Il CEO di Netflix Reed Hastings (Ethan Miller/Getty Images)

Sapevate che Netflix fa anche podcast?

Da un paio d'anni ormai, anche se non sono molto pubblicizzati: e ruotano attorno alle serie e ai film

Il CEO di Netflix Reed Hastings (Ethan Miller/Getty Images)

Che cosa hanno in comune McDonald’s, Goldman Sachs, TinderNike e Netflix? Oltre a essere tutte statunitensi, queste società hanno realizzato e prodotto almeno un podcast, cioè quelle cose che ascoltiamo per informarci su un tema o semplicemente per ascoltare una storia, e che di solito non associamo a nessuno di quei marchi. La lista degli autori e produttori di podcast è sorprendentemente lunga: ci sono ovviamente la maggior parte dei giornali (tra cui il Post) ma anche personalità pubbliche come Barack e Michelle Obama. E Netflix, il servizio di streaming conosciuto da tutti per le cose che si vedono, non per quelle che si ascoltano.

Finora Netflix ha realizzato nove podcast, quasi tutti in inglese e non molto pubblicizzati. Sono podcast che riguardano principalmente Netflix stesso: We Are Netflix, per esempio, racconta il funzionamento della macchina aziendale, con le voci dei dipendenti stessi. What to Watch on Netflix invece è composto da una serie di brevi contenuti audio in cui si danno consigli su cosa guardare e su come orientarsi all’interno dell’algoritmo, quello che gestisce l’ordine con cui ci appaiono le serie tv e i film quando apriamo il sito o l’app. In genere i contenuti come questi vengono ritenuti alla stregua di operazioni di marketing, poiché servono ad avvicinare il pubblico ancora di più: vengono anche detti branded podcast, e sono gli stessi che producono Nike, Goldman Sachs, Microsoft e molti altri. Non è un caso che i podcast di Netflix siano prodotti e curati dalla sezione dell’azienda che si occupa anche del marketing.

Gli altri podcast parlano comunque del brand, anche se in maniera più laterale: è il caso di I Hate Talking About Myself, i cui protagonisti sono «le vostre star preferite di Netflix» che si raccontano in un’intervista con se stessi, pescando a sorte da un contenitore le domande a cui devono rispondere. Oppure c’è I’m Obsessed With This, il classico podcast di chiacchierate su un tema qualsiasi che in questo caso sono gli show di Netflix del momento, quelli che attirano più attenzione: nelle puntate dei mesi scorsi si è parlato, tra le altre cose, del documentario Our Planet, di Sex Education e di Bandersnatch.

Sono un paio d’anni che Netflix ha iniziato a produrre podcast, ma solo di recente se ne sta parlando e la cosa è ancora abbastanza sconosciuta, soprattutto al di fuori del mondo anglofono. I motivi sono vari, ma c’entra soprattutto il fatto che i contenuti audio di Netflix non sono pubblicizzati quanto quelli video, che sono il vero business dell’azienda. Del resto si sta parlando di due mercati molto distanti tra loro sotto il profilo dei numeri: i podcast sono un mercato di dimensioni molto crescenti, ma negli Stati Uniti generano ricavi annui inferiori al mezzo miliardo di dollari; l’industria dei film e delle serie TV a livello globale è valsa quasi 100 miliardi di dollari solo nel 2018.

Inoltre, il pubblico dei film e delle serie TV è molto più trasversale e ampio rispetto a quello dei podcast, che è più ridotto e settoriale: Netflix, con i suoi podcast, si rivolge non solo alle persone molto appassionate dei suoi contenuti ma a quelli tra loro che ascoltano frequentemente i podcast. Probabilmente è per questo che i podcast di Netflix non ci sono sul suo sito, ma solo sulle piattaforme dedicate di Google e Apple oppure su Spotify.

Non si sa bene quale sia la strategia di Netflix sui podcast, a parte consolidare la propria immagine tra gli appassionati fornendo contenuti extra e speciali. L’ultimo podcast uscito è Prism: Tales of Your City, che parla di storie intorno alle comunità LGTBQI di diverse città americane, uscito a margine della nuova miniserie Netflix Tales of The City. L’idea è quindi creare dei podcast che supportino i film e le serie, e che quindi non siano del tutto autonomi, almeno per ora. Secondo Vulture, allo stato attuale non sembra che Netflix voglia diventare protagonista del mercato dei contenuti audio, che è già pieno di concorrenti: solo per citarne due, ci sono Spotify, che di recente ha acquisito una grossa società di produzione di podcast, e Amazon, con la sua compagnia di audiolibri e podcast Audible. Peraltro Amazon è anche concorrente diretta di Netflix con Prime Video.

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