Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio, Pina Picierno, capolista per il sud, Assunta Tartaglione, all'epoca segretaria regionale del PD in Campania, e Maria Elena Boschi, allora ministra per le Riforme, a Napoli per un comizio in vista delle elezioni europee del 2014. (ANSA / CIRO FUSCO)

Come andarono le europee del 2014

Il PD fece notoriamente il miglior risultato della sua storia, anche se alla fine in Europa la maggioranza dei seggi la ottenne il centrodestra

Matteo Renzi, allora presidente del Consiglio, Pina Picierno, capolista per il sud, Assunta Tartaglione, all'epoca segretaria regionale del PD in Campania, e Maria Elena Boschi, allora ministra per le Riforme, a Napoli per un comizio in vista delle elezioni europee del 2014. (ANSA / CIRO FUSCO)

Le ultime elezioni europee si tennero in tutta Europa fra il 22 e il 25 maggio del 2014. In Italia si elessero 73 eurodeputati e il voto si svolse domenica 25 maggio. Con grande sorpresa dei giornali e degli osservatori politici, il Partito Democratico guidato ai tempi dal presidente del Consiglio Matteo Renzi ottenne un risultato eccezionale e mai più ripetuto, con il 40,81 per cento dei voti. Su un totale di 50.662.460 aventi diritto al voto, i votanti furono 28.991.258, cioè il 57,22 per cento.

Fu il miglior risultato della storia del PD, che superò anche il 33 per cento ottenuto da Walter Veltroni nel 2008: nessun partito italiano aveva mai preso da solo una percentuale così alta alle Europee (nel 1979 la DC arrivò al 36,45 per cento). L’eco del risultato fu ampliata dal fatto che nelle settimane precedente il PD era dato dai sondaggi tra il 25 e il 33 per cento.

Il Movimento 5 Stelle, che puntava al “sorpasso” poi riuscito alle elezioni politiche del 2018, deluse le attese degli analisti e ottenne il risultato peggiore della sua storia in un’elezione su base nazionale, fermandosi al 21,16 per cento. Forza Italia arrivò invece al 16,81 per cento. Molto più in basso ci furono la Lega (6,15), il cartello formato da UDC e Nuovo Centrodestra (4,38) e soprattutto il gruppone della sinistra radicale, L’Altra Europa con Tsipras, che riuscì a passare lo sbarramento per poche migliaia di voti (alla fine ottenne il 4,04 per cento).

Il Partito Democratico portò al Parlamento Europeo 31 deputati, il Movimento 5 Stelle 17, Forza Italia 11, UDC e Nuovo Centrodestra, 3, la Lega Nord 5 – tra cui anche l’attuale segretario del partito Matteo Salvini – l’Altra Europa con Tsipras 3 e il Südtiroler Volkspartei 1. Grazie al risultato ottenuto, il Partito Democratico espresse la delegazione nazionale più numerosa al Parlamento Europeo (superando anche la CDU di Angela Merkel) e riuscì a indicare l’Alto rappresentante per gli Affari Esteri dell’UE, nonché vicepresidente della nuova Commissione Europea: Federica Mogherini. I parlamentari italiani più votati furono Simona Bonafè del PD con 288mila preferenze, Raffaele Fitto dell’UDC con 284mila, e Matteo Salvini della Lega Nord con 233mila.

Al Parlamento Europeo, dove i partiti nazionali siedono dentro ai gruppi politici europei, il gruppo che ottenne più deputati fu invece il Partito Popolare Europeo (PPE), di centrodestra. Arrivò a 221 seggi, vicino al 30 per cento dell’intera aula. I socialisti, nonostante il risultato del PD, si fermarono al 25,4 per cento, cioè a 191 seggi. I liberali ne ottennero 67, la sinistra radicale 52, i Verdi 50, e i tre partiti di ispirazione populista in tutto 150 parlamentari. Popolari e Socialisti decisero di nuovo di univrsi in una grande coalizione, la stessa che aveva già controllato i lavori del Parlamento nella legislatura 2009-2014.

I due partiti si spartirono anche le cariche istituzionali più importanti: il presidente del Parlamento Europeo fu espresso dai Socialisti, che nominarono il tedesco Martin Schulz, mentre il Partito Popolare indicò l’attuale presidente della Commissione Europea, Jean-Claude Juncker, che venne eletto secondo il meccanismo dello Spitzenkandidat.

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