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  • venerdì 2 agosto 2019

I cacciatori di iceberg

Qualcuno per lavoro cerca gli iceberg e gli spara con un fucile: non per sport, ma perché l'acqua di cui sono fatti viene usata per fare acqua da bere, alcolici e cosmetici

Il capitano Edward Kean sulla sua barca a Bonavista Bay, Terranova, Canada, 29 giugno (Johannes EISELE/AFP/LaPresse)

Edward Kean è un pescatore canadese che un recente articolo di AFP descrive così: «Scrutando l’orizzonte dal suo fidato binocolo, il pingue capitano sessantenne della nave da pesca Green Waters ha scovato la sua prossima preda: è alta decine di metri e sta galleggiando al largo dell’isola di Terranova». La preda, come avevate già capito dal titolo di questo articolo, è un iceberg. Il capitano Kean è infatti un “cacciatore di iceberg”, che insieme alla sua ciurma di tre persone naviga nell’Atlantico del nord per cercare grandi blocchi di ghiaccio che si sono staccati dai ghiacciai della Groenlandia.

AFP scrive che sono vent’anni che Kean e l’equipaggio della Green Waters vanno a caccia del loro «oro bianco». Lo fanno perché l’acqua degli iceberg è particolarmente pura e, di conseguenza, ambita. Per cominciare, ci sono alcune aziende che la vendono in bottiglia. Ma ci sono anche aziende che la usano per produrre alcolici o cosmetici di cui poter poi dire «fatto con acqua di iceberg». Tra i clienti di Kean c’è l’azienda Dyna Pro, che vende acqua a circa 10 euro a bottiglia: per ora opera solo in Canada, ma sta pensando di espandere le sue attività anche all’estero. La Auk Island Winery, un’azienda vinicola di Twillingate, un paesino di duemila abitanti sull’isola di Terranova, vende le sue bottiglie a un prezzo che a volte raggiunge i 60 euro.

Il business dell’acqua di iceberg per ora sta traendo vantaggio dal riscaldamento globale, che all’Artico si vede più che altrove, perché le temperature medie stanno aumentando a un ritmo tre volte maggiore. Più fa caldo, più iceberg si staccano. E più iceberg si staccano, più lavoro c’è per la Green Waters.

Nonostante il lavoro che aumenta, Kean ha però detto ad AFP di voler continuare a lavorare come ha sempre fatto, cioè in modo molto manuale, senza grandi tecnologie. Per catturare l’acqua degli iceberg, Kean e i suoi marinai usano una mappa satellitare, ma una volta avvistati gli iceberg si fa tutto all’antica. AFP racconta che una volta arrivato ai piedi dell’iceberg, Kean prende un fucile e gli spara, per vedere se si stacca qualche pezzo. «A volte funziona, a volte no», dice lui.

Anche quando non funziona, due membri dell’equipaggio prendono un motoscafo e vanno più vicini all’iceberg, armati di qualche asta e di una rete. Il loro lavoro consiste nel provare a far staccare qualche blocco dall’iceberg, pescarlo e poi portarlo vicino alla Green Waters, che lo issa a bordo con una piccola gru. I blocchi pesano al massimo un paio di tonnellate e, dopo essere stati issati sulla barca, vengono messi in contenitori da mille litri, in cui l’acqua passa dallo stato solido a quello liquido. AFP spiega che nell’alta stagione, cioè da maggio a luglio, l’equipaggio può arrivare a procurarsi fino a 800mila litri d’acqua.

Bonavista Bay, Terranova, Canada, 29 giugno
(Johannes EISELE/AFP/LaPresse)

Vista l’oggettiva passività della preda, quello di Kean e della Green Waters può sembrare un lavoro facile. In realtà non lo è, per i rischi connessi all’avvicinarsi agli imponenti iceberg e perché, anche per via del riscaldamento globale, il tempo per cacciarli è sempre meno. «Si sciolgono sempre più in fretta», ha detto Kean. Il capitano della Green Waters però ci tiene a precisare che il suo lavoro non danneggia l’ambiente, perché «gli iceberg si sciolgono comunque, e non rubiamo niente; utilizziamo solo l’acqua più pura che esista».

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