Una bandiera dell'ISIS (AP Photo/Maya Alleruzzo)
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  • martedì 29 ottobre 2019

Come è stato trovato Baghdadi

Donald Trump ha fatto intendere che è stato quasi tutto merito degli Stati Uniti, ma sembra che molte informazioni siano arrivate dai curdi e dagli iracheni

Una bandiera dell'ISIS (AP Photo/Maya Alleruzzo)

Negli ultimi tre giorni sono emersi diversi dettagli su come gli Stati Uniti abbiano scoperto il nascondiglio del capo dell’ISIS, Abu Bakr al Baghdadi. Baghdadi è morto nella notte tra sabato e domenica durante un’operazione delle forze speciali statunitensi compiuta vicino a Barisha, cittadina nel nordovest della Siria, vicino al confine con la Turchia. La Casa Bianca non ha dato molte informazioni sulle ricerche che hanno permesso di localizzare Baghdadi: il presidente Donald Trump si è limitato a ringraziare la Russia e la Turchia per avere permesso agli elicotteri statunitensi di sorvolare lo spazio aereo turco e quello del nordovest della Siria, controllato dai russi, e l’Iraq e i curdi siriani per le informazioni di intelligence trasmesse agli Stati Uniti.

Diversi giornalisti hanno però ricostruito alcune parti delle ricerche degli ultimi mesi. Dalle informazioni disponibili, sembra che il contributo dell’intelligence curda e irachena sia stato molto più rilevante di quanto abbiano pubblicamente ammesso Trump e alcuni membri del suo governo.

Lunedì per esempio Polat Can, consigliere delle Forze Democratiche Siriane (SDF, la coalizione anti-ISIS formata da arabi e curdi), ha raccontato che nel circolo ristretto di Baghdadi c’era un uomo che passava informazioni alle SDF: non è chiaro se fosse una spia infiltrata o se avesse “tradito” Baghdadi, come sostiene un articolo del Guardian. Polat Can ha scritto: «Una delle nostre fonti è riuscita a raggiungere la casa dove si nascondeva Baghdadi. Baghdadi cambiava casa molto spesso. Stava per spostarsi in un nuovo posto a Jerablus», una città al confine con la Turchia. Polat Can ha detto che Baghdadi era stato identificato con certezza dopo le analisi del DNA fatte su un paio di boxer bianchi sottratti al capo dell’ISIS dall’uomo che lavorava per i curdi. La fonte in questione avrebbe anche contribuito alla riuscita dell’operazione di sabato notte mandando dati e coordinate degli obiettivi ai militari americani coinvolti.

Anche il capo delle SDF, il generale Mazloum Kobani, ha parlato di una fonte che passava informazioni ai curdi. Mazloum ha confermato a NBC che durante l’operazione l’agente delle SDF si trovava nell’edificio in cui si nascondeva Baghdadi, per il quale lavorava come consigliere alla sicurezza.

Altre importanti informazioni per localizzare Baghdadi sono arrivate dall’intelligence irachena, ha scritto tra gli altri la giornalista Bel Trew sull’Independent. Secondo la ricostruzione di Trew e di altri giornalisti, Baghdadi sarebbe arrivato nell’edificio vicino a Barisha cinque giorni prima dell’operazione, ma si trovava nella provincia di Idlib da qualche mese.

Fadel Abo Raghif, esperto di movimenti radicali al centro studi Wasatiyyah Centre, con sede in Malesia, ha detto che molte informazioni sono arrivate da Muhammad Ali Sajid al Zobaie, cognato di Baghadi arrestato tempo fa dalle forze di sicurezza irachene. L’uomo aveva indicato agli iracheni un tunnel vicino alla città di Qaim, nell’Iraq centrale vicino al confine con la Siria, nel quale erano poi stati trovati diversi oggetti che avevano aiutato a localizzare Baghdadi, tra cui armi leggere, libri religiosi e mappe disegnate a mano. Hisham Hashimi, esperto di ISIS, ha detto che quell’operazione aveva permesso agli iracheni di raccogliere informazioni sulla rete clandestina che Baghdadi stava usando nella zona di Idlib, nel nordovest della Siria, per far uscire alcuni suoi parenti dal paese e farli entrare in Turchia.

