Anton, 13 anni, vicino a resti di un razzo a Dolgoshecheye CosmodromeRaffaele Petralla

Quelli che riciclano rottami dei razzi russi, in un posto remoto dove nessuno può andare

Un reportage del fotografo italiano Raffaele Petralla

Pleseck, Oblast’ di Arcangelo. Il cosmodromo si trova a circa 4 chilometri dalla città, circa 800 chilometri a nord di Mosca. Nella foto un monumento alla stazione / CosmodromeRaffaele Petralla

Il reportage Cosmodrome del fotografo italiano Raffaele Petralla racconta la vita di quelli che raccolgono e riciclano i rottami dei razzi russi che cadono tra la neve della tundra nella parte settentrionale dell’oblast’ di Arcangelo, una regione della Russia al confine con il circolo polare artico. Il progetto, realizzato in due viaggi tra il 2017 e il 2018, ha vinto di recente il premio Portfolio Italia della FIAF (Federazione Italiana Associazioni Fotografiche), e per questo sarà esposto fino al 9 febbraio 2020 al CIFA – Centro Italiano della Fotografia d’Autore di Bibbiena (Arezzo).

 

Con l’intenzione di effettuare un numero crescente di lanci e di test missilistici, negli ultimi anni la Russia ha intensificato le attività del cosmodromo di Pleseck, che si trova a circa 800 chilometri a nord di Mosca. La base, che fu costruita a partire dalla Seconda guerra mondiale, sta diventando una risorsa importante per il lancio in orbita di satelliti e altre strumentazioni. Affianca il più conosciuto cosmodromo di Baikonur, in Kazakistan, che è gestito dall’agenzia spaziale russa ed è ad oggi una delle basi spaziali più utilizzate al mondo, l’unica da cui partono gli astronauti per la Stazione Spaziale Internazionale.

I razzi russi lanciati dalla base di Pleseck dovrebbero cadere nel mare di Barents, dove sarebbe possibile recuperarli, ma talvolta per errore alcuni finiscono più a sud e i detriti che si staccano dai razzi di propulsione finiscono nella tundra del distretto di Mezensky: chi vive negli insediamenti della zona ricicla i metalli per costruire slitte e barche (chiamate racketa), e raschia metalli come l’oro e il titanio per rivenderli, nonostante alcuni materiali siano potenzialmente tossici.

Una donna con una parte superiore di un razzo, un blocco di titanio che viene venduto a circa 900 rubli al chilo (circa 13 euro a chilo), nel suo garage di Byechye. /CosmodromeRaffaele Petralla

Petralla ha spiegato che le operazioni di recupero avvengono durante l’inverno, quando i fiumi si congelano e diventano percorribili con slitte e automobili. Il distretto di Mezensky è considerato area militare riservata e non è possibile entrarci senza permesso: entrambe le volte in cui lo ha fatto, Petralla è entrato illegalmente nella zona, e durante il suo secondo viaggio è stato fermato e interrogato dall’FSB, l’agenzia russa per i servizi segreti, che credeva fosse una spia americana.

Raffaele Petralla è nato a Matera il 19 giugno 1981. Vive a Roma e si occupa soprattutto di reportage antropologici, sociali e ambientali. Dal 2015 fa parte dell’agenzia fotografica Prospekt. Insegna fotografia alla Scuola Spaziotempo di Bari e al Centro Romano di Fotografia di Roma. Potete vedere questi e altri suoi lavori sul suo sito, su quello dell’agenzia Prospekt o sul suo profilo Instagram.