Matteo Salvini (AP Photo/Christophe Ena, Pool)
  • Italia
  • martedì 23 luglio 2019

C’è un nuovo accordo per la ricollocazione dei migranti, ma senza l’Italia

Otto paesi europei parteciperanno all'iniziativa di Francia e Germania, che Matteo Salvini ha però criticato duramente

Matteo Salvini (AP Photo/Christophe Ena, Pool)

Il presidente francese Emmanuel Macron ha detto lunedì che 14 paesi dell’Unione Europea si sono accordati per mettere in piedi un nuovo «meccanismo di solidarietà» pensato per ricollocare i migranti e i rifugiati tra diversi paesi europei: solo otto paesi hanno però dato la loro disponibilità a parteciparvi direttamente. Il meccanismo, di cui non si conoscono ancora i dettagli, è stato proposto da Francia e Germania e discusso lunedì a Parigi durante una riunione tra i ministri degli Esteri e dell’Interno dell’Unione Europea. Alla riunione non c’era però il ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, che si era già detto contrario all’accordo la scorsa settimana a Helsinki, in Finlandia, e che non ha mancato di criticarlo lunedì sera dai suoi account sui social network.

L’iniziativa proposta da Francia e Germania prevede di fatto due cose: che i migranti soccorsi nel Mediterraneo siano fatti sbarcare nel “porto sicuro” più vicino, come stabilisce il diritto internazionale, e quindi per lo più in Italia; e che siano poi redistribuiti tra gli stati parte dell’accordo.

Salvini, insieme al governo di Malta, si era fin da subito opposto alla proposta, perché temeva che avrebbe lasciato all’Italia tutto il peso degli arrivi, senza garanzie vere che avvenisse poi la ricollocazione dei migranti. Accettare l’accordo avrebbe di fatto significato per il governo italiano di Lega e Movimento 5 Stelle cambiare in maniera rilevante la strategia adottata finora nei confronti dei soccorsi in mare e dell’immigrazione. Durante la riunione di Helsinki, Salvini aveva invece chiesto un maggiore impegno dell’Unione Europea per prevenire le partenze dei migranti e incrementare le espulsioni, stilando tra le altre cose una lista di paesi sicuri «per cui prevedere delle riammissioni automatiche», come Tunisia e Albania. Alla fine, però, ha prevalso la posizione di Germania e Francia.

Salvini non ha quindi partecipato alla riunione di lunedì di Parigi, mandando una delegazione “tecnica” del ministero dell’Interno con l’obiettivo di opporsi alla proposta. Alla fine l’accordo è stato accettato: gli otto paesi che vi parteciperanno attivamente sono Francia, Germania, Irlanda, Lituania, Lussemburgo, Croazia, Finlandia e Portogallo. Il meccanismo potrebbe però essere poco efficace, vista la mancanza di collaborazione dei cosiddetti “paesi di primo ingresso”, come l’Italia, e considerato che alla fine l’intera procedura si basa solo sulla volontà degli stati, come era già successo per iniziative simili passate, che non avevano dato grandi risultati.

Lunedì sera Salvini ha commentato l’accordo scrivendo su Facebook che la riunione di Parigi era stata un «errore di forma» perché convocata con poco preavviso, «ma anche di sostanza, perché ha ribadito che l’Italia dovrebbe continuare a essere il campo profughi d’Europa». Salvini ha anche replicato a Macron, che nella conferenza stampa di lunedì era stato piuttosto critico verso il ministro dell’Interno italiano e la sua decisione di non partecipare alla riunione. Salvini ha scritto: «L’Italia ha rialzato la testa, non prende ordini e non fa la dama di compagnia: se Macron vuole discutere di immigrati venga pure a Roma».

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.