(Ben Pruchnie/Getty Images)

Le altre vittime di Brexit

Sono le tante persone britanniche che lavorano come dipendenti e funzionari britannici nelle istituzioni europee, che potrebbero perdere il loro lavoro

(Ben Pruchnie/Getty Images)

Parlando con Politico, una fonte anonima ha raccontato che i cittadini britannici che lavorano al Parlamento Europeo di Bruxelles stanno vivendo queste settimane come «gli ultimi giorni di Roma». Molti di loro escono a bere dopo il lavoro più spesso del solito, mentre alcuni si stanno sottoponendo a esami e controlli medici coperti dal proprio contratto. Quando il Regno Unito uscirà dall’Unione Europea, infatti, molti di loro potrebbero ritrovarsi senza lavoro: uno dei principali requisiti per lavorare come dipendenti o funzionari nelle istituzioni europee è avere la cittadinanza di un paese comunitario.

Le preoccupazioni della comunità britannica che lavora nelle istituzioni europee sono note da tempo, ma nelle ultime settimane stanno diventando sempre più visibili, mano a mano che l’ipotesi di un’uscita del Regno Unito senza alcun accordo il 12 aprile sta diventando sempre più concreta.

I timori riguardano centinaia di dipendenti e le loro famiglie. Alla Commissione Europea lavorano circa mille cittadini britannici su 32mila fra dipendenti e funzionari; al Parlamento Europeo sono 407 – senza contare i 73 parlamentari britannici e i loro assistenti – mentre alla Corte di Giustizia europea ce ne sono 64, compresi due giudici e un procuratore generale. In tutto, parliamo di alcune migliaia di persone.

Molte di loro si erano probabilmente rassicurate quando lo scorso anno il commissario al Budget e al personale Günther Oettinger scrisse una mail interna per spiegare che i funzionari britannici avrebbero mantenuto il loro lavoro a meno che avessero un conflitto di interessi di qualche tipo. Oettinger però si riferiva soltanto ai dipendenti che hanno un contratto a tempo indeterminato. Il Parlamento Europeo, per esempio, ha già chiarito che per i dipendenti e funzionari britannici a tempo determinato sarà fatta una valutazione «caso per caso», come ha riferito a Bloomberg il suo ufficio stampa.

La soluzione più semplice per mantenere il proprio lavoro è ottenere la cittadinanza di un paese che resterà nell’Unione Europea, e infatti ci hanno già pensato in molti. In Lussemburgo, dove da qualche anno ha aperto la terza sede del Parlamento Europeo e dove siede la Corte di Giustizia europea, il numero dei cittadini britannici che ha fatto richiesta per ottenere la doppia cittadinanza lussemburghese è passato da circa un centinaio nel 2015 a 435 nel 2018.

A Bruxelles, in Belgio, dove si trovano sia la sede principale della Commissione Europea sia quella più frequentata del Parlamento Europeo, le cose sono un po’ più complicate. La legge locale sulla cittadinanza permette di richiederla dopo un periodo di residenza di cinque anni. Il problema è che molti funzionari britannici godono di uno status da semi-diplomatici, e quindi diverso da quello del residente (pagano meno tasse, per dirne una). Gli uffici amministrativi belgi hanno già chiarito che gli anni passati in Belgio da semi-diplomatico non vanno conteggiati fra i cinque necessari per richiedere la cittadinanza: un grosso problema anche per i funzionari più alti, che vivono in Belgio da ben più di cinque anni.

Un anno fa il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker invitò il governo belga a mostrarsi «generoso» con i funzionari e dipendenti britannici che lavorano nelle istituzioni europee, e a facilitare le procedure per ottenere la cittadinanza. «Se la meritano», disse Juncker. Il primo ministro belga Charles Michel rispose di essere felice che la cittadinanza belga avesse questa attrattiva, ma che le leggi belghe in merito erano «contraddittorie», senza sbilanciarsi più di tanto.

Una delle conseguenze di questi timori è che i posti di Bruxelles più frequentati dai britannici sono diventati una specie di confessionale per ansie e frustrazioni. «Tutti ci chiedono di Brexit», ha raccontato a Politico una libraia che lavora a Waterstones, la più grossa libreria che vende testi in inglese della città: «vogliono parlarne e sapere quali sono le ultime novità: cosa che è davvero difficile da fare, visto che non le conosciamo».

Julia Craig-McQuaide, che gestisce una macelleria di ispirazione britannica nel quartiere delle istituzioni europee, ha raccontato che «ogni giorno arrivano un paio di clienti che parlano di Brexit e citano i loro problemi con la burocrazia belga». Craig-McQuaide ne sa qualcosa, a sua volta: è figlia di due diplomatici britannici e per gran parte della sua vita ha avuto un permesso diplomatico, cosa che le sta creando problemi a ottenere la cittadinanza belga.

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