Come si trasporta un enorme e preziosissimo quadro?

"La Jeunesse de Bacchus" di William-Adolphe Bouguereau è stata spostata da Parigi a New York per essere venduta all'asta, con molte precauzioni

Nel 1884 il pittore francese William-Adolphe Bouguereau (1825-1905), esponente dell’arte accademica, creò “La Jeunesse de Bacchus” (Giovinezza di Bacco). È la più grande tela che abbia mai dipinto, misura 331 centimetri per 610 e rappresenta una scena mitologica dove una serie di figure nude e semisvestite, maschili e femminili, danzano davanti a Bacco. Fino a qualche mese fa l’opera occupava a Parigi un’intera parete dello studio dell’artista, in rue Notre-Dame-des-Champs, dove era rimasta dalla morte del pittore, per più di cento anni. L’atelier è stato poi trasformato in casa dai suoi eredi e il 14 maggio questo monumentale dipinto sarà venduto all’asta da Sotheby’s a New York. È stato stimato dai 25 ai 35 milioni di dollari, ma se venderlo potrebbe non essere un problema, portarlo a New York in parte lo è stato.

Bouguereau lavorò a “La Jeunesse de Bacchus” per quasi tre anni, e lo fece senza l’aiuto dei suoi assistenti. Il pittore valutò il lavoro 100 mila franchi (una somma astronomica per il tempo), ma ricevette un’offerta di 70 mila e la respinse decidendo di voler tenere il quadro per sé. Finora l’opera – che, cosa insolita per un dipinto della sua epoca, ha ancora il telaio originale e pesa in totale circa 600 chili – è stata spostata solo tre volte dall’atelier dell’artista, per essere inserita in alcune mostre: l’ultimo trasporto, verso New York, ha richiesto la presenza di circa 20 persone, di una gru per far uscire la tela dalla finestra dello studio (che si trova al terzo piano) e di un camion.

I conservatori coinvolti nel viaggio de “La Jeunesse de Bacchus” da Parigi a New York hanno detto che era il secondo più grande dipinto su cui avessero mai lavorato, dopo una tela di Jean-Michel Basquiat. Il lavoro di “imballaggio” è iniziato a gennaio. Ci sono voluti due giorni e mezzo per un conservatore e un addetto alle spedizioni con sede a Parigi per “impacchettarlo”: il tutto è iniziato con la costruzione di impalcature per togliere il dipinto dal muro. Tutta la struttura è stata poi appoggiata a terra (su protezioni) con la tela rivolta verso il basso. A quel punto è iniziato lo smontaggio del telaio e della cornice che, insieme alla tela, sono state riposte in tre casse di legno del peso complessivo di quasi due tonnellate. La tela è stata avvolta, con cinque giri, su un grande cilindro e protetta da un sottile rivestimento di plastica. Le tre casse sono state sollevate da una gru e attraverso la finestra dello studio caricate su un camion.

Al suo arrivo a New York la tela è stata srotolata lentamente in modo che l’immagine fosse rivolta verso il basso, sul pavimento, con la plastica bianca che creava uno strato protettivo tra il dipinto e il tappeto. Il processo era abbastanza delicato, ma la tela si era mantenuta in buone condizioni senza rilievi o aree distorte. È stata lasciata riposare per un po’ e dopo due giorni è stata rimontata sul telaio. Una delle preoccupazioni maggiori era lo stato dei bordi della tela che vanno oltre l’immagine e che vengono piegati e fissati al telaio, così come la polvere che avrebbe potuto accumularsi tra la tela e il telaio trattenendo l’umidità. Ma il dipinto e la sua struttura erano in ottime condizioni. Non è chiaro quanto sia costata l’intera operazione.

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