Jeff Bezos presenta il modello dimostrativo di Blue Moon (Blue Origin)

Jeff Bezos vuole andare sulla Luna

E per farlo ha presentato Blue Moon, un nuovo veicolo spaziale con cui spera di collaborare con la NASA: ma il progetto è molto ambizioso (e in alto mare)

Jeff Bezos presenta il modello dimostrativo di Blue Moon (Blue Origin)

Jeff Bezos, il CEO di Amazon e la persona più ricca della Terra, vuole andare sulla Luna con la sua società spaziale Blue Origin, con l’idea di sfruttarne le risorse per permettere agli esseri umani di colonizzarla e perfezionare sistemi di viaggio verso altri pianeti del nostro sistema solare. Bezos ha presentato il suo ambizioso progetto nel corso di un evento riservato a Washington (Stati Uniti), dove ha anche raccontato la sua visione da fantascienza sul futuro dell’umanità: vivere e lavorare in enormi stazioni spaziali orbitali, che permettano di preservare meglio la Terra e di metterla al riparo dalle nostre attività, che si sono rivelate determinanti nel causare il riscaldamento globale.

Blue Origin
La società spaziale di Bezos, Blue Origin, esiste dal 2000, ma solo negli ultimi anni ha portato a qualche risultato concreto con la produzione e i primi test di New Shepard, un razzo riutilizzabile che consente di raggiungere il limite oltre il quale convenzionalmente inizia lo Spazio (circa 100 km di quota), con un volo parabolico (si va su e si torna indietro compiendo una parabola, senza fare un giro intorno al pianeta, cioè un’orbita). Lo scopo principale di Blue Origin è aprire il mercato del turismo spaziale, per far sperimentare l’assenza di peso per qualche minuto ai suoi clienti.

Negli anni i piani di Blue Origin sono diventati più ambiziosi e ora comprendono la costruzione di razzi molto più grandi e potenti, rispetto a New Shepard, con i quali trasportare pesi più ingombranti (come satelliti) in orbita e in futuro sulla Luna. L’evento di giovedì 9 maggio ha permesso di avere qualche dettaglio in più su questa nuova fase, anche se Blue Origin è ancora piuttosto indietro nella sua realizzazione, soprattutto se si confrontano i risultati che finora ha raggiunto con quelli di SpaceX, la compagnia spaziale di Elon Musk che da anni porta satelliti in orbita, con i suoi grandi razzi riutilizzabili Falcon 9.

Blue Moon
Parlando dal palco del Walter E. Washington Convention Center, Jeff Bezos ha presentato un modello dimostrativo di Blue Moon, il veicolo spaziale (lander) che Blue Origin utilizzerà per atterrare sulla Luna. Esteticamente ricorda un poco il modulo lunare (LEM) delle missioni Apollo, che trasportò i primi astronauti sulla Luna 50 anni fa.

Bezos ha detto che Blue Moon potrà viaggiare autonomamente nello Spazio e atterrare sulla Luna, trasportando fino a 6,5 tonnellate di materiale. Con un solo viaggio, potrebbe trasportare per esempio moduli e altro materiale per la costruzione di una prima base lunare. Il lander è stato inoltre progettato per montare eventualmente un modulo di risalita, che potrebbe essere utilizzato per il trasporto degli astronauti e per dar loro la possibilità di decollare dalla Luna, al termine dei loro periodi di permanenza sul nostro satellite naturale.

Blue Moon utilizza un nuovo motore che si chiama BE-7, sviluppato negli ultimi anni da Blue Origin e con la potenza necessaria per trasportare i carichi sulla Luna. Bezos durante la sua presentazione non ha fornito molti altri dettagli, dicendo che la sua azienda ha lavorato per circa tre anni allo sviluppo di Blue Moon e che i primi test sul nuovo veicolo spaziale saranno effettuati a partire dal 2021. Non sono state invece fornite notizie chiare su quando potrebbero essere effettuati i primi voli sperimentali, né i primi viaggi verso la Luna.

Blue Moon sulla Luna, in un’elaborazione grafica (Blue Origin)

Perché la Luna
Da quando è presidente degli Stati Uniti, Donald Trump sta facendo forti pressioni sulla NASA per tornare il prima possibile sulla Luna. Secondo i più critici, Trump non è tanto interessato agli aspetti scientifici dell’iniziativa, quanto ai risultati in termini d’immagine che potrebbe ottenere, per se stesso ancor prima che per la sua amministrazione. La delega sulle esplorazioni spaziali è stata affidata al vicepresidente Mike Pence, che di recente ha chiesto alla NASA di tornare sulla Luna con astronauti entro il 2024. La scadenza è molto vicina ed estremamente ambiziosa, soprattutto perché la precedente amministrazione di Barack Obama aveva ridotto le aspettative su un ritorno sulla Luna, pensando fosse opportuno concentrarsi sull’esplorazione di Marte.

