(Ilia Yefimovich/picture-alliance/dpa/AP Images)
  • Mondo
  • mercoledì 18 settembre 2019

La coalizione di Benjamin Netanyahu ha perso le elezioni

Il primo ministro uscente e i suoi alleati nella destra israeliana sono arrivati a 55 seggi su 120, e si parla già di un governo di unità nazionale

(Ilia Yefimovich/picture-alliance/dpa/AP Images)

In Israele ieri si sono tenute le elezioni politiche, le quarte negli ultimi sei anni, per rinnovare il Parlamento e il governo. Lo spoglio dei voti è quasi finito e il risultato più rilevante è che il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu e la sua coalizione di destra non avranno i seggi per formare una maggioranza di governo: il Likud di Netanyahu e i suoi tre alleati di destra hanno infatti ottenuto 55 seggi su 120, sei in meno di quelli necessari.

Nemmeno il centrosinistra è riuscito a raggiungere la soglia di 61 seggi, fermandosi a 43. Per capire cosa succederà nelle prossime settimane bisognerà aspettare la fine dello spoglio: Likud Blu e Bianco, il principale partito centrista, sono dati rispettivamente a 31 e 32 seggi, e il presidente israeliano Reuven Rivlin potrebbe decidere di dare l’incarico di formare un governo al partito che avrà preso più voti. I risultati definitivi arriveranno mercoledì pomeriggio.

Un grafica di Haaretz mostra i seggi ottenuti da ciascun partito nella Knesset, il Parlamento israeliano

È un esito molto simile a quello di aprile, quando il Likud superò Blu e Bianco di appena 15mila voti, ottenendo il mandato di formare un governo. L’alleanza sempre più stretta fra Netanyahu e la destra religiosa, rappresentata dai partiti dello Shas e della Torah Unita, aveva però provocato l’uscita dalla coalizione di Israel Beytenu, il partito di destra laico e nazionalista guidato da Avigdor Lieberman. Il mancato sostegno di Lieberman aveva impedito a Netanyahu di raggiungere la maggioranza in Parlamento – senza di lui la coalizione di destra rimase con 60 seggi su 120 – provocando di fatto nuove elezioni.

Secondo un’analisi di qualche tempo fa del quotidiano Haaretz, Lieberman ha provocato le elezioni per cercare di proporsi come un’alternativa a Netanyahu nel breve-medio termine. Il primo ministro uscente è al centro di tre indagini sul suo conto ed è sempre più legato all’appoggio della destra religiosa, che ha dettato l’agenda dell’ultimo governo (e anche della campagna elettorale, avendo ispirato la proposta di Netanyahu di annettere parte della Cisgiordania in caso di vittoria).

La scommessa di Lieberman ha pagato: Israel Beytenu ha ottenuto 9 seggi, quasi il doppio di quelli che aveva in precedenza, e sarà probabilmente l’ago della bilancia nella formazione del prossimo governo. Dall’uscita dei primi exit poll Lieberman ha invocato l’inizio dei negoziati per un governo di coalizione formato da Likud, Blu e Bianco e Israel Beytenu, confermando le previsioni di molti osservatori.

Almeno per il momento Blu e Bianco non ha commentato l’ipotesi di governare insieme al Likud, il partito a cui si è opposto fermamente durante la campagna elettorale. Nelle prime ore di stamattina Benny Gantz, il capo di Blu e Bianco, ha detto di aver contattato i partiti di centrosinistra – Laburisti e Unione Democratica, che hanno ottenuto 5 seggi a testa – per iniziare il prima possibile i negoziati. Gantz ha detto di avere telefonato anche ad Ayman Odeh, il leader della coalizione di partiti che rappresenta gli arabi israeliani, arrivata terza con 12 seggi.

Prima delle elezioni Odeh si era detto disposto ad appoggiare un eventuale governo per la prima volta nella storia dei partiti che rappresenta, ma al momento sembra un’ipotesi lontana: pochissimi partiti sembrano disposti a governare con la sua coalizione, e sul tema non è chiara nemmeno la posizione di Blu e Bianco. Mercoledì mattina Odeh ha ridimensionato l’importanza della telefonata di Gantz e annunciato di voler diventare il capo dell’opposizione, che nella politica parlamentare israeliana ha un incarico ben definito – partecipa anche ai briefing sulla sicurezza nazionale – e che finora non è mai stato occupato da un arabo israeliano.

Se i risultati fossero confermati, sia il Likud sia Blu e Bianco avrebbero comunque perso voti rispetto alle elezioni di aprile, in cui avevano ottenuto ciascuno 35 seggi. Il Likud potrebbe averli persi a destra – è andato molto bene il nuovo partito dell’ex ministra alla Giustizia Ayed Shaked, che controllerà 7 seggi – e Blu e Bianco verso Israel Beytenu. Il centrosinistra invece controllerà dieci seggi, esattamente gli stessi che aveva ottenuto ad aprile.

Nelle prossime ore bisognerà stare attenti ai conti. Se Blu e Bianco riuscirà a superare il Likud, è plausibile che riceva l’incarico di governo per primo. A quel punto dovrà scegliere a chi rivolgersi: se a destra, provando a trattare un governo di unità nazionale con Lieberman e il Likud, oppure a sinistra, cercando di convincere Lieberman ad allearsi con Laburisti e Unione Democratica. Se invece sarà il Likud ad arrivare primo, Netanyahu riproverà probabilmente a convincere Lieberman ad unirsi alla sua coalizione. Sarà proprio Lieberman, in ogni caso, ad avere l’ultima parola sul nuovo governo.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.