusi», nemmeno durante il mandato di Salvini: i migranti hanno continuato a sbarcare e i divieti emessi dal ministero dell’Interno in quei mesi erano rivolti soltanto alle navi delle ong che soccorrono le persone nel Mediterraneo, e l’unica conseguenza pratica che hanno avuto è stata quella di prolungare le sofferenze e la condizione di disagio per centinaia di persone già provate dalle violenze in Libia. Le ong peraltro fanno un lavoro molto visibile – cosa che le rende facili bersagli della propaganda e delle forzature di Salvini – ma sono responsabili solo in piccola parte degli arrivi via mare in Italia.

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Nei primi sei mesi del 2019 sono sbarcati in Italia 3.073 migranti: soltanto 248 sono arrivati a bordo delle navi delle ong, circa l’8 per cento. Gli altri 2.825, cioè il 92 per cento del totale, sono arrivati con modalità meno visibili o perlomeno meno raccontate: attraverso i cosiddetti “sbarchi fantasma” o in maniera autonoma.

Nel primo caso si parla di sbarchi che coinvolgono gommoni o piccole imbarcazioni difficilmente individuabili: in questo modo sono arrivate 737 persone dall’1 gennaio ai primi di giugno. Nel secondo caso si parla invece di piccole barche arrivate fino alle coste italiane oppure entrate nelle acque territoriali italiane e poi trainate in porto dalle autorità italiane.

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È falso anche che Salvini sia riuscito in qualche modo ad attirare l’attenzione dell’Europa sul tema dell’immigrazione.

Salvini ha disertato praticamente tutti gli incontri europei dei suoi colleghi ministri dell’Interno – ha partecipato a una sola riunione, in cui ha litigato con un ministro lussemburghese – e il governo italiano è riuscito a ottenere una disponibilità a ricollocare i migranti soccorsi in mare e portati in Italia soltanto con l’insediamento del secondo governo Conte, alla fine di settembre. Matteo Villa ha stimato che l’attuale ministra dell’Interno Luciana Lamorgese ha ottenuto la promessa di ricollocare in altri stati europei l’8,9 per cento dei migranti arrivati in Italia, a fronte del 4 per cento di Salvini.

Ci sono altri parametri, poi, che suggeriscono che le politiche di Salvini siano state quantomeno deleterie o problematiche.

Durante il suo mandato, e molto probabilmente per effetto del primo cosiddetto decreto sicurezza, gli stranieri irregolari sul territorio italiano sono aumentati da 530mila a 600mila. Più in generale, Salvini ha spesso diffuso informazioni false sui migranti, aizzato l’odio contro gli stranieri attraverso i suoi profili sui social network e propalato teorie infondate come quella sulla presunta sostituzione etnica del popolo europeo.

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