Peacekeeper dell'ONU a Bria, in Repubblica Centrafricana, il 12 giugno 2017 (SABER JENDOUBI/AFP/Getty Images)
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  • domenica 13 ottobre 2019

Che cosa ci fa la Russia nella Repubblica Centrafricana?

In teoria aiuta il governo in materia di sicurezza, in pratica sta espandendo la propria influenza a livello politico per ottenere vantaggi commerciali (forse anche illegalmente)

Peacekeeper dell'ONU a Bria, in Repubblica Centrafricana, il 12 giugno 2017 (SABER JENDOUBI/AFP/Getty Images)

La Repubblica Centrafricana è uno dei paesi più instabili e pericolosi dell’Africa Centrale, afflitto da più di un decennio da una guerra civile che è costata la vita a migliaia di persone. Negli ultimi anni, i principali scontri sono avvenuti tra gruppi di milizie cristiane e una coalizione di milizie musulmane. Nel conflitto ha avuto un ruolo fondamentale la questione del controllo delle miniere da cui vengono estratti i diamanti, che vengono poi messi in commercio illegalmente per finanziare i gruppi armati. Ora il governo spera di riprendere il controllo di queste miniere e per farlo, racconta il New York Times, ha chiesto aiuto alla Russia, che da circa due anni sta assumendo un ruolo sempre più significativo nel paese. In molti credono però che questo sia già diventato un nuovo problema.

La Russia ha ottenuto ufficialmente un ruolo in Repubblica Centrafricana nel 2017, quando il Consiglio di sicurezza dell’ONU autorizzò il governo di Putin a fornire armi e addestramento alle truppe del governo locale. Da tempo però si sospetta che nel paese sia attiva anche “Wagner”, una misteriosa compagnia di mercenari russi che opera anche in Siria e in Ucraina e che è sospettata di essere legata al governo di Vladimir Putin, anche se lui ne nega l’esistenza stessa. La Wagner è stata fondata da Yevgeny Prigozhin, imprenditore russo vicino a Putin proprietario di numerosi ristoranti e per questo soprannominato “lo chef di Putin”. Il nome di Prigozhin è stato inserito dall’FBI nella lista dei russi che avrebbero finanziato la Internet Research Agency, l’agenzia accusata dagli Stati Uniti di avere interferito nella campagna elettorale delle presidenziali del 2016 sfruttando i social network.

Ma i russi non sono schierati nella Repubblica Centrafricana solo per questioni che hanno a che fare con una consulenza sulla sicurezza. Valery Zakharov, una ex spia russa, è stato scelto come consigliere responsabile della sicurezza del presidente della Repubblica Centrafricana, e i russi hanno avuto un ruolo centrale nell’accordo di pace raggiunto dal governo nel febbraio del 2019 con 14 gruppi armati per porre fine alla guerra civile. Prigozhin era presente ai vari incontri e in seguito all’accordo, che le Nazioni Unite sostengono, diversi signori della guerra accusati di vari crimini hanno ottenuto incarichi istituzionali di alto livello. Alla parata del Primo Maggio molti di loro sedevano accanto al presidente.

«La ribellione nel nostro paese ci è costata molto», ha dichiarato il portavoce del presidente della Repubblica Centrafricana: «Nessuno è venuto in nostro aiuto, a parte la Federazione russa. Con l’aiuto della Russia saremo in grado di proteggere le nostre miniere di diamanti». Ma l’aiuto della Russia ha un costo, spiega il New York Times. I russi hanno stretto accordi con il governo per estrarre diamanti dove il commercio è legale, ma avrebbero anche collaborato con i ribelli per ottenere l’estrazione di diamanti nelle aree in cui il commercio è vietato, dove le gemme sono più abbondanti e di migliore qualità. Un ex funzionario del governo ha detto al New York Times che dei mercenari russi avrebbero pilotato aerei privati –​ vicino a una base dove stanno addestrando i soldati locali – e li avrebbero caricati di diamanti.

I russi hanno già aperto due basi militari nel nord-est del paese, proprio nella zona dei diamanti, e una compagnia mineraria russa, la Lobaye Invest, ha ottenuto varie licenze operative. A capo di questa compagnia c’è Evgenil Khodotov, molto vicino a Yevgeny Prigozhin. Il ruolo di Prigozhin nel paese ha portato a diverse preoccupazioni a livello internazionale. Nell’agosto del 2018 tre giornalisti russi furono uccisi mentre viaggiavano a circa 300 chilometri a nord di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana: lavoravano per l’Investigations Management Centre (ICM) e stavano indagando sugli interessi russi nell’estrazione dell’oro, dell’uranio e dei diamanti nelle miniere locali e per scoprire se il coinvolgimento della Russia nel paese includesse anche attività della Wagner.

La presenza della Russia nel paese è stata accompagnata anche da una grande propaganda sui media e sui social network: «Mentre i mercenari russi collegati a Prigozhin si stavano diffondendo nella nazione, su Facebook sono cominciate a spuntare pagine con temi filo-russi che mostravano fotografie di residenti locali con delle magliette con un cuore rosso gigante e lo slogan “Russia 2018”», dice il New York Times. Non solo: intorno alla capitale sono apparsi cartelloni pubblicitari con le immagini di soldati locali sotto a una bandiera russa, la società mineraria collegata a Prigozhin ha costruito ospedali, ha sponsorizzato un torneo di calcio e ha organizzato un concorso di bellezza. Ha anche fondato una stazione radiofonica dalle posizioni molto vicine a quelle della Russia, che ha un raggio di trasmissione superiore a quello della radio pubblica.

È stato creato un cartone animato con un orso russo che corre attraverso una foresta e attraversa il mondo per venire in soccorso dei suoi amici centrafricani, e si è cominciato a distribuire un giornale gratuito con articoli che promuovono gli interessi russi nel paese. Funzionari russi hanno visitato i media locali, offrendo formazione, denaro e attrezzature: alcuni giornalisti che hanno rifiutato l’aiuto sono stati minacciati, ha detto Sabre Jendoubi, un ex giornalista radiofonico di Bangui che ora vive in Francia. Jendoubi ha raccontato di essere stato pedinato e fotografato da agenti russi quando ha iniziato a fare domande sul coinvolgimento russo nei media. In tutto questo, il sostegno alla Russia tra i parlamentari centrafricani è cresciuto.

Alcuni analisti e diplomatici affermano che la Repubblica Centrafricana abbia offerto alla Russia un modello che potrà poi esportare in altre nazioni instabili e ricche di risorse naturali. Mentre gli Stati Uniti si sono via via ritirati dai vari paesi dell’Africa, la Russia ha spinto per ampliare e radicare la propria presenza. Diversi paesi a sud del Sahara hanno chiesto aiuto alla Russia in materia di sicurezza, come la Repubblica Democratica del Congo. In Guinea, un ex ambasciatore russo che aveva sostenuto una riforma costituzionale per consentire al presidente di candidarsi per un terzo mandato è stato recentemente nominato a capo di una grande azienda di alluminio russa che opera lì. Putin ha annunciato il primo vertice Russia-Africa per il prossimo ottobre a Sochi. «Stanno raccogliendo amici e alleati», ha dichiarato Judd Devermont, direttore dell’Africa Program presso il Center for Strategic and International Studies, con sede a Washington: «E stanno trovando ambienti indulgenti per vendere le loro merci e ottenere opportunità commerciali».

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