(Joe Raedle/Getty Images)
  • Scienza
  • mercoledì 25 settembre 2019

Il nuovo rapporto dell’ONU sul clima che parla di gravi danni agli oceani e ai ghiacci

I mari si stanno innalzando, i ghiacci si stanno sciogliendo e interi ecosistemi sono a rischio, a causa delle attività umane, dicono gli scienziati

(Joe Raedle/Getty Images)

Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), gli scienziati ed esperti delle Nazioni Unite che studiano il riscaldamento globale, ha diffuso un nuovo rapporto speciale sul clima, dedicato soprattutto al peggioramento delle condizioni degli oceani e delle calotte di ghiaccio. Il documento è il frutto dell’analisi di circa 7mila ricerche scientifiche e nelle sue conclusioni dice che il livello del mare continua ad aumentare, i ghiacci si sciolgono rapidamente e molte specie si stanno spostando alla ricerca di condizioni più adatte alla loro sopravvivenza. Il cambiamento, scrivono gli scienziati, è dovuto principalmente alle attività umane e alle loro emissioni che peggiorano l’effetto serra.

Il rapporto è il terzo degli speciali prodotti dall’IPCC nell’ultimo anno. In precedenza il Gruppo aveva pubblicato un documento sugli effetti di un aumento della temperatura media globale di 1,5 °C entro la fine del secolo, con serie conseguenze per buona parte della popolazione mondiale e un altro rapporto sugli effetti del cambiamento climatico sulle terre emerse.

Oceani più caldi
Nel nuovo rapporto si legge che c’è ormai un ampio consenso nella comunità scientifica sul fatto che gli oceani abbiano continuato a scaldarsi, senza sosta, dagli anni Settanta in poi: hanno assorbito il 90 per cento circa del calore aggiuntivo che si è prodotto a causa delle attività umane negli ultimi decenni. La velocità di assorbimento è aumentata a partire dai primi anni Novanta, con effetti mai osservati prima per interi ecosistemi.

L’aumento della temperatura di gigantesche masse d’acqua, come quelle oceaniche, ha portato a un’espansione del volume degli oceani e al conseguenze innalzamento dei mari. Gli scienziati dell’IPCC segnalano che il processo è ormai sempre più acuito dal progressivo scioglimento dei ghiacci in Antartide e in Groenlandia.

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Scioglimento dei ghiacci
La calotta glaciale antartica, la più grande massa di ghiaccio del nostro pianeta, ha continuato a ridursi a causa del riscaldamento globale. Il rapporto spiega che tra il 2007 e il 2016 la perdita di ghiaccio è triplicata rispetto al decennio precedente. Le cose non vanno meglio in Groenlandia, dove nello stesso periodo si è assistito a un raddoppio nella perdita di ghiaccio. Non ci sono a oggi indicatori per dire che questo andamento possa interrompersi entro la fine del 21esimo secolo.

L’IPCC si è anche occupato dei ghiacciai delle catene montuose, con esiti altrettanto scoraggianti. Secondo le stime degli scienziati – basate sui dati raccolti finora e sulle proiezioni per i prossimi anni – entro la fine di questo secolo le Ande, le Alpi europee e le catene montuose nell’Asia settentrionale perderanno fino all’80 per cento dei loro ghiacciai, se continueremo a immettere nell’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica come avvenuto negli ultimi decenni. La perdita di queste riserve avrà conseguenze per milioni di persone, il cui accesso alle riserve d’acqua diventerà limitato.

Innalzamento dei mari
Lo scioglimento dei ghiacci è già in corso e sta contribuendo all’innalzamento dei livelli del mare, un processo ormai avviato e che non potrà essere arrestato nei prossimi decenni. Entro la fine del secolo, ci potrebbe essere un innalzamento fino a 1,1 metri, nel peggiore dei casi. La stima è stata quindi rivista di circa 10 centimetri rispetto ai precedenti rapporti dell’IPCC, che erano stati più cauti sullo scioglimento della calotta glaciale antartica, con stime superate dalla realtà.

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Una differenza di 10 centimetri può sembrare poca cosa, ma potrebbe influire su una porzione ampissima delle coste più basse, lungo le quali vivono oltre 700 milioni di persone. Entro la fine del secolo molte isole potrebbero diventare inabitabili a causa dell’innalzamento dei mari, comportando migrazioni e la necessità di ricollocare svariati milioni di persone.

Oceani più caldi comporteranno anche eventi atmosferici molto più intensi ed estremi, con uragani e tifoni che potranno causare grandi inondazioni, complice anche l’innalzamento stesso dei mari lungo le aree costiere. I cambiamenti del clima interesseranno anche gli abitanti delle zone lontane dai mari, con ripercussioni sull’agricoltura e sulle altre attività produttive.

Scioglimento del permafrost
Il riscaldamento globale sta inoltre modificando il clima in aree come la Siberia e il Canada settentrionale, dove il suolo in condizioni normali è costantemente gelato (permafrost). Se le emissioni continueranno ad aumentare, si stima che il 70 per cento del permafrost si scioglierà, liberando centinaia di miliardi di tonnellate di anidride carbonica e metano, che potrebbero complicare se non vanificare molti degli sforzi per ridurre le emissioni dovute alle attività umane.

Che fare
Le previsioni per gli oceani e i ghiacci sono molto pessimistiche, ma l’IPCC conferma comunque i rapporti precedenti circa le possibili soluzioni per attenuare il problema. Il punto cardine rimane una netta riduzione delle emissioni di anidride carbonica: devono essere ridotte del 45 per cento rispetto ai livelli attuali entro il 2030. Questa riduzione, che appare sempre più improbabile visti i pochi progressi raggiunti finora dai governi del mondo, consentirebbe di rendere gestibili problemi ormai inevitabili e che interesseranno tutti.

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