(Christopher Furlong/Getty Images)

La Grecia aprirà dei centri di detenzione per migranti

Il nuovo governo di centrodestra vuole sostituire i campi profughi nelle isole con strutture chiuse e controllate, e probabilmente illegali

(Christopher Furlong/Getty Images)

Il governo greco guidato da Kyriakos Mitsotakis, entrato in carica quattro mesi fa e sostenuto da una maggioranza di centrodestra, ha annunciato che intende sostituire i campi profughi per migranti presenti in diverse isole greche con centri di detenzione chiusi.

La situazione sulle principali isole greche vicine alle coste turche come Lesbo e Samo è tornata difficile da alcuni mesi, cioè da quando il flusso di migranti che partono dalle coste turche è aumentato a causa di vari fattori, fra cui anche la nuova instabilità in Siria. Dall’inizio dell’anno in Grecia sono arrivati via mare circa 49mila migranti, una cifra già superiore agli arrivi via mare registrati nel 2018 e nel 2017.

Secondo una stima citata da Politico al momento sulle varie isole greche vivono 37mila migranti a fronte dei 7.000 posti nelle strutture ufficiali. Il governo vorrebbe aprire centri che contengano fra le mille e le cinquemila persone in tutte le principali isole nei pressi delle coste turche, cioè soprattutto Lesbo, Samo, Chio e Cos. L’intenzione del governo è quella di trattenere i migranti nei centri mentre la richiesta di protezione viene esaminata dalle autorità locali: in caso di risposta positiva verrebbero trasferiti sulla terraferma, altrimenti saranno rimandati in Turchia.

Da tempo ci si attendeva un intervento del governo per gestire in maniera più efficiente il flusso di migranti, ma gli esperti di diritti umani temono che le nuove misure peggioreranno ulteriormente le condizioni di chi arriva in Grecia. Al momento i campi profughi nelle isole, su tutti quello di Moria a Lesbo, sono posti in cui l’accesso a cibo, acqua, cure mediche e altre necessità di base è reso difficilissimo dai numeri ingenti e dalle risorse limitate delle autorità greche, che probabilmente sperano di riuscire a gestire con maggiore efficienza e rigore dei centri chiusi piuttosto che gli attuali campi a cielo aperto.

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Il diritto internazionale, però, vieta di detenere un richiedente asilo – o qualsiasi altra persona – per lunghi periodi senza che sia sottoposto a un processo. Al momento le autorità greche impiegano diversi anni per esaminare le richieste di protezione dei richiedenti asilo. E se il governo imponesse di ridurre i tempi, il timore è che i tribunali possano prendere decisioni sommarie nei confronti di persone potenzialmente meritevoli di protezione.

Non è ancora chiaro se il governo greco, fra l’altro, riuscirà davvero a mettere in pratica le misure annunciate ieri. Un primo problema riguarda lo svuotamento dei campi attuali: il Guardian scrive che entro i primi mesi del 2020 il governo greco intende trasferire sulla terraferma circa 20mila richiedenti asilo che attualmente si trovano sulle isole, ma non è chiaro se verranno alloggiati nei campi già esistenti, o in nuovi centri appositi, o in altri posti ancora.

Il governo ha infine annunciato una stretta sulle ong che lavorano con i migranti: «solo le ong che rispetteranno alcuni parametri potranno continuare a lavorare in Grecia», ha fatto sapere il viceministro alla Difesa Alkiviadis Stefanis. I dettagli della nuova misura non sono stati annunciati, ma già da tempo il governo guarda con una certa ostilità alle ong internazionali che si occupano di migranti, come del resto diversi altri governi di destra e centrodestra in Europa.