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  • lunedì 28 Ottobre 2019

C’è un nuovo caso Ocean Viking

Dieci giorni fa la nave di Medici Senza Frontiere ha soccorso 104 migranti ma il governo italiano non ha ancora reso disponibile un porto, come ai tempi di Salvini

Da dieci giorni la nave Ocean Viking gestita dalle ong Medici Senza Frontiere e SOS Méditerranée si trova nel tratto di mare fra Libia e Italia con a bordo 104 migranti, soccorsi il 18 ottobre. Due giorni dopo le operazioni di soccorso la nave aveva chiesto ai governi di Italia e Malta un porto dove sbarcare le persone soccorse, ma finora i due paesi hanno rifiutato ogni richiesta.

Il caso più peculiare è quello dell’Italia. Il governo sostenuto dal Partito Democratico e dal Movimento 5 Stelle aveva fatto intendere di avere superato la cosiddetta politica dei “porti chiusi” promossa dal ministro dell’Interno precedente, Matteo Salvini, e in effetti nelle scorse settimane diverse navi delle ong erano state accolte nei porti italiani senza dover aspettare giorni o settimane, come accadeva con Salvini. Negli ultimi giorni però il governo sembra aver cambiato idea: oltre alla Ocean Viking – che è bloccata da un numero di giorni superiore alla durata media delle attese con Salvini – non è ancora stata data disponibilità a sbarcare nemmeno alla nave Alan Kurdi della ong Sea Eye, che due giorni fa aveva soccorso 90 persone.

Sulla Ocean Viking le condizioni sono piuttosto gravi. Fra le persone soccorse ci sono 41 minori e dieci donne, fra cui due incinte. «Ogni paziente visitato finora nella clinica di Medici Senza Frontiere a bordo ci ha raccontato di aver subito o assistito a violenze, anche sessuali», ha fatto sapere Michael Fark, il capomissione di Medici Senza Frontiere. Le persone soccorse dalle navi delle ong hanno spesso subito traumi e torture nel corso di mesi o anni, e avrebbero bisogno di attenzioni mediche e psicologiche che in alto mare non possono essere garantite. Le condizioni a bordo non sono affatto agevoli: la maggior parte delle persone soccorse è costretta a dormire per terra – nessuna nave ha letti sufficienti per ospitare decine di persone – e il mal di mare è frequente in caso di cattive condizioni meteo.

Fra i migranti soccorsi dalla Ocean Viking, diversi raccontano di avere subito violenze nei centri di detenzione libici, dove torture e abusi sessuali vengono compiuti sistematicamente. Un uomo di nome Abdul intervistato dalla giornalista Ilaria Solaini di Avvenire, che si trova a bordo della nave, ha raccontato che dopo un tentativo precedente di fuggire via mare dalla Libia fu intercettato dalle autorità libiche – sostenute e appoggiate sia dall’Italia sia dall’Unione Europea – e portato nel centro di detenzione di Tajoura, che a inizio luglio fu bombardato durante i combattimenti fra le milizie che si contendono il governo della Libia. «Ho avuto molta paura di morire quando hanno iniziato a bombardare il centro, ma è stato allora che sono riuscito a scappare di nuovo», ha spiegato Abdul ad Avvenire.

Altre persone soccorse hanno raccontato esperienze simili. Latchanga, un uomo che ha raccontato la sua storia agli operatori di Medici Senza Frontiere, ha spiegato di avere lavorato per due anni in Libia in una condizione di semi-schiavitù prima di riuscire a scappare e partire via mare.

Il governo italiano non ha ancora spiegato perché non ha reso disponibile un porto alla Ocean Viking. Soltanto due settimane fa la stessa nave aveva dovuto attendere pochi giorni prima di essere assegnata al porto di Taranto, in Puglia, dove furono sbarcati 176 migranti soccorsi in due distinte operazioni.

Al momento non risulta che il governo abbia emanato un divieto di ingresso alla nave, cosa che ha l’autorità di fare grazie al cosiddetto “decreto sicurezza bis” promosso da Matteo Salvini quando era al governo (una misura probabilmente incostituzionale e già superata da una sentenza del TAR del Lazio). La Ocean Viking è stata bloccata come Salvini era solito fare prima dell’approvazione del decreto sicurezza, cioè spiegando alla nave in maniera informale che il governo non avrebbe concesso alcuna autorizzazione a sbarcare in un porto italiano.

Non è chiaro nemmeno se il governo Conte stia negoziando un eventuale ricollocamento dei migranti soccorsi dalla Ocean Viking in altri paesi europei, come prevede un meccanismo che in queste settimane è al centro di trattative fra l’Italia e altri paesi europei. La Commissione Europea ha fatto sapere di non essere stata «coinvolta» in alcuna trattativa, come avvenuto sempre negli ultimi mesi in casi di questo tipo.

Eppure solo tre giorni fa la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese aveva incontrato ufficialmente una delegazione delle ong che lavorano nel Mediterraneo. I temi dell’incontro non sono stati resi noti, ma fonti del ministero avevano fatto capire che l’incontro era andato bene. Anche le ong avevano diffuso un comunicato piuttosto conciliante in cui lodavano la «riapertura del dialogo».