Non si sa ancora con certezza cosa ci facesse Baghdadi nella provincia di Idlib, territorio controllato da anni da gruppi estremisti nemici dell’ISIS. Secondo alcuni analisti, tra cui Hashimi, Baghdadi si trovava lì per incontrare Abu Mohamed al Halabi, proprietario dell’edificio in cui si nascondeva il capo dell’ISIS e membro di Hurras al Din, gruppo legato ad al Qaida e incaricato di compiere attentati in Occidente (la storia di Hurras al Din è raccontata più estesamente qui).

La casa in cui si trovava Baghdadi era stata costruita all’inizio del 2018 sopra una complessa rete di tunnel sotterranei, uno dei quali usato da Baghdadi per tentare la fuga durante l’operazione statunitense di sabato notte.

Secondo la ricostruzione di Trew, giornalista dell’Independent, e secondo alcune informazioni raccolte dall’intelligence irachena, Baghdadi stava incontrando Halabi proprio per la rete clandestina che quest’ultimo aveva messo in piedi al confine tra Turchia e Siria: l’obiettivo era quello di favorire la fuga di alcuni membri della famiglia di Baghdadi. Martin Chulov, inviato del Guardian in Medio Oriente, ha scritto che a metà settembre funzionari iracheni avevano identificato un siriano che si era occupato del trasferimento delle mogli dei due fratelli di Baghdadi, Ahmad e Jumah, e dei figli dello stesso capo dell’ISIS. Fonti dell’intelligence irachena hanno detto di avere ottenuto diverse informazioni dall’uomo siriano, da una donna, probabilmente sua moglie, e da uno dei nipoti di Baghdadi. Queste informazioni erano poi state passate alla CIA.

Altri esperti hanno invece ipotizzato che l’incontro servisse ai due leader per parlare di una possibile collaborazione tra i due gruppi, in un momento di difficoltà per entrambi. Per il momento non ci sono informazioni certe, o per lo meno non sono state rese pubbliche.

Il cognato di Baghdadi e gli uomini coinvolti nel traffico di persone non sarebbero stati gli unici a passare informazioni rilevanti all’Iraq. Fonti dell’intelligence irachena hanno detto a Reuters di avere ottenuto altri dati da Ismael al Ethawi, importante collaboratore di Baghdadi arrestato tempo fa dai turchi e poi consegnato agli iracheni. Ethawi avrebbe rivelato diversi dettagli sugli incontri che Baghdadi teneva in Siria con cinque suoi collaboratori, tra cui lui stesso, e sui posti in cui avvenivano questi incontri. La testimonianza di Ethawi sarebbe stata incrociata con altre informazioni che gli iracheni avevano ottenuto in precedenza da diversi leader dell’ISIS arrestati a inizio 2019 in un’operazione congiunta tra le intelligence di Stati Uniti, Turchia e Iraq.

Sempre secondo Reuters, un altro momento cruciale nelle ricerche di Baghdadi potrebbe essere stata la cattura di un membro importante dell’ISIS da parte di Hayat Tahrir al Sham, gruppo estremista radicale che domina nella provincia di Idlib. Secondo un comandante di Idlib citato da Reuters, l’uomo catturato sarebbe Abu Suleiman al Khalidi, una delle tre persone sedute vicino a Baghdadi nel suo ultimo video messaggio. Il comandante di Idlib ha detto che la cattura di Khalidi è stata «la chiave» nelle ricerche di Baghdadi, di fatto suggerendo che Hayat Tahrir al Sham potrebbe avere passato le informazioni ottenute ad agenzie di intelligence (per esempio a quelle turche, visto che secondo diversi abitanti locali della zona la Turchia avrebbe contatti con il gruppo estremista).

È molto probabile che gli Stati Uniti abbiano progettato l’operazione di sabato notte basandosi su molte altre informazioni che non sono state rese pubbliche, alcune delle quali ottenute direttamente dagli stessi americani grazie all’uso della tecnologia, come ha detto Trump durante la conferenza stampa tenuta domenica alla Casa Bianca. Chulov, giornalista del Guardian, ha scritto che per gli uomini della Delta Force quella di sabato è stata «l’operazione più grande e pericolosa di tutte quelle compiute nella guerra contro l’ISIS».

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