Alcune divisioni della NASA lavorano comunque da tempo a un ritorno sulla Luna, ma l’agenzia spaziale non ha ancora fornito un piano definitivo, convincente e sostenibile economicamente, per tornarvi entro i prossimi 5 anni. I più ottimisti pensano che la spinta voluta da Trump possa essere comunque una buona opportunità, per garantire fondi più consistenti alla NASA e sperimentare comunque nuove tecnologie che potranno poi essere impiegate per l’esplorazione con esseri umani di Marte. L’idea è di perfezionare tecniche e veicoli spaziali in un ambiente relativamente vicino alla Terra, come la Luna, prima di cimentarsi con le grandi distanze che ci separano da Marte (tra i 55 e i 400 milioni di chilometri, a seconda dei periodi).

Bezos pensa che Blue Origin potrebbe dare una mano alla NASA, fornendo tecnologie e veicoli spaziali come Blue Moon, in parte già progettati e prossimi ai primi test. Non è un caso quindi che durante la sua presentazione Bezos abbia parlato di date per lo sviluppo dei suoi sistemi sostanzialmente identiche alle scadenze annunciate da Pence, e che comporteranno per la NASA la ricerca di partner tra le aziende private spaziali. Bezos ha detto di poter “aiutare a rispettare le scadenze”, proprio perché la sua azienda ha già iniziato a lavorare a Blue Moon tre anni fa.

Acqua lunare
Alla fine di aprile, Blue Origin aveva annunciato l’evento di giovedì con un tweet piuttosto criptico: un’immagine della nave Endurance, utilizzata nei primi del Novecento dall’esploratore antartico Ernest Shackleton.

E proprio uno dei crateri più famosi nel polo sud della Luna si chiama Shackleton. Ha un diametro di circa 21 chilometri, raggiunge una profondità massima di 4,2 chilometri e il suo interno è costantemente immerso nell’oscurità, a differenza del bordo che rimane esposto per buona parte del tempo al Sole (il polo sud lunare è quasi sempre illuminato). Da tempo si ipotizza che al suo interno ci sia una grande riserva di ghiaccio, che potrebbe essere sfruttato dai primi coloni sulla Luna.

Ieri Bezos non ha fornito molti dettagli sul cratere Shackleton, ma sappiamo che Blue Origin è molto interessata alla zona da almeno un paio di anni. Oltre a poter produrre acqua potabile, i coloni potrebbero sfruttare la riserva di ghiaccio per produrre idrogeno e ossigeno (i due elementi che formano le molecole d’acqua), da sfruttare per i motori dei loro razzi. Il motore presentato ieri da Bezos, il BE-7, funziona proprio utilizzando idrogeno liquido.

I pezzi che mancano
Blue Origin ha perfezionato i lanci con il suo razzo New Shepard ed è quasi pronta per i primi turisti spaziali, ma è invece ancora distante dallo sperimentare razzi più potenti per trasportare in orbita e verso la Luna carichi più pesanti, come Blue Moon. Da almeno tre anni, l’azienda lavora a New Glenn, un razzo più grande e potente di New Shepard, alto 80-90 metri e con un diametro di 7 metri. Nonostante sia ancora in fase di sviluppo, New Glenn ha già permesso a Blue Origin di ottenere diverse commissioni per il trasporto di satelliti in orbita; alcuni imprevisti potrebbero però ritardare i primi test del nuovo razzo.

(Blue Origin)

A oggi non è quindi chiaro come Blue Origin intenda fare arrivare sulla Luna il suo lander Blue Moon, che a sua volta deve essere ancora sviluppato e sperimentato. Per i più scettici è improbabile che Bezos riesca a mantenere le scadenze promesse durante la sua presentazione, nella quale non è stato mostrato nulla di definitivo.

La risposta di Elon Musk
Elon Musk, il CEO di SpaceX, la più promettente azienda spaziale privata statunitense, non ha mai nascosto di vivere con un certo trasporto la competizione con Bezos, anche se finora non c’è stata molta gara considerato il vantaggio di SpaceX sulla concorrenza. Musk ha più volte criticato Bezos per avere fatto negli anni soprattutto annunci, senza che fossero raggiunti molti risultati concreti.

Musk ha pubblicato un tweet invitando Bezos a smettere di “stuzzicarci” con i suoi annunci che non si concretizzano, allegando uno screenshot di un articolo del New York Times sull’annuncio di giovedì. Musk ha inoltre modificato l’immagine di Blue Moon cancellando la parola “Moon” e sostituendola con “Balls” (“Palle”), lasciando a diverse interpretazioni. Per alcuni, Musk ha voluto alludere al fatto che Bezos racconti bugie, per altri il riferimento sarebbe al modo di dire “blue balls”, utilizzato informalmente per indicare una congestione dei fluidi nei testicoli, che si verifica quando non si eiacula per molto tempo. Nei mesi scorsi si era molto parlato di una foto del proprio pene che Bezos aveva girato alla sua fidanzata, e che era stata usata dal National Enquirer per ricattarlo.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.