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  • giovedì 11 luglio 2019

C’è troppa Cina in Kazakistan?

Il governo kazako ha bisogno degli investimenti cinesi, ma sembra diventato sempre più insofferente alle ingerenze della Cina nelle questioni locali

Due operai cinesi ad Astana (Imaginechina via AP Images)

Lo scorso febbraio l’intelligence del Kazakistan, il più grande e ricco dei paesi dell’Asia Centrale, ha arrestato nella città di Almaty Konstantin Syroyezhkin, noto e importante studioso kazako di Cina ed ex agente del KGB, la temuta intelligence dell’Unione Sovietica. Syroyezhkin è stato accusato di alto tradimento per avere venduto informazioni riservate a persone legate ai servizi segreti cinesi. La notizia, in maniera inusuale e inaspettata, è stata fatta trapelare mesi dopo dallo stesso governo del Kazakistan, probabilmente per mandare un segnale al governo della Cina, ha scritto Thomas Grove sul Wall Street Journal: una specie di monito a non interferire in maniera eccessiva negli affari interni kazaki. È una storia complicata, che arriva da lontano e che ha parecchie implicazioni rilevanti.

Per decenni il Kazakistan è stata una repubblica dell’Unione Sovietica: ha ottenuto l’indipendenza solo nel 1991, ma ancora oggi la presenza straniera più visibile nel paese continua a essere quella russa. Negli ultimi ventotto anni i governi kazaki hanno cercato di raccogliere il più possibile dalle grandi potenze interessate a investire nel paese: oltre alla Russia, hanno stabilito rapporti proficui con gli Stati Uniti, interessati a contare di più nella regione. Da qualche anno però le cose sono cambiate: gli americani si sono poco a poco ritirati, i russi sono diventati meno influenti e lo spazio che si è creato è stato preso sempre di più dai cinesi.

La Cina ha fatto in Kazakistan quello che ha fatto in molti altri paesi del mondo: ha investito moltissimi soldi, finanziando progetti e infrastrutture: lo scorso anno è stata uno dei principali investitori nel paese centroasiatico. Secondo persone vicine al governo sentite dal Wall Street Journal, i prestiti provenienti dalle banche statali cinesi e diretti verso aziende kazake valgono decine di miliardi di dollari.

Il timore però, sostengono diversi analisti, è che la Cina voglia trasformare la sua influenza economica in influenza politica, una cosa che non sembra piacere troppo al governo locale. Tra le altre cose, la Cina avrebbe chiesto al governo del Kazakistan di permettere a suoi “contractor” – mercenari che si occupano di sicurezza per conto di una particolare azienda o ente statale – di operare in territorio kazako; alcuni uomini d’affari cinesi avrebbero anche preteso azioni di società kazake in cambio della garanzia di continuare ad assicurare flussi di prestiti diretti a grandi progetti e opere infrastrutturali. «La presenza cinese in Kazakistan, e i suoi investimenti, stanno diventando una questione divisiva, e sta crescendo la paura che la Cina stia diventando troppo potente», ha detto Ruslan Izimov, esperto di cose cinesi dell’Institute of World Economics and Politics, centro che collabora con il governo kazako e che ha sede nella capitale Astana.

C’è poi un’altra questione che preoccupa molti kazaki: la feroce repressione compiuta dal governo cinese contro gli uiguri nella provincia orientale cinese dello Xinjiang, che confina con il Kazakistan ed è considerata uno dei posti più sorvegliati al mondo. Gli uiguri sono una minoranza musulmana in Cina ma sono la maggioranza della popolazione nello Xinjiang, e condividono profondi legami culturali, linguistici e religiosi con molti kazaki. «Oggi il governo [kazako] non vuole pubblicizzare i suoi legami con la Cina, che sono un tema delicato», ha detto Izimov.

Nonostante le preoccupazioni kazake, e la decisione di far trapelare la notizia dell’arresto della presunta spia Konstantin Syroyezhkin, Kazakistan e Cina continuano a mantenere rapporti cordiali e di amicizia, e sembra improbabile che le cose possano cambiare in maniera radicale nel breve periodo.

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