È un altro di quei giorni

Stiamo assistendo alla solita rituale "tensione nel governo", come ormai da mesi senza che cambi niente, o c'è qualcosa di più?

(ANSA/ALESSANDRO DI MEO)

Nel pomeriggio di giovedì il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è andato al Quirinale per un colloquio con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Secondo i giornali il colloquio, durato circa un’ora, sarebbe servito a fare un punto sulla situazione del governo dopo le ennesime frizioni tra i due partiti della maggioranza parlamentare, Lega e M5S. I rapporti tra Lega e M5S proseguono tra alti e bassi da diversi mesi, con periodici momenti di maggiore tensione – “tensione nel governo” è la frase più abusata di questi mesi sui giornali – seguiti poi da qualche periodo di tregua. Dopo la bocciatura in Senato della mozione presentata dal Movimento 5 Stelle per bloccare la costruzione della TAV, in cui la Lega ha votato con l’opposizione, siamo tornati di nuovo in modalità “tensione nel governo”.

Poco dopo la fine del colloquio di Conte con Mattarella, la Lega ha pubblicato sui social network un comunicato per dire che non chiederà nessun rimpasto di governo, e che il voto di ieri sulla TAV è «l’ultima, evidente, irrimediabile certificazione» delle divergenze con il M5S. Il comunicato dice che «l’Italia ha bisogno di certezze e di scelte coraggiose e condivise, inutile andare avanti fra no, rinvii, blocchi e litigi quotidiani» e che «ogni giorno che passa è un giorno perso, per noi l’unica alternativa a questo governo è ridare la parola agli Italiani con nuove elezioni». Per quanto siano dure le parole del comunicato, non c’è molto di più: la Lega non ha chiesto a Conte di dimettersi, non ha deciso di togliere la fiducia al governo, non ha ritirato i suoi ministri. Il M5S ha risposto dicendo che «la nota della Lega è incomprensibile. Dicano chiaramente cosa vogliono fare. Siano chiari».

È difficile capire quanto questi scambi siano schermaglie rituali tra due partiti che si erano presentati come avversari alle ultime elezioni, e che quindi hanno bisogno di ribadire costantemente la loro reciproca alterità, o se preludano a una vera crisi di governo. Per quanto una crisi di governo non si possa naturalmente escludere, negli ultimi mesi più volte i giornali hanno dato il governo sul punto di cadere, sbagliandosi; e più volte i principali leader del governo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, si sono scambiati messaggi duri e aggressivi, per poi far calmare le cose. Soltanto due settimane fa sembrava che il governo fosse sul punto di cadere per il caso Lega-Russia e per le accuse della Lega al M5S di aver votato Ursula von der Leyen come presidente della Commissione europea insieme al PD; a giugno Giuseppe Conte aveva organizzato una conferenza stampa per dare una specie di ultimatum a Salvini e Di Maio, chiedendogli pubblicamente di avviare una “fase 2” del governo per iniziare una collaborazione più proficua. Alla fine il governo è rimasto in carica.

Quindi: per il momento siamo ancora dove eravamo ieri, cioè con un governo sostenuto da due partiti molto litigiosi. Nel pomeriggio Matteo Salvini si è incontrato a Palazzo Chigi con Giuseppe Conte, in un vertice durato in tutto circa un’ora. All’incontro, secondo i giornali, non avrebbe partecipato Luigi Di Maio, che però era presente nella sede del governo. Vedremo se nei prossimi giorni sapremo se stiamo assistendo alla solita rituale “tensione nel governo” o se stavolta c’è qualcosa di serio.

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