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  • venerdì 3 agosto 2018

Perché tre giornalisti russi sono stati uccisi nella Repubblica Centrafricana?

Non si sa ancora con certezza, ma potrebbe riguardare un'indagine su una misteriosa società russa di mercenari attiva nel paese

(AP Photo/Jerome Delay)

Lunedì, intorno alle 19, tre esperti giornalisti russi sono stati uccisi mentre viaggiavano a circa 300 chilometri a nord di Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana. Il loro autista, l’unico superstite dell’attacco, ha raccontato che il gruppo è stato fermato da una decina di uomini armati che non parlava francese e nemmeno il dialetto locale, ma soltanto arabo. Gli uomini hanno chiesto ai tre giornalisti di scendere dall’auto e li hanno uccisi, lasciando fuggire l’autista. Non si conoscono ancora i motivi dell’attacco, ma i colleghi dei giornalisti uccisi sospettano che l’assassinio possa avere a che fare con le indagini che i tre stavano svolgendo sulle presunte attività segrete del governo russo nel paese.

Il gruppo di giornalisti era guidato da Orkhan Djemal, esperto corrispondente di guerra che era già stato ferito in Libia e imprigionato in Somalia. Djemal era stato anche caporedattore politico di Novaya Gazeta, uno dei principali giornali di opposizione russi, su cui scriveva anche Anna Politkovskaya, la giornalista uccisa nel suo condominio di Mosca 12 anni fa. Con lui viaggiava Alexander Rastorguyev, autore di un famoso documentario sugli oppositori del presidente russo Vladimir Putin, e il cameraman Kirill Radchenko. I tre lavoravano per l’Investigations Management Centre (ICM) e stavano indagando su “Wagner”, una misteriosa compagnia di mercenari russi che opera in Siria e Ucraina ed è sospettata di essere legata al governo di Vladimir Putin, il quale però nega anche l’esistenza stessa della società.

L’ICM è un progetto giornalistico finanziato dall’oligarca russo Mikhail Khodorkovsky, un ex alleato del presidente Putin che ha trascorso dieci anni in prigione per una serie di accuse che molti ritengono politicamente motivate. Martedì, l’ICM ha confermato la morte dei tre giornalisti. Il gruppo, ha scritto l’ICM sulla sua pagina Facebook, era arrivato nel paese venerdì 27 luglio e, insieme alla guida che aveva ingaggiato, aveva iniziato il suo lavoro restando in contatto con l’ICM fino a poco prima dell’agguato.

La vicedirettrice dell’ICM, Anastasia Gorshkova, ha raccontato che lunedì i tre avevano tentato senza successo di entrare in una base militare che ritenevano fosse gestita dagli uomini della Wagner. I responsabili dell’ICM hanno detto di avere dei sospetti sulla guida dei tre giornalisti, che potrebbe essere stato corrotto dagli assalitori. Il gruppo, ha detto Gorshkova, aveva con sé diverse migliaia di dollari in equipaggiamento e denaro contante. Negli ultimi giorni i media russi hanno evitato di riferire l’argomento dell’inchiesta a cui i tre stavano lavorando e il ministero degli Esteri si è limitato ad affermare che i giornalisti erano entrati nel paese con un “visto turistico”.

La Repubblica Centrafricana è uno dei paesi più instabili e pericolosi dell’Africa Centrale, afflitto da più di un decennio da una guerra civile che è costata la vita a migliaia di persone. Negli ultimi anni, i principali scontri sono avvenuti tra gruppi di milizie cristiane e una coalizione di milizie musulmane. Entrambe le parti hanno commesso numerosi crimini contro l’umanità, uccidendo civili e distruggendo case e villaggi. Attualmente il paese è più o meno diviso tra le forze che sostengono le due fazioni, mentre nella capitale sono presenti militari francesi e truppe dell’Unione Africana con compiti di peacekeeping. Dallo scorso dicembre, anche la Russia ha ottenuto un ruolo: il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha autorizzato il governo russo a fornire armi e addestramento alle truppe del governo locale. I tre giornalisti si trovavano nella Repubblica Centrafricana per scoprire se il coinvolgimento della Russia nel paese includesse anche attività della Wagner, oltre che per indagare sugli interessi russi nell’estrazione dell’oro e dell’uranio nelle miniere locali.

La Wagner è stata fondata da Yevgeny Prigozhin, imprenditore proprietario di numerosi ristoranti e per questo soprannominato “lo chef di Putin”. Il comandante militare di Wagner, Dmitry Utkin, è stato fotografato diverse volte mentre entrava al Cremlino, la sede del presidente russo, e ha ricevuto una medaglia al valore militare. In passato, il governo russo è stato accusato di utilizzare la Wagner per nascondere il suo coinvolgimento in zone di guerra dove preferisce non apparire direttamente. Inoltre, l’utilizzo di società di contractors e mercenari permette al governo di nascondere le perdite subite in operazioni militari, che rischierebbero altrimenti di attirare critiche da parte dei familiari dei soldati uccisi.

Lo scorso febbraio, circa duecento mercenari russi, alcuni dei quali legati proprio alla Wagner, sono stati uccisi in Siria nel corso di uno scontro con soldati americani e milizie arabo-curde da essi sostenute. Lo scontro è avvenuto mesi dopo l’annuncio da parte del governo russo che tutte le truppe impegnate in combattimenti a terra in Siria erano state ritirate. La Russia ha sempre rifiutato di commentare lo scontro, affermando di poter riferire informazioni solo sui militari in servizio attivo e non su altri cittadini russi che potrebbero trovarsi in Siria. Il governo è stato inoltre accusato di aver utilizzato mercenari della Wagner anche in Ucraina.

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