Immagine satellitare della NASA del 13 agosto 2019 che mostra numerosi incendi nella foresta amazzonica brasiliana (NASA via AP)
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  • giovedì 22 agosto 2019

C’è un “record di incendi” in Amazzonia?

Per il momento sembra di no, malgrado quanto scrivano molti giornali: ma anche se non è niente di straordinario resta un grosso problema

Immagine satellitare della NASA del 13 agosto 2019 che mostra numerosi incendi nella foresta amazzonica brasiliana (NASA via AP)

Moltissimi giornali di tutto il mondo si stanno occupando della situazione degli incendi in Amazzonia, raccontando di un loro notevole aumento rispetto agli anni passati e citando alcuni recenti dati come prova della grave situazione. Molti in particolare ne hanno scritto dopo che lunedì il cielo sopra San Paolo, la città più grande del Brasile, si è coperto di fumo nero per circa un’ora, come hanno documentato foto e video molto spettacolari. I dati, tuttavia, sono stati citati spesso con imprecisione e il fumo sopra San Paolo non era legato agli incendi nella foresta amazzonica. Gli incendi ci sono e sono un problema, anche se la loro situazione quest’anno non è più preoccupante che in passato.

Gli incendi in Amazzonia, dall’inizio
Il Brasile si trova per la maggior parte nell’emisfero australe e la foresta amazzonica cresce a cavallo dell’Equatore. È una foresta pluviale (la più grande del mondo) e quindi, come suggerisce il nome, non è mai un ambiente secco: per questo non ci sono quasi mai incendi spontanei, ma solo incendi appiccati dalle persone. C’è comunque una stagione delle piogge e una stagione secca, che va avanti da giugno a novembre. In questo periodo dell’anno è comune che gli agricoltori approfittino delle minori piogge e usino il fuoco – in modo legale o meno – per ottenere terre da coltivare e pascoli, sottraendole alla foresta. Sono poi comuni gli incendi appiccati da chi compie disboscamenti illegali: dà fuoco agli alberi per far allontanare le popolazioni indigene che vivono nella foresta o per nascondere le prove delle proprie attività di deforestazione.

Gli incendi in Amazzonia, quindi, ci sono ogni anno e sono un problema noto. Il loro sviluppo è monitorato sia dai satelliti della NASA che dal programma Copernicus dell’Unione Europea e, ovviamente, dall’Istituto nazionale di ricerche spaziali del Brasile (INPE).

Gli incendi, quest’anno
Nelle ultime settimane ci sono stati numerosi incendi nella foresta amazzonica, in particolare nello stato brasiliano di Amazonas, il più grande tra quelli in cui si trova la foresta. Già l’11 agosto l’Amazonas aveva dichiarato un’emergenza statale: su Twitter sta girando molto l’hashtag “#PrayforAmazonas”, insieme agli articoli che giornali di tutto il mondo hanno dedicato agli incendi.

Alcuni di questi articoli avevano citato un dato dell’INPE, spiegando che da gennaio a oggi erano stati rilevati 74mila incendi in Amazzonia, con un aumento di più dell’80 per cento rispetto allo scorso anno. In realtà il dato dei 74mila incendi diffuso dall’INPE si riferiva all’intero Brasile, e non solo ai nove stati della macro-regione amazzonica e tanto meno allo stato di Amazonas. Dall’inizio dell’anno a oggi, l’INPE ha invece rilevato 39.033 incendi nelle zone coperte dalla foresta. Un numero alto e non rassicurante, ma che non permette di parlare di «record di incendi». Il fumo sopra San Paolo di qualche giorno fa è stato invece una coincidenza ed era probabilmente legato ad incendi in corso in Paraguay, che non c’entrano quindi con la foresta amazzonica.

Secondo i dati della NASA messi insieme nel Global Fire Atlas, comunque, gli incendi avvenuti ad agosto sia nello stato di Amazonas (6.701) che in quello di Rondônia (7.191), un altro stato amazzonico, sono in aumento rispetto allo stesso mese nel 2018, 2017 e 2016. Inoltre per quanto riguarda le emissioni di anidride carbonica prodotte dagli incendi, nel mese di agosto non erano così alte nello stato di Amazonas da 16 anni; nell’intera Amazzonia – la macro-regione per come la considera il Brasile – non erano invece così alte dal 2010. Gli incendi sono invece diminuiti questo mese nei due altri grandi stati della regione, il Mato Grosso e il Pará.

Un’altra cosa importante da dire per interpretare correttamente le notizie sugli incendi in Brasile è che non sono come gli altri di cui si è parlato quest’estate, per esempio quelli delle regioni attorno al mar Glaciale Artico. Questi incendi, che per ampiezza e intensità sono stati fuori dalla norma, hanno fatto discutere di un loro legame con l’aumento delle temperature dovuto al cambiamento climatico: nel caso degli incendi nella foresta amazzonica, invece, questa possibilità si può escludere.

Un ricercatore dell’INPE, Alberto Setzer, parlando a Reuters ha spiegato che «non c’è nulla di anormale nel clima brasiliano di quest’anno, né nella quantità di pioggia caduta sull’Amazzonia, che è solo un po’ sotto la media. La stagione secca crea le condizioni favorevoli per l’uso e la diffusione del fuoco, ma per dare il via a un incendio serve il contributo umano, che sia deliberato o accidentale». Su Twitter lo scienziato di Copernicus Mark Parrington ha invece parlato della presunta straordinarietà degli incendi di quest’anno, spiegando che «è troppo presto per dire se quest’anno è stato straordinario in termini di incendi nell’Amazzonia perché il picco delle emissioni solitamente è a settembre, mentre gli incendi nell’Artico non sono normali per ampiezza e durata».

Gli incendi e Bolsonaro
Il presidente del Brasile Jair Bolsonaro ha prima giustificato la presenza degli incendi dicendo che è normale che ce ne siano in questo periodo dell’anno dato che è la stagione secca, poi ha accusato le organizzazioni non governative che si occupano della protezione della natura di appiccarli come ritorsione contro il suo governo, per via del taglio dei finanziamenti pubblici nei loro confronti. A sostegno di questa accusa, però, non ha saputo fornire prove. All’inizio del mese, Bolsonaro aveva licenziato il direttore dell’INPE, dopo averlo accusato di mentire sul disboscamento dell’Amazzonia: i dati dell’INPE dicono anche che quest’anno la foresta amazzonica è stata disboscata in misura maggiore rispetto ai tre precedenti.

Secondo gli ambientalisti le politiche di Bolsonaro avrebbero incoraggiato gli agricoltori e le società produttrici di legname a disboscare. Da quando il suo mandato è cominciato all’inizio dell’anno, il presidente ha ridotto le sanzioni, gli avvertimenti e i sequestri operati dalle autorità brasiliane verso le società coinvolte nella deforestazione illegale.

L’Amazzonia è la più grande foresta pluviale al mondo, con una superficie totale di circa 5,5 milioni di chilometri quadrati, più del 60 per cento dei quali in territorio brasiliano. È uno degli ecosistemi più ricchi al mondo, ed è fondamentale per un sacco di cose: dalla rimozione di anidride carbonica nell’atmosfera (ne assorbe 2 miliardi di tonnellate all’anno) al suo ruolo centrale nel rilascio di vapore acqueo, che determina poi la quantità di piogge e di conseguenza un sacco di altre cose, dalle correnti oceaniche alle temperature globali.

La Norvegia e la Germania hanno interrotto i finanziamenti al fondo governativo brasiliano che si occupa della conservazione dell’Amazzonia

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